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“Sta picchiando la mia amica”, il figlio di Trump chiama la polizia e salva una ragazza: 22enne dichiarato colpevole

Nel gennaio 2025 Barron Trump, il figlio 19enne del presidente degli Stati Uniti, aveva allertato la polizia e salvato un’amica dalle violenze di un uomo. Il giovane, un 22enne, ora è stato dichiarato colpevole di aggressione e lesioni personali.
A cura di Eleonora Panseri
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Barron Trump
Barron Trump

"Sto chiamando dagli Stati Uniti, ho appena ricevuto una telefonata da un'amica e la stanno picchiando". Un anno fa con queste parole Barron Trump, il figlio 19enne del presidente degli Stati Uniti, ha allertato la polizia e salvato un'amica da un'aggressione, avvenuta a Londra.

Ora il 22enne russo Matvei Rumiantsev, il giovane che nel gennaio 2025 picchiò la ragazza, è stato dichiarato colpevole di aggressione con conseguenti lesioni personali durante il processo presso la Snaresbrook Crown Court, come riporta la Cnn.

Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri, Rumiantsev era geloso dell'amicizia della ragazza con Trump. Il 22enne, residente a Canary Wharf, nella zona est di Londra, è stato anche condannato per ostruzione alla giustizia.

È stato invece dichiarato non colpevole di un'accusa di stupro e strangolamento intenzionale e di un'altra di stupro e aggressione, per fatti che sarebbero avvenuti precedentemente, nel novembre 2024.

Durante il processo si è appreso che il figlio 19enne del tycoon aveva chiamato la vittima, il cui nome non è stato reso noto, il 18 gennaio dello scorso anno e poco dopo aveva contattato la polizia britannica.

"Sto chiamando dagli Stati Uniti, ho appena ricevuto una chiamata da una ragazza, la stanno picchiando", aveva detto, secondo la trascrizione della chiamata rilasciata dal Crown Prosecution Service.

Alla domanda dell'operatore su come conoscesse la donna, Trump aveva risposto: "Non credo che questi dettagli siano importanti, la stanno picchiando. L'ho incontrata sui social media, ma non credo che importi".

Pochi mesi dopo, nel maggio 2025, Trump aveva ricostruito l'accaduto in una mail inviata alla Polizia che stava indagando sul caso. Il 19enne aveva dichiarato che mentre era in videochiamata con la donna era intervenuto "un uomo a torso nudo con i capelli scuri".

La vittima della violenza, il cui nome non può essere reso noto per motivi legali, ha dichiarato ai giurati che l'intervento del giovane Trump ha contribuito a impedire a Rumiantsev di ucciderla, si legge sui media britannici.

Durante il processo il 22enne ha ammesso di essere "in una certa misura geloso" dell'amicizia della giovane con Trump, sostenendo che lui e la vittima avevano anche avuto in passato una discussione a riguardo.

La condanna per ostruzione alla giustizia è invece legata a una lettera che Rumiantsev aveva scritto dal carcere dopo l'aggressione del 18 gennaio, nella quale chiedeva alla ragazza di ritirare le accuse. La sentenza per Rumiantsev è prevista per il 27 marzo.

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