Un discorso breve ma intenso, in cui ha voluto toccare tutti i punti prioritari per il futuro prossimo del Paese: le elezioni, il lavoro e i giovani, non dimenticando neppure la questione legata al clima, la tragedia di Rigopiano e l'attentato terroristico di Barcellona, eventi che hanno segnato profondamente l'anno appena trascorso. Si è presentato così il presidente Sergio Mattarella al popolo italiano in occasione del messaggio di fine anno, mandato in onda a reti unificate dallo studio alla Vetrata la sera di domenica 31 dicembre.

L'auspicio all'ampia partecipazione al voto.

"Settanta anni fa entrava in vigore la Costituzione della Repubblica che, con il suo patrimonio di regole e valori, costituisce la nostra casa comune, secondo la definizione di un padre costituente. Al vertice dei principi, c’è la sovranità popolare, che si esprime innanzitutto con le libere elezioni. Mi auguro una grande partecipazione al voto – ha detto il Capo dello Stato -, che nessuno rinunci a concorrere a decidere le sorti del nostro Paese. L'Italia non è un Paese in presa al risentimento, io conosco un'Italia della solidarietà, generoso. I problemi ci sono, ma "possono essere superati, soprattutto con l'impegno di chi occupa i posti più alti ai vertici della Repubblica".

"La prima questione per il Paese è il lavoro"

Al prossimo appuntamento elettorale, in programma in primavera, bisogna guardare con "serenità e fiducia", senza dimenticare che "il compito della politica è quello di dare proposte adeguate, concrete, come richiesto dal Paese. Non è mio compito formulare indicazioni ma il lavoro è la prima questione, soprattutto per i giovani". Ancora una volta, dunque, il tema dell'occupazione. In primis quella giovanile, ma non solo, perché "va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza per chi lavora". Un pensiero è rivolto anche a coloro che voteranno per la prima volta.

I ragazzi del '99 e il futuro dell'Italia.

"In questi mesi – ha sottolineato Mattarella – di un secolo fa i diciottenni di allora, i ragazzi del '99, vennero mandati in guerra, nelle trincee. Molti vi morirono. Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica. Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa. Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo. Assistiamo, persino, al riaffacciarsi della corsa all'arma nucleare".

La politica deve farsi carico di garantire a loro come a tutti gli altri cittadini il futuro senza diseguaglianze e paure. "I cambiamenti vanno governati per non creare ingiustizie. L’autentica missione della politica consiste nel misurarsi e guidare i processi di cambiamento. La cassetta degli attrezzi per questo lavoro è la Costituzione". Infine, il pensiero finale del Capo dello Stato va alle vittime della tragedia di Rigopiano e dell'attentato di Barcellona.