Sangue nel villaggio di Um el-Nasser, presso Sheikh Zayed, nel nord della Striscia di Gaza. Stando a quanto riferisce l'agenzia di stampa araba Wafa, 11 palestinesi sono rimasti uccisi in un raid da parte di Israele. Tra le vittime – sempre sulla base di informazioni preliminari dei media locali – anche una donna incinta, suo marito, Ra'fat Tanani, e i suoi quattro figli, i cui corpi sono stati rinvenuti tra le macerie della loro casa a est della città di Beit Lahia. Nel frattempo, una raffica di missili sono stati esplosi dalla Striscia verso il nord e il sud di Israele, afferma l'esercito israeliano. E sempre lo Stato Ebraico denuncia il lancio di tre razzi dal sud del Libano verso il mar Mediterraneo a largo delle coste della Galilea.

103 morti, anche 27 bambini, secondo Hamas

Il bilancio delle vittime dei bombardamenti è salito a "103 morti, inclusi 27 bambini e 11 donne", come annunciato dal ministero della Sanità di Hamas. I feriti sarebbero invece 580. Sul fronte israeliano i decessi sarebbero invece sette e decine i feriti.

Una palla di fuoco travolge un edificio a Gaza
in foto: Una palla di fuoco travolge un edificio a Gaza

Niente cessate-il-fuoco tra Israele e Palestina

Al quarto giorno di conflitto le possibilità di arrivare ad un cessate-il-fuoco appaiono pressoché nulle. La comunità internazionale, nonostante gli appelli alla de-escalation delle violenze e qualche fugace tentativo di mediazione, sembra assistere inerme alle ostilità. In serata il segretario di Stato USA Antony Blinken ha comunicato che la Casa Bianca sosterrà una discussione aperta degli eventi in Israele al Consiglio di sicurezza dell'Onu all'inizio della prossima settimana. "Siamo molto preoccupati per le perdite di vite umane tra i civili, soprattutto bambini" e "stiamo lavorando per incoraggiare tutte le parti a ridurre la tensione e a ritornare alla calma", ha detto il diplomatico.

Ipotesi invasione via terra di Gaza

Nel pomeriggio Israele ha schierato truppe e carri armati sulla frontiera con la Striscia di Gaza, mentre altri 7.000 riservisti sono stati richiamati in servizio. “Ci vorrà tempo ma riporteremo la calma in Israele” ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu, mentre un portavoce dell’esercito, Hudai Zilberman, ha affermato che l'ingresso diretto a Gaza è un'opzione sul tavolo, spiegando che le truppe via terra "si stanno preparando, stanno studiando il campo ed entreranno in azione quando sarà deciso".