Bimbo di 5 anni arrestato dall’ICE ma il dipartimento smentisce: “Il padre è fuggito, preso in custodia”

Il dipartimento per la sicurezza interna americano smentisce l'arresto di un bimbo di 5 anni da parte di agenti dell'Ice alla periferia di Minneapolis. "L'Ice non ha preso di mira un minore. Il bambino è stato abbandonato", si legge in una nota del dipartimento secondo il quale il padre sarebbe fuggito durante l'arresto e un agente ha preso in custodia il piccolo. "Il 20 gennaio, l'Ice ha condotto un'operazione per arrestare un immigrato clandestino proveniente dall'Ecuador, che era stato rimesso in libertà dall'amministrazione Biden. Quando gli agenti si sono avvicinati al veicolo, l'uomo è fuggito a piedi, abbandonando il figlio. Per garantire la sicurezza del bambino, uno degli agenti è rimasto con lui, mentre gli altri agenti hanno arrestato il padre" spiega il dipartimento.
A raccontare la storia del bimbo fermato dall’Immigration and Customs Enforcement, l'ormai famigerata ICE di Trump accusata di colpire e uccidere adulti senza documenti, erano stati dirigenti scolastici, insegnanti e avvocati. Secondo il loro racconto, il piccolo Liam, che frequenta la Valley View Elementary di Columbia Heights, martedì pomeriggio, 20 gennaio, stava rientrando a casa dall’asilo accompagnato dal padre quando gli agenti dell’ICE li hanno fermati nel vialetto. Secondo quanto riferito dalla sovrintendente scolastica Zena Stenvik, il piccolo sarebbe stato fatto scendere dall’auto ancora accesa e condotto fino alla porta di casa. I poliziotti gli hanno chiesto di bussare e di farsi aprire, con l’obiettivo di verificare se all’interno ci fossero altre persone. In poche parole, Liam sarebbe stato usato come esca.
Pochi istanti dopo, il bambino e suo padre sono stati portati via e trasferiti in un centro di detenzione in Texas. La famiglia, come confermato dalle autorità scolastiche e dal legale che la rappresenta, ha una richiesta di asilo attiva e non è destinataria di alcun ordine di espulsione. Stenvik ha assicurato di aver letto personalmente la documentazione legale.
Ma quello di Liam non è un episodio isolato. Nel distretto scolastico di Columbia Heights, quattro studenti minorenni sono stati fermati da agenti federali in appena 15 giorni. Tra loro c’è una bambina di dieci anni arrestata insieme alla madre mentre si recava a scuola. Durante il fermo, la giovanissima ha telefonato al padre per dirgli che gli agenti dell’ICE la stavano portando all’istituto. Quando l’uomo è arrivato, ha scoperto che anche sua moglie era stata portata via. A fine giornata, l’intera famiglia era rinchiusa in un centro di detenzione in Texas.
Un altro studente è stato fermato sempre mentre andava a scuola nella giornata di martedì. E ancora, settimana scorsa, una studentessa diciassettenne insieme alla madre; mentre in precedenza era toccato ad un 16enne nel Bronx a New York City (poi rilasciato).

“Chi può arrestare un bambino di cinque anni?”, ha tuonato Stenvik. “Non potete dirmi che questo bambino possa essere considerato un criminale violento!”. La sovrintendente ha parlato di una comunità sconvolta, di un senso di sicurezza praticamente inesistente, di famiglie terrorizzate: nelle ultime settimane, circa un terzo degli studenti del distretto ha smesso di frequentare le lezioni. In tal senso, alcuni distretti scolastici dell’area di Minneapolis segnalano tassi di assenteismo tra il 20 e il 40 per cento.
Per Marc Prokosch, avvocato della famiglia del piccolo Liam, la detenzione del bambino è “probabilmente non legale”. Ha spiegato che il padre ha sempre rispettato ogni richiesta delle autorità nel percorso di asilo e che sta valutando un ricorso di habeas corpus da presentare in Texas, uno strumento legale che consente di chiedere a un giudice di verificare la legittimità di una detenzione e di ordinare l’immediata liberazione in caso di violazioni dei diritti fondamentali. “Il fatto che qualcosa possa essere legale non significa che sia morale”, ha detto. “Non so se hanno l’autorità per trattenere un bambino di 5 anni, ma resta una domanda: perché?”. Nel frattempo, i vertici della Border Patrol hanno confermato alla stampa che l’ICE non lascerà la zona, sostenendo che l’obiettivo resta quello di fermare persone senza documenti con precedenti penali.