19 Gennaio 2023
12:36

Cos’è la “neve tonda” che ha imbiancato le città della Toscana

Diversa dalla grandine e dalla neve, è nota anche con il nome di graupel ed è un tipo di precipitazione che si forma in determinate condizioni meteo.
A cura di Valeria Aiello
Il graupel, chiamato anche neve tonda o pellet di neve, è costituito da un cristallo di neve centrale ricoperto da goccioline d’acqua ghiacciate / Credit: World Meteorological Organization
Il graupel, chiamato anche neve tonda o pellet di neve, è costituito da un cristallo di neve centrale ricoperto da goccioline d’acqua ghiacciate / Credit: World Meteorological Organization

Grandine, neve, mare mosso ma anche graupel, un tipo di precipitazione chiamato anche “neve tonda” o gragnola, che nelle ultime ore ha imbiancato alcune città della Toscana, come Firenze e Pisa: con il maltempo che continua a imperversare in gran parte della Regione, facendo rimanere attiva anche per oggi l’allerta meteo gialla, sono in tanti a chiedersi cosa sia davvero questa “neve tonda” e, soprattutto, quali siano le condizioni che hanno determinato la sua formazione. Come suggerisce il nome stesso, il graupel (dal tedesco graupeln/reifgraupeln, che in italiano significa nevischio/nevischio gelato), non è né neve e né grandine, ma una precipitazione atmosferica distinta per quanto riguarda formazione e aspetto, ben nota ai meteorologi che in precedenza la descrivevano come “grandine leggera”. Tuttavia, il graupel è facilmente distinguibile dalla grandine, per forma e forza delle palline, e in alcuni casi, per le circostanze in cui cade.

Cos’è il graupel (o “neve tonda”) e come si forma questo tipo di precipitazione

L’Atlante internazionale delle nuvole (International Could Atlas) dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale delle Nazioni Unite definisce il graupel come “pellet di neve”, dunque palline di neve, precisando che si tratta di un tipo di precipitazione di breve durata, costituita da “particelle di ghiaccio croccanti, bianche, opache, di forma arrotondata o conica, e di circa 2-5 millimetri di diametro”. In determinate condizioni atmosferiche, specificano i meteorologi, i cristalli di neve in formazione e in discesa, possono incontrare e passare attraverso nubi di goccioline d’acqua molto fredde.

Entrando in contatto con il cristallo di neve, queste goccioline, che hanno un diametro di circa 10 micron e possono trovarsi allo stato liquido, si congelano sulla superficie del cristallo, innescando un processo di crescita che fa in modo che la forma originaria del cristallo stesso non sia più identificabile e diventi simile a una pallina. Questo cristallo risultante viene chiamato appunto graupel.

Rispetto alla grandine, che si forma in strati duri e relativamente uniformi, cadendo di solito solo durante i temporali, il graupel è formato da cristalli fragili, oblunghi e morbidi e cade al posto dei tipici fiocchi di neve generalmente durante le situazioni di precipitazioni miste invernali, spesso accompagnato da chicchi di grandine.

In successione, placche, dendriti, colonne e aghi ricoperti di goccioline ghiacciate al al microscopio elettronico a scansione a bassa temperatura (LT–SEM) / Credit: USDA
In successione, placche, dendriti, colonne e aghi ricoperti di goccioline ghiacciate al al microscopio elettronico a scansione a bassa temperatura (LT–SEM) / Credit: USDA

La struttura microscopica del graupel, documentata dall’Unità di microscopia elettronica dell’Agricultural Research Center di Beltsville, nel Maryland, il principale centro di ricerca del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), mostra chiaramente la presenza di goccioline di acqua ghiacciata che misurano fino a 50 micron sulla superficie dei cristalli.

Una particella di graupel osservato al microscopio elettronico a scansione a bassa temperatura (LT–SEM) / Credit: USDA
Una particella di graupel osservato al microscopio elettronico a scansione a bassa temperatura (LT–SEM) / Credit: USDA

Questa formazione simile alla brina è stata osservata su tutte e quattro le forme base di cristalli di neve, comprese placche (fig. 1), dendriti (fig. 2), colonne (fig. 3) e aghi (fig. 4). “Man mano che il processo di formazione della brina continua – hanno precisato gli studiosi – , la massa di goccioline congelate e accumulate oscura l’identità del cristallo di neve originale, dando così origine a una particella di graupel” come mostrato in figura 5.

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