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Chi usa l’IA per i consigli di salute crede più facilmente alle fake news sui vaccini: il sondaggio dalla KFF

Un recente sondaggio della Kaiser Family Foundation (KFF) ha stabilito una correlazione tra l’uso frequente dei chatbot IA per consulti medici e la tendenza a credere alle fake news sui vaccini.
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Da quando l'IA è entrata nella nostra quotidianità, sempre più persone si rivolgono ai chatbot basati sull'intelligenza artificiale per ottenere risposte sulla propria salute. La tendenza è talmente diffusa da spingere le stesse aziende del settore a sviluppare strumenti come ChatGPT Health, la sezione lanciata da Open AI a inizio 2026 dove gli utenti possono persino caricare le proprie cartelle mediche. Eppure, nonostante gli sforzi delle Big Tech per rendere questi modelli sempre più accurati e affidabili, affidarsi ciecamente all'IA può ancora nascondere diverse insidie. Lo dimostra un recente sondaggio della Kaiser Family Foundation (KFF), secondo cui chi ricorre più spesso ai chatbot per cercare informazioni o consigli sulla salute tende anche a credere più facilmente alle fake news sui vaccini.

L'indagine è stata condotta nel maggio del 2026 su un campione rappresentativo di 2.480 adulti statunitensi. Le risposte dei partecipanti hanno dimostrato che tra chi consulta frequentemente l'IA per questioni di salute, una buona fetta tende ad aderire più facilmente ad alcuni dei più diffusi falsi miti su Scienza e Medicina. "Quando si tratta di credere a questi miti sui vaccini, la maggior parte delle persone si schiera dalla parte della verità, ma continuiamo a riscontrare che almeno la metà delle persone esprime incertezza, collocandosi in una posizione intermedia e influenzabile" ha dichiarato Alex Montero, analista della KFF e firma principale dello studio, al Center for Infectious Disease Research and Policy dell'Università del Minnesota.

I numeri della disinformazione

I risultati del sondaggio hanno rilevato notevoli differenze nette tra chi utilizza abitualmente l'IA e chi non lo fa. Tra coloro che ricorrono ai chatbot almeno una volta alla settimana per ottenere informazioni sanitarie, ben il 35% ritiene "probabile" o "sicuramente vero" che il vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia possa causare l'autismo nei bambini, una delle tesi sempreverdi della galassia no-vax anche ampiamente smentita dalle evidenze scientifiche. Tra chi invece non usa l'IA per consigli medici o la utilizza solo occasionalmente, le percentuali sono più basse (rispettivamente il 20% e il 29%).

Un comportamento simile è emerso anche per molti degli altri falsi miti che in questi anni hanno preso forza sul web. Il 29% degli utenti abituali dell'IA pensa per esempio che i vaccini a mRNA possano modificare il DNA, contro il 20% di chi non ricorre a questi strumenti. Inoltre, il 22% ritiene che il vaccino contro il morbillo sia più pericoloso della malattia stessa, rispetto al 15% dei non utilizzatori. Anche i social network confermano lo stesso trend: tra chi li consulta almeno una volta alla settimana per informazioni sanitarie, il 37% crede al falso legame tra vaccini e autismo, contro il 16% di chi non li usa mai con questo scopo.

Sempre più persone usano l'IA come medico personale

Il ricorso all'intelligenza artificiale per ottenere consigli medici è ormai un fenomeno consolidato. Un precedente sondaggio KFF aveva già rilevato che circa tre adulti americani su dieci (29%) utilizzano chatbot almeno una volta al mese per cercare informazioni sulla salute, una percentuale molto vicina a quella di chi si affida ai social media (31%). Nella maggior parte dei casi (circa il 65% del campione) il motivo principale è la rapidità delle risposte. Per circa un quinto degli intervistati pesano però anche i costi delle visite mediche e le difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Il dato forse più preoccupante riguarda però il fatto che il 42% di usa l'IA per problemi di salute fisica ha anche dichiarato di non consultare medici o altri professionisti sanitari prima di seguire i consigli dei chatbot.

Perché i chatbot possono rafforzare le convinzioni no-vax

Le cause della tendenza a rafforzare i bias sui vaccini non sono le risposte alle domande dirette da parte dei chatbot. Se chiediamo a Gemini o GPT se i vaccini provocano l'autismo, i modelli ci rispondono con un secco "no". Il problema è che i Large Language Models (LLM) sono strumenti complessi, che vengono addestrati su enormi quantità di contenuti disponibili online, dove la disinformazione sui vaccini è presente in modo esteso e ben organizzato. In alcuni casi possono quindi riprodurre o amplificare narrazioni già diffuse sul web.

Non solo. Anche quando commettono degli errori (le cosiddette allucinazioni), i chatbot producono risposte formulate con un linguaggio sicuro ed empatico. Entrambe caratteristiche che aumentano la percezione di autorevolezza anche quando le informazioni non sono del tutto corrette. Un bel problema, anche perché diversi studi medici hanno già appurato come l'IA non sia ancora perfettamente performante quando si parla di salute. Se poi consideriamo che l'IA tende a compiacere il proprio interlocutore, possiamo ben capire come persone già incerte sul tema possano finire per rafforzare i propri dubbi sulla natura dei vaccini.

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