Spagna. Bimbo caduto nel pozzo: inizia la perforazione, 35 ore per conoscere il destino di Julen

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Quindici ore per perforare i due tunnel verticali, altre venti per scavare la galleria orizzontale ed entrare nel pozzo. Quasi impossibile quindi raggiungere già oggi il piccolo. Ma tutti credono ancora nel miracolo: “Ci sono casi simili in cui persone hanno resistito anche 10 giorni in quelle condizioni” dice il presidente della Federazione andalusa di Speleologia.

Nel prossime 35 ore si conosceranno le sorti del piccolo Julen, il bimbo di 2 anni, caduto in un pozzo vicino Malaga, in Spagna. A quanto si apprende, infatti, si stima di perforare i due tunnel verticali, paralleli al pozzo, in 15 ore, poi ce ne vorranno presumibilmente altre 20, per scavare la galleria orizzontale ed entrare direttamente nel pozzo dove il piccolo è intrappolato. A spiegarlo è stato in una conferenza stampa Angel García Vidal, ingegnere capo che guida i soccorsi. Le operazioni di perforazioni sarebbero dovute iniziare già ieri, ma la pioggia battente e le difficoltà di trasporto dei macchinari hanno portato a posticipare i lavori. Bisognerà comunque capire come reagiranno gli strumenti di perforazione. Se i trapani dovessero incontrare troppa roccia, sarà probabilmente necessario cambiare la ‘punta' del mezzo. La piattaforma si trova a 25 metri, bisogna scavare per altri 55 per arrivare a -80 metri, l'altezza in cui si presume si trovi Julen.

Si crede ancora nel miracolo

Un altro grosso problema è la larghezza del pozzo, appena 25 centimetri di diametro (per 110 metri di profondità). Per gli adulti è quindi impossibile infilarsi dentro la buca. Allo stesso tempo i macchinari sono stati bloccati dal suolo troppo duro e da una formazione rocciosa a due terzi della discesa. Finora, a parte le ciocche di capelli ritrovate, nessun contatto vocale è stato stabilito con Julen, finito nella voragine (non segnalata) mentre i genitori pranzavano lì vicino domenica scorsa. I due nel 2007 avevano perso il loro primogenito, che aveva 3 anni. Il presidente della Federazione andalusa di Speleologia ha però dichiarato di credere ancora nel miracolo: "Ci sono casi simili in cui persone hanno resistito anche 10 giorni in quelle condizioni”. Inoltre, secondo il Collegio degli Ingegneri e delle Strade di Malaga, “nel condotto c'è ventilazione, un motivo in più per continuare a sperare”.

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