Il Consiglio dei Ministri ha approvato il codice rosso per la violenza sulle donne, un provvedimento che introduce una corsia preferenziale per le denunce e le indagini relative ai casi di violenza di genere. Il provvedimento porta le firme dei ministri della Giustizia Alfonso Bonafede e della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. Con il codice rosso, le denunce per maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o di convivenza, saranno portate direttamente al pm che dovrà sentire la donna entro tre giorni.

"Anche le fasi successive avranno tempi immediati. La polizia dovrà procedere senza ritardo e allo stesso mondo sempre senza ritardo dovrà dare riscontri al magistrato. La semplicità di questa legge è anche la forza di questa legge. Con questo ddl stiamo anche facendo un appello alle donne che subiscono violenze: denunciate, perché quello che avete al vostro fianco è un criminale, non è nemmeno da considerarsi un uomo”, ha spiegato il Guardasigilli Bonafede. “Per noi contrastare la violenza domestica e di genere è un’azione che va qualificata con codice rosso", ha dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine del Consiglio dei Ministri.

“Ci sono donne che sono morte in attesa di giudizio dopo aver presentato la denuncia” delle violenze subite", ha dichiarato invece il ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, avvocato penalista specializzata nella difesa delle donne vittime di violenza e fondatrice dell'associazione Doppia Difesa.

Il Disegno di legge propone la modifica dell'articolo 347 del codice di procedura penale, stabilendo l'obbligo per la Polizia giudiziaria di comunicare, nell'immediato, al pubblico ministero le notizie di reato acquisite se riguardano delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o di convivenza, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell'urgenza. Il provvedimento modifica anche l'articolo 362 del codice di procedura penale specificando che nei casi di violenza domestica e di genere, il Pubblico ministero proceda all'ascolto della vittima del reato entro tre giorni dall'avvio del procedimento, salvo che sussistano "imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell'interesse della vittima".