Il reddito di cittadinanza sarebbe un passo nella giusta direzione ma prevede benefit "molto alti", soprattutto "al Sud dove il costo della vita è più basso": questo fa sì che rischi di essere un "disincentivo al lavoro" o di creare "dipendenza dal welfare". Lo afferma il Fondo monetario internazionale in un report datato 18 dicembre 2018 e poi aggiornato a gennaio. Il Fmi sottolinea che anche sei i benefit previsti hanno nel mirino i più poveri, il reddito penalizza le famiglie più numerose. Perplessità anche su Quota 100: le regole per il pensionamento anticipato, dice il Fmi, in Italia sono state "allentate notevolmente. Questo potrebbe aumentare il numero dei pensionati, ridurre la partecipazione al mercato del lavoro e la crescita potenziale, e aumentare i già elevati costi pensionistici".

"L'enfasi del governo sulla crescita e l'inclusione sociale è benvenuta. Le autorità hanno ereditato problemi difficili e di vecchia data". Ma il Fmi si dice preoccupato dalla possibilità che la strategia del governo non sia "all'altezza delle ampie riforme necessarie". Le politiche del governo "rischiano di lasciare l'Italia vulnerabile a una nuova perdita di fiducia del mercato anche in assenza di ulteriori shock". 

Secondo il report la crescita in Italia è rallentata e il rischio recessione è aumentato. Le debolezze strutturali dell'Italia sono alla base della perfomance economica del Belpaese, per il quale "i rischi sono significativi e sono al ribasso". In caso di un acuto stress dell'Italia l'effetto contagio potrebbe essere globale e significativo. "Uno stress acuto in Italia potrebbe spingere i mercati globali in territori inesplorati".

La ricetta per migliorare l'attuale situazione sarebbero riforme strutturali per aumentare la produttività e sbloccare il potenziale del Paese: un più alto potenziale di crescita, e non gli stimoli di bilancio o il rovesciamento delle riforme, è l'unica strada duratura per migliorare i risultati economici: "Senza riforme nessuna strategia per aumentare i redditi e assicurare la stabilità può resistere".  Secondo le simulazioni dello staff del Fmi l'attuazione di queste riforme "potrebbe chiudere nel prossimo decennio i gap in termini di competitività, spingere il pil del 13% e ridurre il debito del 20%". Il Fmi ritiene ci sia bisogno di una maggiore enfasi su riforme del lavoro e dei prodotti: l'Italia ha bisogno di ampliare la sua base imponibile – razionalizzando altre spese fiscali, evitando condoni fiscali e introducendo una moderna tassa sulle prime case – e di ridurre il cuneo fiscale.

Inoltre il debito pubblico italiano è elevato: secondo le previsioni nel 2019 si attesterà al 130,9%, in calo rispetto al 131,4% del 2018. Il debito si manterrà sopra il 130% fino al 2023: "Serve un risanamento credibile per portare il rapporto debito-pil su una stabile traiettoria di calo. Il debito resta alto e resta una perenne fonte di debolezza", si afferma nello studio.

Il Fondo monetario internazionale prevede un deficit al 2,1% del pil nel 2019 e vicino al 2,9% nel 2020. Il deficit salirà al 3% nel 2021, e si fermerà a tale livello fino al 2023. "Il deficit è previsto salire al 2,1% del pil nel 2019 e al 3% nel 2020 e al di là, a meno che ci sia un ampio appoggio politico per attivare le clausole di salvaguardia per l'Iva o trovare misure in grado di compensare". 

Secca la risposta del vicepremier Luigi Di Maio: "Abbiamo già smentito tante voci in soli sette mesi e nel corso del 2019 smentiremo anche il Fmi. Chi ha affamato popoli per decenni, appoggiando politiche di austerità che non hanno ridotto il debito, ma hanno solo accentuato divari, non ha la credibilità per criticare una misura come il Reddito di cittadinanza, un progetto economico espansivo di equità sociale e un incentivo al lavoro". ha risposto su Facebook il vicepremier.

In suo aiuto accorre anche il ministro dell'Economia Giovanni Tria: "Non c'è motivo per creare allarmismi. Son sicuro che, come è evidente dal summing up della discussione al consiglio di amministrazione del Fondo, che ne esprime la posizione ufficiale, ci sia apprezzamento per gli sforzi governativi e nessuna intenzione di destabilizzare i mercati". Poi il titolare del Mef ha aggiunto: "Il debito è un onere pesante per l'Italia, che però lo sostiene e lo ha sostenuto negli ultimi trent'anni, tra l'altro con un avanzo primario ininterrotto negli ultimi due decenni. Il nostro debito è pienamente sostenibile e si finanzia comodamente sui mercati. Detto questo, costituisce certamente un freno per la crescita italiana distogliendo risorse per usi più produttivi come per esempio gli investimenti. Ed è per questo motivo che il governo è impegnato a ridurlo".

"Apprezziamo l'equilibrio delle valutazioni sulla crescita economica del paese. Non condividiamo invece altri giudizi. Il rapporto, in particolare, sottovaluta la necessità di sostenere la crescita in Italia e in Europa e il ruolo delle politiche adottate dal Governo a questo fine", ha detto ancora Tria.

"Non ci hanno mai beccato e quindi porta fortuna. Hanno sempre previsto l'esatto contrario di quello che è accaduto", ha commentato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, parlando a margine di un evento elettorale all'Aquila in vista delle elezioni regionali di domenica prossima.

Il Pd attacca il vicepremier pentastellato: "Di Maio continua a dire solo bugie: in questi mesi i 5 Stelle non hanno smentito un bel niente – ha dichiarato Ettore Rosato, vice-presidente della Camera – È stata l'Istat ad affermare che l'Italia è in recessione. Ma Di Maio continua a imitare Salvini, che per primo ha attaccato un organismo internazionale importante come Fmi con le solite affermazioni urlate, immotivate, offensive. Queste sue imitazioni sono ormai l'unico modo di compiacere un alleato da cui lo divide tutto".