A destra Laura Nuttall, 19 anni.
in foto: A destra Laura Nuttall, 19 anni.

Quando si è sottoposta ad un test oculistico di routine, non avrebbe mai pensato che da lì sarebbe piombata in un incubo senza fine. È successo lo scorso autunno, quando Laura Nuttall, studentessa 19enne di Lancashire, nel Regno Unito, ha scoperto quasi per caso di avere un tumore al cervello allo stadio terminale. Le sue condizioni sono peggiorate rapidamente nelle ultime settimane, quando i medici le hanno diagnosticato altre sei masse, metastasi che si sono formate nella sua testa. Era ottobre quando la ragazza ha cominciato ad avere continui mal di testa e nausea, che credeva fossero dovuti dallo studio, dal momento che aveva cominciato da poco l'Università a Londra.

Così, si è fatta visitare da un oculista, il quale aveva notato uno strano gonfiore sul suo nervo ottico. Dopo analisi approfondite al Moorfields Eye Hospital di Londra è arrivata la diagnosi: Laura ha un glioblastoma, che è il tumore cerebrale più aggressivo negli adulti. Da allora è cominciata una vera e propria corsa contro il tempo. Sua mamma, Nicola, 47 anni, sta facendo il possibile per realizzare i suoi desideri, come aiutarla a conoscere il suo idolo, Sir Paul McCartney a Liverpool durante un concerto. "Prima di sapere cosa avesse mia figlia – ha detto al quotidiano inglese Daily Mail – nessuno nella nostra famiglia aveva mai sentito parlare di questa patologia. Ma ora sappiamo che si tratta di una condanna a morte. Non esiste ancora un trattamento efficace per sconfiggere questo tipo di cancro". Accertamenti successivi hanno rivelato come i tumori nel suo cervello fossero ben 6.

Dopo essersi sottoposta lo scorso novembre ad una prima operazione chirurgica, per rimuovere la massa più grande, ha affrontato un ciclo di chemio e radioterapia nella speranza che gli altri tumori potessero regredire. Ma così non è stato, e Laura dal prossimo febbraio dovrà tornare a fare la chemio per altri sei mesi. "Anche se ci hanno detto che non guarirà mai, restiamo positivi e vogliamo aumentare la consapevolezza nelle persone dell'importanza di sostenere la ricerca per trovare una cura per questa patologia. Stiamo facendo il possibile per avere dei ricordi belli insieme a lei", ha concluso la famiglia di Laura.