Non si ferma la repressione delle autorità russe contro i testimoni di Geova, da tempo ormai considerati un setta estremista. Nei giorni scorsi una sentenza emessa dal tribunale di Tomsk, in Siberia, ha condannato a sei anni di reclusione un membro del gruppo religioso finito in carcere l'anno scorso in una retata della polizia che aveva preso di mira diversi esponenti dei testimoni di Geova. Come gli altri fedeli già finiti nel mirino delle autorità di Mosca, l'uomo, Serghiei Klimov, è accusato di aver "organizzato una rete estremista vietata" ed è stato condannato. Il fedele era in cella dal giugno dello scorso anno perché sospettato di essere il leader di fatto di un ramo locale dei testimoni di Geova. La sua condanna è solo l'ultimo atto di un drastica repressione nei confronti dei testimoni di Geova iniziata ormai nel 2017 e che ha subito nel corso del tempo una escalation sempre più pesante fino al febbraio di quest'anno quando c'è stata una prima condanna al carcere per un esponente del movimento religioso, cui erano seguite diversi altri arresti e sentenze analoghe, con pene detentive e multe.

Una oppressione evidente che è valsa al Cremlino l'accusa di violazione della libertà di religione garantita dalla stessa Costituzione russa. Una repressione denunciata a gran voce dal gruppo religioso che opera in centinaia di nazioni nel mondo ma che è stato bandito dalla Corte Suprema russa nell’aprile del 2017.  Da allora, i suoi membri sono stati perseguiti come criminali che diffondono idee estremiste e reclutano nuovi membri quando invece la loro unica azione era professare la propria fede. Secondo i testimoni di Geova russi, oltre ai fermi ingiustificati e alle condanne mirate, la polizia russa si sarebbe resa protagonista anche di veri e propri casi di tortura. "Gli agenti hanno spogliato gli uomini, hanno messo una borsa sulla testa di ogni sospetto e l'hanno avvolta col nastro. Dopo hanno legato loro le mani dietro la schiena, gli hanno rotto le dita e li hanno colpiti al collo, ai piedi e ai fianchi" ha denunciato nei mesi scorsi il portavoce del gruppo religioso, Jarrod Lopes.