Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha ricevuto questo pomeriggio i genitori di Giulio Regeni, Paola Deffendi e Claudio Regeni. A pochi giorni dall'annuncio dello stop a ogni tipo di relazione diplomatica tra Montecitorio e l'Egitto – decisione presa dal presidente Fico nel tentativo di smuovere le acque e indurre Il Cairo a dare una vera e significativa svolta alle indagini sul caso del ricercatore italiano ucciso nel febbraio del 2016 -, il presidente di Montecitorio ha incontrato i genitori di Giulio Regeni alla Camera: "Il punto fondamentale è questo: i rapporti sono a repentaglio e sono stati sempre a repentaglio negli ultimi 3 anni perché in Egitto è stato torturato e ucciso un nostro ricercatore che faceva ricerca in Egitto, punto. Questo è il motivo e ben venga mettere a repentaglio tutti i rapporti dal punto di vista economico, sociale, culturale perché non possiamo andare avanti in questi rapporti fino al momento in cui l'Egitto non dimostra di voler fare un passo in avanti". 

"Io quando sono andato in Egitto ho parlato con il presidente del parlamento egiziano, ho parlato con il presidente Al Sisi e ho avuto le classiche rassicurazioni, mi è stato anche detto che sarebbe stato rimosso qualsiasi ostacolo che si frapponeva tra la Procura e la ricerca della verità. Questo però non è accaduto, io sono andato a settembre, ho atteso sviluppi fino a novembre e la Procura nostra di Roma, che ha fatto un lavoro straordinario e lo voglio ripetere, è andata al Cairo la scorsa settimana e non c'è ancora stato alcun passo in avanti da parte dell'Egitto, nonostante più di nove mesi fa fossero stati dati degli elementi molto importanti affinché si potesse iniziare un processo al Cairo. Il Cairo non ha ritenuto che ci fossero elementi importanti, fatto sta che da tre anni non si muove niente e nell'ultimo anno c'è stato uno stallo", ha proseguito Fico.

"Allora, a questo punto, la procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati – e poteva farlo visto che aveva elementi saldi e sostanziali – cinque alti ufficiali del sistema egiziano. E io proprio questo avevo detto ad Al Sisi, che Giulio Regeni non era stato torturato da normali cittadini egiziani ma che era stato ucciso da un sistema e che questo sistema andava dunque scardinato. Se questo non avviene, e non è avvenuto, non vedo per quale motivo la Camera dei Deputati debba continuare ad avere rapporti con il parlamento egiziano".