Decine di attacchi aerei hanno colpito Aleppo nel corso della notte. Lo riferisce l'Osservatorio siriano sui diritti civili secondo cui gli attacchi hanno riguardato metà della città, quella controllata dalle forze ribelli che si oppongono al presidente Assad al Bashir. I nuovi bombardamenti fanno seguito a un'escalation di attacchi dopo l'interruzione del coprifuoco di una settimana. Bearsi Mishal, addetto alla difesa civile nella zona controllata dai ribelli, ha detto a Reuters che i bombardamenti sono continuati fino alle 6 di questa mattina: “È la stessa situazione. Specialmente la notte, i bombardamenti si intensificano, diventano più violenti, con l'uso di tutti i tipi di armi, cluster bomb, fosforo e napalm”. L'Osservatorio ha registrato finora 237 morti, tra cui 38 bambini, negli attacchi aerei su Aleppo e dintorni in una settimana.

Accuse alla Russia – Intanto è dialogo tra sordi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunito d’urgenza per discutere della situazione in Siria. Gran Bretagna e Francia hanno accusato la Russia di crimini di guerra e Mosca ha difeso la “moderazione invidiabile” di Damasco constatando comunque l'impossibilità della pace. Le parole più dure sono arrivate dall'ambasciatrice statunitense all'Onu, Samantha Power: “Ciò che la Russia sostiene e fa ad Aleppo non è lotta al terrorismo, è barbarie”, “una carneficina”, ha accusato la diplomatica Usa, secondo la quale Mosca “abusa del privilegio storico” di essere membro permanente del Consiglio Onu con diritto di veto. Il suo omologo russo Vitaly Churkin ha respinto le accuse di responsabilità di Mosca per l'impasse, attribuendole a sua volta alla coalizione internazionale guidata da Washington.

“Giorni agghiaccianti” – L'inviato dell'Onu Staffan de Mistura parla di “giorni agghiaccianti, tra i peggiori da quando è iniziato il conflitto in Siria. Il deterioramento della situazione ad Aleppo sta raggiungendo nuove vette di orrore”. De Mistura ricorda che ad Aleppo “270 mila persone sono di fatto sotto assedio da 20 giorni” e avverte che sono rimaste solo “piccole finestre di opportunità” per evitare che il conflitto peggiori ancora.