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Cos’è il digiuno dalla dopamina, la nuova moda social che può diventare pericolosa

Si tratta di una teoria formulata da uno psichiatra negli Stati Uniti, ma poi degenerata in una serie di interpretazioni erronee. Lo psichiatra Francesco Cuniberti spiega perché il bisogno di disintossicarsi sia impossibili e quali sono le cause che spingono le persone a seguire queste mode estreme.
Intervista a Dott. Francesco Cuniberti
Psichiatra
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Basta aprire Instagram o TikTok e seguire qualche profilo di mental coaching per essere risucchiati nel vortice degli "esperti di vita sana" e dei loro consigli per tornare a "stare bene con sé stessi". C'è chi ha le competenze professionali per farlo e chi no, in ogni caso una delle parole che accomuna molti dei loro contenuti è "detox". Il "digiuno" è infatti una delle "mode" più seguite e incentivate degli ultimi anni: c'è il detox dai carboidrati, il detox dallo smartphone e perfino il "dopamine detox", ovvero il detox da dopamina. Non si tratta di una sostanza chimica creata in laboratorio, ma di un fondamentale neurotrasmettitore coinvolto in una serie di meccanismi essenziali per il nostro benessere, come il controllo dell'umore, delle capacità cognitive, la regolazione del sonno e della sensazione di piacere.

In realtà, si tratta di un filone partito dagli Stati Uniti qualche anno fa e diventato un fenomeno di massa, con tanto di libri e manuali dedicati all'argomento. In effetti, il "dopamine detox" o "digiuno dopaminergico" è una teoria nata con presupposti scientifici: a teorizzarla è stato per primo lo psichiatra Cameron Sepah come tecnica basata sulla terapia cognitivo-comportamentale. Ma nel giro di qualche tempo si è trasformato in un enorme fraintendimento e nell'ennesimo "business" a danno delle debolezze e del malessere delle persone. A Fanpage.it lo psichiatra Francesco Cuniberti ha spiegato perché disintossicarsi dalla dopamina è impossibile, oltre che rischioso.

Cosa significa "disintossicazione dalla dopamina"?

Anche se la teoria del digiuno dopaminergico è nata da un assunto scientifico, ovvero la terapia cognitivo-comportamentale, è stata poi travisata e utilizzata per alimentare delle teorie che di scientifico hanno ben poco. Nella sua versione originaria, questo metodo voleva fornire alle persone che soffrono di problemi di dipendenza un aiuto per “disintossicarsi”, tornare ad avere il controllo sulla propria vita e avere di nuovo uno stile di vita sano.

Cosa prevedono le interpretazioni successive?

Le tante teorie che sono nate dopo sono il risultato di un fraintendimento del significato stesso di "digiuno da dopamina", interpretato erroneamente nel senso di "disintossicazione dalla dopamina". Queste ad esempio sostengono che ci si possa disintossicare dalla dopamina astenendosi per un certo periodo di tempo da quegli aspetti della vita che vengono associati al piacere, come il cibo o il sesso. Alcune sono arrivate perfino a predicare stili di vita che potremmo definire “ascetici”, estremizzati e completamente distanti dalla teoria di Sepah.

Come funzionano?

Una di queste interpretazioni, partita dagli ambienti della Silicon Valley, consiglia di eliminare in modo drastico quasi tutti gli stimoli per 24 ore, in una sorta di "completa deprivazione sensoriale". Questo include l'astensione da attività come l'esercizio fisico, il cibo, la musica e la lettura, con le uniche attività "permesse" che comprendono camminare, meditare, scrivere e bere acqua.

Ma è possibile disintossicarsi dalla dopamina?

Affermare che ci si possa disintossicare dalla dopamina è un controsenso in partenza: la dopamina è infatti un neurotrasmettitore che fa naturalmente parte del corpo umano e in quanto tale svolge funzioni essenziali, ad esempio nella regolazione dell’umore, del piacere e dei meccanismi di dipendenza.

Parliamo davvero di molecola del piacere?

Queste sue funzioni regolatrice nei meccanismi del piacere l’ha trasformata nelll’immaginario comune nella “molecola del piacere”: definirla in questo modo non è del tutto corretto, anzi è il prodotto di una visione estremamente semplificata. È da questa associazione dopamina-piacere che sono nate tutte queste teorie. Ma come può essere possibile disintossicarci da una sostanza che è parte stessa del corpo umano?

Gli eccessi a cui ha portato la teoria di Sepah sono stati così grossolani che hanno spinto lo stesso dottor Sepah a fare una marcia indietro. In un’intervista al New York Times ha spiegato che la sua teoria era stata travisata e aveva dato esito a interpretazioni erronee.

A quali bisogni doveva rispondere la teoria del digiuno dopaminergico? 

L’idea originaria partiva dalla constatazione di come, soprattutto da qualche anno a questa parte, siamo costantemente bombardati da migliaia di stimoli. Questa sovraesposizione può produrre infatti il bisogno di cercare sempre qualcosa di più di quello che abbiamo, un tentativo costante di evadere dalla noia. Secondo lo psichiatra californiano questo può produrre meccanismi compulsivi in diverse aree connesse al piacere, come il sesso, il cibo, lo shopping o internet e il gioco d'azzardo.

L'obiettivo principale del "digiuno dalla dopamina" non era quindi quello di ridurre la dopamina o evitare qualsiasi stimolazione, ma piuttosto limitare i comportamenti eccessivi o le forme di dipendenza. Per riuscirci, la teoria originaria del "digiuno dopaminergico" non prevedeva l'astensione del piacere, ma il contrasto a questi comportamenti dannosi per l'equilibrio e la vita di chi le mette in atto.

Quali sono questi meccanismi nocivi? 

Ad esempio, rientrano tra questi comportamenti compulsivi, la dipendenza dalla pornografia sempre più diffusa dai giovani, il bisogno di essere sempre connessi, lo shopping compulsivo, e perfino l’uso di droghe.

Gli effetti di questi problemi si vedono soprattutto negli adolescenti, nel loro bisogno di diventare l’eccezione, di diventare famosi. Alla base di questa ricerca ossessiva dell'eccesso ci possono essere diversi fattori, alcuni tipici della nostra epoca e legati anche all'uso illimitato dei social. Il senso di solitudine, la sensazione di non piacersi abbastanza, la monotonia quotidiana, l’apatia: sono questi sintomi e le loro cause il vero problema.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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