Un secondo lockdown nazionale sarebbe un disastro, aveva detto solo ieri sera il premier britannico Boris Johnson. Il quale, tuttavia, pur scongiurando, almeno per il momento, un nuovo blocco per il contenimento dell'emergenza Coronavirus, non ha potuto far nulla per evitare la chiusura di alcune aree del Paese dove nelle ultime settimane si è registrata una vera e propria impennata di nuovi contagi. Le nuove misure restrittive, che partiranno dalla mezzanotte di oggi, riguardano in totale quasi 10 milioni di persone, 9,2 per l'esattezza, su una popolazione totale di 66 milioni, per lo più confinate nei territori a Nord Est del Regno Unito, da Northumberland a North Tyneside, South Tyneside Newcastle-upon-Tyne, Gateshead, Sunderland e County Durham, insieme alle aree metropolitane di Manchester e Birmingham, su cui aleggia lo spettro di un nuovo confinamento. I nuovi provvedimenti impongono la chiusura di pub e ristoranti alle dieci di sera e il divieto di socializzare con persone al di fuori del nucleo familiare e delle cosiddette support bubbles (o bolle di supporto), oltre alla raccomandazione di usare i mezzi pubblici solo quando strettamente necessario e di lavorare in smart working.

Le aree del Regno Unito tornate in lockdown

"So che queste decisioni hanno un impatto reale sulle famiglie, le imprese e le comunità locali", ha detto il ministro della Salute Matt Hancock, il quale ha aggiunto: "Non prendiamo nulla alla leggera. Siamo d'accordo con i consigli locali che dobbiamo seguire i dati e agire, e i dati dicono che dobbiamo agire ora, per controllare il virus e mantenere le persone al sicuro. Abbiamo visto i tassi di infezione in alcune parti del Nordest. Sunderland, ad esempio, ora ha un tasso di incidenza di 103 casi positivi ogni 100.000 abitanti. E a South Tyneside, Gateshead e Newcastle, le cifre sono tutte superiori a 70. Non possiamo permettercelo". Il messaggio è indirizzato ai 9,2 milioni di persone in tutto il Regno Unito che si trovano ora nelle aree di intervento, comprese parti di Greater Manchester, Leicester, Scozia e Irlanda del Nord. Anche nel North Yorkshire è stata dichiarata la "modalità di emergenza completa" dopo che i casi sono aumentati del 167% nella prima settimana di settembre.

Lo spettro del secondo blocco nazionale che Londra vuole evitare

Il timore, però, è ora che queste misure potrebbero essere estese al resto del Paese, a partire da Londra, dove i casi di Coronavirus sono raddoppiati nelle ultime due settimane. Un campanello d'allarme era già suonato lunedì scorso, quando su tutto il territorio nazionale è scattata la regola del sei, vale a dire il divieto di assembramento con più di 6 persone. Ma oggi, la situazione, è decisamente precipitata, con il premier Johnson che ha fatto un appello ai suoi concittadini a collaborare per poter salvare "il cenone di Natale". Addirittura, secondo alcune fonti citate dalla stampa locale, il governo sarebbe pronto a decidere per un nuovo lockdown totale se entro le prossime due settimane non ci sarà una diminuzione del numero dei contagi. Molti ministri sono stati costretti ad intervenire per smentire questa affermazione dell'epidemiologo e consulente governativo Chris Whitty, ma ciò non fa altro che confermare i timori di Downing Street. La situazione nel Paese non è delle migliori: le nuove infezioni, i ricoveri ospedalieri e i decessi sono tutti in aumento, hanno rivelato oggi i dati del governo. Sono state registrate altri 3.395 casi da Covid-19 e 21 decessi, nelle ultime 24 ore, cifre che sono aumentate notevolmente in una settimana. E 194 pazienti appena infettati avevano bisogno di cure ospedaliere in Inghilterra, un tasso che è triplicato in due settimane.