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Catastrofe nello spazio: due pianeti si sono scontrati e distruggendosi hanno oscurato una stella

Due grandi pianeti ghiacciati si sono schiantati l’uno contro l’altro, disintegrandosi. La nube provocata dalla collisione, il cui bagliore è stato osservato per la prima volta, ha oscurato la luce della stella madre.
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A cura di Andrea Centini
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La collisione tra pianeti. Credit: Mark Garlick
La collisione tra pianeti. Credit: Mark Garlick

Per la prima volta gli scienziati hanno osservato il bagliore e la pioggia di detriti provocati dalla catastrofica collisione fra due pianeti, avvenuta a 1.800 anni luce dalla Terra, in un sistema dominato da una stella simile al nostro Sole. Ad essere coinvolti due giganti ghiacciati, esopianeti non dissimili da Urano e Nettuno nel nostro Sistema solare. Dopo il devastante impatto, che ha liberato un enorme quantitativo di energia, i due corpi celesti hanno dato vita a un unico oggetto caldo e rotante, che i ricercatori stimano essere centinaia di volte più grande della Terra. In pratica, è come se fosse nato una sorta di secondo sole nel suo sistema.

A scoprire e descrivere questo evento distruttivo e affascinante è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Osservatorio dell'Università di Leiden (Paesi Bassi), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Scuola di Scienze della Terra dell'Università di Bristol (Regno Unito), del Jet Propulsion Laboratory della NASA, dell'Istituto di Astronomia dell'Università di Cambridge e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal dottor Matthew Kenworthy dell'osservatorio olandese, hanno fatto questa scoperta grazie al preziosissimo contributo dell'astronomo indipendente Arttu Sainio, che si è interessato al caso della stella ASASSN-21qj, protagonista dell'evento. L'appassionato si è accorto che l'astro aveva avuto un'impennata della sua luminosità nella lunghezza d'onda dell'infrarosso, iniziata tre anni prima di un misterioso oscuramento nella luce visibile. Da qui si è arrivati a scoprire la collisione planetaria.

Tutto ha avuto inizio quando il dottor Kenworthy si mise a studiare gli anelli dei pianeti nel sistema stellare in questione, rilevando l'improvviso oscuramento della stella nella luce visibile. Lo scienziato pubblicò un post sui social network con la descrizione di questo fenomeno e proprio grazie ad esso si "materializzò" il dottor Sainio. Il ricercatore finlandese, incuriosito dal post, analizzò i dati raccolti dal telescopio a infrarossi NEOWISE che aveva scandagliato anni prima il sistema di ASASSN-21qj, facendo così emergere che 900 giorni prima del suo oscuramento ottico la stella aveva raddoppiato la sua luminosità nell'infrarosso.

Incrociando questi dati con quelli raccolti da altri strumenti gli scienziati interessatisi al caso sono giunti alla conclusione che il bagliore nell'infrarosso era provocato da una synestia, un oggetto caldo nato dalla catastrofica collisione tra i due giganti ghiacciati. “I nostri calcoli e modelli computerizzati indicano che la temperatura e le dimensioni del materiale incandescente, così come la quantità di tempo in cui il bagliore è durato, sono coerenti con la collisione di due esopianeti giganti di ghiaccio”, ha dichiarato in un comunicato stampa il coautore dello studio Simon Lock. L'oggetto in rapida rotazione ha raggiunto una temperatura di 700° C per almeno tre anni consecutivi, ma in futuro si raffredderà e darà vita a un pianeta completamente nuovo.

Ma perché dopo il bagliore nell'infrarosso legato alla collisione la stella si è oscurata nella luce visibile? La ragione è semplice: la nube di polveri e detriti generata dalla distruzione dei due corpi celesti originari, grandi più o meno come Nettuno, si è spostata e ha coperto la stella, riducendone di fatto la luminosità. Questi detriti secondo gli esperti potrebbero fondersi tra di essi dando vita a lune in orbita al pianeta nascente. I dettagli della ricerca “A planetary collision afterglow and transit of the resultant debris cloud” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature.

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