“Che spettacolo quando la Stazione Spaziale passa sopra l’Italia”: Walter Villadei racconta la vita in orbita

L’astronauta italiano Walter Villadei, di ritorno dalla Stazione Spaziale Internazionale dopo 21 giorni nel cosmo, racconta a Fanpage.it la vita nello spazio: “Esperienza fortissima e straordinaria, ci si rende conto che la Terra è un piccolo granello di sabbia perso nell’Universo”.
A cura di Valeria Aiello
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Walter Villadei, 50 anni ad aprile, per 18 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la missione Axiom 3 Voluntas Credit: Fanpage
Walter Villadei, 50 anni ad aprile, per 18 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la missione Axiom 3 Voluntas Credit: Fanpage

Quando la Stazione Spaziale Internazionale passa sopra l’Italia, l’emozione è straordinaria, soprattutto di notte, quando le città del nostro stupendo Paese sono uno spettacolo di luci”. Una meraviglia che l’astronauta italiano e colonnello dell’Aeronautica Militare, Walter Villadei, per 21 giorni nel cosmo e 18 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) durante la missione Axiom 3 Voluntas, assicura che non dimenticherà mai: ci si rende conto, racconta nell’intervista a Fanpage.it, di quanto la Terra sia piena di acqua, di quanto spesso sia coperta dalle nuvole e, soprattutto, della sensazione di appartenere a un piccolo granello di sabbia perso nell’Universo.

Anche il decollo, ci spiega Villadei, pilota della navicella Dragon di Space X che ha portato l’equipaggio della Axiom 3 alla ISS, è un’emozione fortissima, che aumenta di intensità quanto più il countdown si avvicina allo zero. “La tensione si libera quando questo zero coincide con l’accensione dei propulsori, si inizia a sentire l’accelerazione e tutto diventa reale”.

Nessuna simulazione è paragonabile alla sensazione che si prova a viaggiare nello spazio, attraccare alla Stazione Spaziale ed fluttuare all’interno del laboratorio orbitante.

Walter Villadei nella Cupola della ISS, la "Cappella Sistina" della Stazione Spaziale Internazionale / Credit: Axiom-3, Aeronautica Militare
Walter Villadei nella Cupola della ISS, la "Cappella Sistina" della Stazione Spaziale Internazionale / Credit: Axiom-3, Aeronautica Militare

Vivere in condizioni di microgravità significa ritrovarsi per la prima volta in un ambiente unico e straordinario, che non possiamo riprodurre per periodi così lunghi a terra – dice Villadei – . L’organismo si trova per la prima volta in queste nuove condizioni, deve adattarsi a questo a un impatto fisico. Ma soprattutto è il cervello che, per la prima volta, deve imparare a orientarsi e a muoversi in tre dimensioni”.

Quanto dura un giorno sulla Stazione Spaziale Internazionale

La Stazione Spaziale Internazionale orbita intorno alla Terra, completando un giro ogni 90 minuti. “Vuol dire che ogni 45 minuti c’è un’alba e 45 minuti dopo un tramonto. Questo ha un impatto fisico sugli astronauti, perché siamo costantemente sottoposti a ritmi di luce che sono differenti da quelli a terra, con effetti anche sull’adattamento e sul ciclo sonno-veglia. Tutto sommato però, l’organismo si adatta molto rapidamente a queste condizioni”.

Più significativo è invece l’impatto della microgravità. “Quello che accade – evidenzia Villadei – è che i fluidi si ridistribuiscono in maniera differente, acculandosi sulla parte alta dell’organismo, i muscoli tendono ad atrofizzarsi e indebolirsi, e la ossa a decalcificare. A volte vediamo dei lampi di luce dovuti all’interazione tra le particelle cosmiche e la nostra retina”.

Vita ed esperimenti a bordo della ISS

La vita a bordo della Stazione Spaziale Internazionale è però, per molti aspetti, simile alla vita normale a terra. “Una giornata tipo è un po’ una giornata tipica di un cadetto dell’Accademia al primo anno” sorride l’astronauta italiano, entrato nei corsi regolari dell’Accademia Aeronautica nel 1993 per poi laurearsi come primo ingegnere spaziale dell’Aeronautica Militare nel 1998.

Villadei al lavoro sulla Stazione Spaziale Internazionale / Credit: Credit: Axiom-3, Aeronautica Militare
Villadei al lavoro sulla Stazione Spaziale Internazionale / Credit: Credit: Axiom-3, Aeronautica Militare

Sulla Stazione Spaziale, ci racconta, le giornate sono completamente programmate, dal momento in cui ci si sveglia fino a quando si va a dormire. Così come il lavoro sperimentale che, nella missione Axiom 3 Voluntas, ha messo insieme esperimenti del mondo accademico, scientifico, militare e industriale, di cui alcuni incentrati sulla risposta fisica dell’organismo umano nello spazio, sulla telemedicina e sul miglioramento dell’efficienza neuronale di chi svolge attività stressanti.

Con anche un allarme, per un detrito spaziale che sembrava in rotta di collisione con la Stazione e che, per fortuna, non si è poi avvicinato, ma ha permesso di provare, per la prima volta in orbita, un esperimento sviluppato dall’Aeronautica Militare, dedicato alla valutazione di questo genere di rischi.

Prima assoluta pure per i cellulari a bordo: “Degli smartphone che abbiamo utilizzato in alcune applicazioni – ci dice Villadei – . Per fare, ad esempio, fotografie e riprese video all’interno della Stazione, ma anche per effettuare alcuni esperimenti, aprendo una frontiera estremamente nuova e finora mai provata che ci avvicina al mondo normale a terra”.

Come fare a diventare astronauta

Per Villadei, che compirà 50 anni ad aprile e da sempre è stato appassionato di spazio, scienza e aeroplani, la carriera da astronauta è stata scandita dalla qualifica di “cosmonauta” in Russia, ai tempi dell’ex Urss, e dal percorso come astronauta professionista in NASA. “Ma ai giovani – suggerisce dico di guardare anche alle strade nuove, non solo ai percorsi già in qualche modo collaudati, perché lo spazio si sta trasformando”.

Villadei a bordo della Stazione Spaziale Internazionale / Credit: Axiom 3, Aeronautica Militare
Villadei a bordo della Stazione Spaziale Internazionale / Credit: Axiom 3, Aeronautica Militare

Quello che una volta era un mondo riservato solamente alle Agenzie e a pochi professionisti qualificati, provenienti soprattutto dal mondo militare, oggi “si sta aprendo anche grazie all’ingresso dei privati e alle nuove iniziative di cui anche l’Italia è protagonista e lo sarà ancora di più nei prossimi anni”.

Il suo consiglio principale, per chi sogna di volare nello spazio, è quindi di “continuare a studiare e prepararsi con determinazione, ma guardare anche aspetti che potrebbero essere innovativi o inusuali per il mondo spaziale” perché l’esplorazione si sta evolvendo e con essa le professionalità che verranno progressivamente coinvolte nelle attività spaziali.

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