37 tonnellate di Captagon che avrebbero fruttato oltre sette milioni e mezzo di euro sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza di Genova. Il carico è stato intercettato in un container in transito nel porto di Genova e diretto in Libia. L'indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore distrettuale Federico Manotti. Il maxi sequestro è stato compiuto dai funzionari del servizio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane in collaborazione con le Fiamme Gialle.

Le pastiglie erano partite dall'India, regolarmente dichiarate nelle bolle di accompagnamento come medicinali. Hanno raggiunto lo Sri Lanka, dopo poi sono state trasferite in altri container e ‘nascoste' in mezzo a coperte e shampoo. Il container, di passaggio dal porto di Genova, avrebbe dovuto raggiungere le città di Mosul e Tobruk per poi essere vendute a due dollari l'una a fronte di un costo iniziale di 77 centesimi. Il ricavo sarebbe finito nelle casse dei terroristi dell'Isis.

Che cos'è il Captagon

Il Captagon è un cloridrato di fenetillina, un composto di anfetamina e altre sostanze stimolanti. E’ anche nota come la ‘droga del combattente' e il fatto che fosse destinato al paese nordafricano non è una sorpresa: commercializzata anche sotto il nome di Biocapton o Fitton, questa droga viene spesso usata dai gruppi ribelli, anche i jihadisti, in Siria (primo produttore a livello mondiale), Iraq e, appunto, Libia. Il nome deriva proprio dal fatto che chi la assume perde ogni inibizione e risulta più resistente durante gli scontri.  mangiare o dormire per giorni, ed è pervaso da un senso di onnipotenza che fa sentire invincibili. Siringhe con tracce di Captagon sono state trovate nella casa di Salah Abdeslam, uno degli attentatori di Parigi, e la stessa droga era nel sangue di uno dei terroristi di Sousse, Tunisia.

L'Isis si serve a Genova?

E non a caso il Secolo XIX, citando fonti vicine all’inchiesta, evidenzia come probabilmente dietro il traffico internazionale  di Captagon si nascondono uomini vicini o appartenenti proprio allo Stato islamico; non è la prima volta infatti che il porto di Genova sia rivela crocevia per il finanziamento dell’estremismo islamico.

Lo scorso anno la Dea, l'agenzia federale antidroga, aveva avvertito l'ambasciata americana a Roma in merito al traffico dello stupefacente. Nella missiva si fa riferimento proprio ai "gruppi di eversione e di estremisti operanti in Libia, Siria e Iraq". In particolare, secondo gli inquirenti, "tale traffico è gestito direttamente dall'Isis al fine di finanziare le attività terroristiche che l'organizzazione pianifica e pone in essere in tutto il mondo". "Quella di oggi – ha sottolineato il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – e' una operazione che ha tagliato una quota importante di finanziamenti alle organizzazioni terroristiche". Al di là del ricavo economico, ci sarebbe anche una questione legata al controllo del territorio. "Come avvenne in Cina con la guerra dell'oppio – ha spiegato il tenente colonnello della Gdf Carmelo Cesarei – un uso massiccio di questa sostanza rischia di destabilizzare interi paesi".