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TikTok Lite ti paga per guardare i video, lo psicologo: “È come una droga, crea dipendenza”

TikTok ha lanciato in Francia e Spagna Lite, una versione semplificata dell’app che consuma meno dati e paga gli utenti per rimanere sulla piattaforma. La permanenza forzata rischia di alimentare l’effetto “tana del coniglio” e danneggiare la salute mentale degli utenti.
Intervista a Giuseppe Lavenia
Psicologo e presidente dell'Associazione Nazionale Di.Te (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo)
A cura di Elisabetta Rosso
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La dipendenza è simile a quella attivata da sostanze come il cioccolato, la nicotina, persino droghe più pesanti. Ogni giorno scrolliamo feed, mettiamo mi piace, e posticipiamo di qualche minuto il nostro tempo sui social. Ma se fossimo pagati per farlo? TikTok ha lanciato in Spagna e Francia Lite, la sua versione semplificata, che permette di guadagnare guardando semplicemente dei video. Il meccanismo per accumulare punti è piuttosto semplice. L'utente deve rimanere sull'app, mettere mi piace, interagire con altri profili. Il massimo che si può accumulare sono 3.600 monete al giorno, circa 0,36 euro. I token possono essere convertiti in carte regalo tramite PayPal, buoni Amazon o valuta da spendere durante i live su TikTok.

Il guadagno in realtà è irrisorio, eppure il meccanismo rischia di alimentare la dipendenza. "I social offrono già un flusso continuo di contenuti visivamente accattivanti e altamente personalizzati che sono difficili da ignorare", spiega Giuseppe Lavenia psicologo e presidente dell'Associazione Nazionale Di.Te (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo). "Il meccanismo più guardi più guadagni introdotto da TikTok Lite può essere particolarmente problematico sotto il profilo della salute mentale, l'approccio non solo prolunga artificialmente il tempo di permanenza sull'app, ma può anche indurre comportamenti compulsivi".

Quali sono i meccanismi che creano dipendenza sui social?

La dipendenza dai social media si fonda su un intricato sistema di algoritmi che lavorano incessantemente per ottimizzare e personalizzare l'esperienza dell'utente. Questi algoritmi analizzano una vasta gamma di dati comportamentali per determinare quali contenuti presentare, massimizzando così il tempo trascorso sulla piattaforma. Ogni interazione dell'utente con il contenuto — dai like ai commenti, dalle condivisioni alle visualizzazioni — viene raccolta e utilizzata per affinare ulteriormente i contenuti suggeriti, creando un circolo virtuoso che può facilmente trasformarsi in un vortice di dipendenza.

Che effetti può dare?

A livello neurochimico sono significativi: l'interazione con i social media stimola il rilascio di dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere e alla gratificazione, che rinforza i comportamenti di utilizzo e crea un ciclo di feedback positivo. Questo ciclo è noto come il "loop della dopamina", e può portare a una vera e propria dipendenza comportamentale, simile a quella osservata nelle dipendenze da sostanze.

TikTok è diversa dalle altre piattaforme? 

TikTok ha guadagnato una reputazione particolare per la sua capacità di coinvolgere gli utenti in modo più profondo e prolungato rispetto alle altre piattaforme. Questo è principalmente dovuto ai suoi algoritmi di intelligenza artificiale che sono particolarmente efficaci nell'apprendere rapidamente le preferenze degli utenti.

E questo algoritmo in che modo influenza gli utenti?

Questi sistemi di apprendimento automatico consentono a TikTok di offrire un flusso continuo di contenuti visivamente accattivanti e altamente personalizzati che sono difficili da ignorare. Inoltre, TikTok utilizza tecniche come il loop infinito e la riproduzione automatica dei video, che riducono la barriera per l'utente a rimanere impegnato e continuare a guardare. La combinazione di queste strategie fa sì che TikTok possa essere particolarmente coinvolgente e, di conseguenza, potenzialmente più pericoloso rispetto ad altre piattaforme social.

Ci sono anche dei processi chimici he alimentano la dipendenza da social?

Certo, la dipendenza dai social media, oltre a basarsi su meccanismi psicologici di gratificazione immediata e rinforzo positivo, coinvolge anche specifici processi chimici nel cervello. L'elemento chiave è la dopamina, il neurotrasmettitore del piacere, che viene rilasciato in risposta a esperienze gratificanti.

Mi fa qualche esempio?

Quando un utente riceve un like o un commento, per esempio, il cervello rilascia dopamina, creando una sensazione di euforia e soddisfazione. Questo meccanismo è simile a quello attivato da sostanze come il cioccolato, la nicotina, o persino droghe più pesanti. Il problema con i social media è che possono generare un ciclo continuo di stimolazione-risposta che mantiene l'utente in uno stato di attesa costante di nuovi stimoli, creando così le basi per una dipendenza.

Come si manifesta?

Per esempio con la verifica compulsiva delle notifiche o la sensazione di ansia se non si accede alla piattaforma per un certo periodo.

In Europa è arrivato Lite, una versione semplificata di TikTok che paga gli utenti per guardare video. Quali sono i rischi di questo meccanismo della ricompensa?

