Una storia straziante, causata dal cinismo della politica. Non ce l'ha fatta il piccolo Abdullah Hassan, bimbo yemenita di due anni appena, morto all'ospedale di Oakland, California, dove era ricoverato. Abdullah era affetto da Hbsl, una rara malattia genetica che colpisce il sistema nervoso: era arrivato in America dall'Egitto col papà, Ali Hassan, nella speranza di trovare una cura. La mamma, Shamina Swileh, si era però vista rifiutare il visto per via del ‘travel ban' – lo sbarramento ai cittadini di certi paesi, Yemen compreso – imposto del presidente americano Donald Trump. Per questo ha perso tempo, ed è appena riuscita a vederlo un'ultima volta.  I cittadini provenienti dai Paesi inclusi nel ‘travel ban', come Iran, Libia, Corea del Nord, Somalia, Siria e Yemen appunto, non possono entrare negli Usa.

Gli ingressi, da ciascuno di questi Paesi, sono infatti diminuiti di circa 80%. Nel 2018 l'amministrazione Trump ha tagliato il personale che si occupava dei colloqui per i visti all'estero e ha reso più stringente il processo di screening. Si calcola che entro la fine dell'anno saranno complessivamente 20mila i rifugiati accettati, contro i 97mila nel 2016, ultimo anno alla presidenza di Obama. Si tratta del livello più basso dal 1980, quando, con il ‘Refugee Act', venne istituito il programma per i rifugiati in America.

Padre e figlio avevano anche la cittadinanza americana, a differenza della madre, che è riuscita ad ottenere una esenzione dal bando per motivi umanitari solo dieci giorni fa, grazie alla battaglia di alcune Ong. "Mia moglie mi chiama ogni giorno, vuole baciare e abbracciare nostro figlio per l'ultima volta, non abbiamo più molto tempo, per favore aiutateci a riunire la nostra famiglia", aveva raccontato il papà ventiduenne.
"Questo rifiuto è una crudeltà incomprensibile", ha detto Saad Sweilem, del Consiglio per le relazioni islamico-americane, che si è battuto per la riunificazione della famiglia.