Il meccanismo "più guardi più guadagni" introdotto da TikTok Lite può essere particolarmente problematico sotto il profilo della salute mentale. Questo sistema incentiva gli utenti a trascorrere sempre più tempo sulla piattaforma, promettendo ricompense virtuali o benefici tangibili come crediti o sconti. Questo approccio non solo prolunga artificialmente il tempo di permanenza sull'app, ma può anche indurre comportamenti compulsivi, poiché gli utenti possono sentirsi spinti a consumare contenuti in maniera eccessiva per ottenere queste ricompense.

E diventa un rischio per la salute mentale. 

È così. La prolungata esposizione ai media digitali è stata collegata a una varietà di problemi di salute mentale, tra cui l'ansia, la depressione e la riduzione delle capacità di attenzione e concentrazione. Inoltre, questo tipo di incentivi può alterare la percezione del valore del tempo e dell'attenzione, portando gli utenti a sottovalutare l'importanza di attività offline che possono essere più benefiche per il loro benessere psicofisico.

L’Ue ha aperto un’indagine di conformità, secondo la Commissione può generare l’effetto ‘tana del coniglio', sono paure fondate?

L'indagine dell'Unione Europea riflette preoccupazioni legittime riguardo l'effetto "tana del coniglio" che piattaforme come TikTok possono generare.

Facciamo solo un passo indietro, spieghiamo cos'è la tana del coniglio?

Il termine descrive un fenomeno per cui gli utenti vengono indotti a seguire una catena di contenuti sempre più estremi, spesso senza rendersene conto. Gli algoritmi di TikTok e di altre piattaforme social sono progettati per massimizzare l'engagement, e possono quindi incentivare la visualizzazione di contenuti che provocano reazioni emotive forti, inclusi quelli divisivi o polarizzanti. Questo può limitare la diversità delle informazioni a cui gli utenti sono esposti e rafforzare pregiudizi, creando camere di risonanza che amplificano idee estreme. Questi ambienti possono non solo distorcere la percezione della realtà da parte degli utenti, ma anche rafforzare comportamenti e ideologie problematiche.

Tornado alla domanda di prima: bisognerebbe bandire TikTok Lite?

Il bando di un'app come TikTok Lite non è necessariamente la soluzione più efficace o appropriata per affrontare le problematiche legate alla dipendenza e all'impatto sui comportamenti sociali. Piuttosto, sarebbe più produttivo adottare un approccio regolamentare che miri a limitare le pratiche più dannose senza eliminare i benefici che le piattaforme possono offrire.

Per esempio?

Potrebbero essere introdotte regole più stringenti sulla trasparenza degli algoritmi, limiti sull'uso delle tecniche di engagement compulsivo e misure di protezione per i minori. Inoltre, promuovere la letteratura digitale e la consapevolezza sui meccanismi dei social media tra tutti gli utenti potrebbe aiutare a mitigare gli aspetti più negativi di queste piattaforme.

Ci sono altre app o piattaforme che in modo diverso innescano una forma di dipendenza?

Beh Facebook, Instagram, YouTube e Snapchat utilizzano strategie simili per aumentare l'engagement degli utenti. Come gli algoritmi di personalizzazione dei contenuti, notifiche immediate per stimolare il ritorno dell'utente sull'app, e la creazione di funzionalità che incoraggiano l'interazione costante, come le storie di Instagram che scompaiono dopo 24 ore. Anche queste piattaforme hanno introdotto funzionalità di monitoraggio del tempo per aiutare gli utenti a gestire il proprio utilizzo, ma la dipendenza rimane un problema significativo a causa della natura stessa del loro modello di business, che si basa sull'attenzione degli utenti.

A proposito di utenti, si parla soprattutto di adolescenti, ma gli adulti? Che effetto possono avere su di loro?

Gli adulti non sono immuni agli effetti negativi della dipendenza dai social media, anche se gli adolescenti possono essere particolarmente vulnerabili a causa del loro sviluppo emotivo e sociale. Gli adulti possono subire conseguenze significative, come l'erosione delle relazioni personali, la diminuzione della produttività lavorativa, e problemi di salute mentale come ansia e depressione. Possono anche sperimentare una maggiore difficoltà nel disconnettersi a causa delle responsabilità professionali e personali che spesso si intrecciano con l'uso dei social media, rendendo ancora più difficile trovare un equilibrio salutare tra la vita online e offline.

Come ci si può tutelare dalla dipendenza da social?

Proteggersi dalla dipendenza dai social media richiede un approccio proattivo. Stabilire e mantenere limiti chiari sull'uso dei social media è essenziale, come limitare il tempo quotidiano dedicato a queste piattaforme e utilizzare strumenti integrati di monitoraggio del tempo.

Mi fa qualche esempio?

Promuovere attività offline e hobby che non coinvolgono schermi può anche aiutare a ridurre la dipendenza e migliorare il benessere generale. Inoltre, è utile sviluppare una maggiore consapevolezza delle tattiche utilizzate dai social media per aumentare l'engagement, in modo da poter riconoscere e resistere a queste strategie. Infine, la consulenza psicologica o la terapia possono essere opzioni valide per chi ritiene che il proprio uso dei social media sia diventato problematico e influisca negativamente sulla propria vita.

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