Il Regno Unito ha raggiunto un "punto di non ritorno" nella pandemia da coronavirus, simile a quello di marzo, e nelle prossime settimane, oltre all'aumento dei casi, ci sarà un incremento dei decessi: lo ha detto il professor Jonathan Van-Tam, uno dei principali consulenti scientifici del governo, citato dalla Bbc. Per Van-Tam, "la stagione ci è avversa" e il Paese si imbatterà in "venti contrari" prima dell'inverno. Nelle ultime 24 ore la Gran Bretagna ha registrato oggi 15.166 nuovi contagi di coronavirus, in crescita rispetto ai 13.864 di ieri. I morti nelle ultime 24 ore sono stati 81. Tali dati, però, secondo le previsioni di Van-Tam potrebbero essere destinati a cambiare in peggio nelle prossime settimane.

Nel Regno Unito, dunque, i blocchi e le restrizioni imposte nelle ultime settimane non hanno sortito gli effetti sperati. Secondo un report presentato dalle opposizioni laburiste, le misure  imposte negli ultimi due mesi in varie zone del Paese non hanno impedito un aumento dei contagi in 19 delle 20 aree interessate dai provvedimenti restrittivi. Nel mirino degli esperti in particolare i casi in netto aumento nel nord dell’Inghilterra dove qualcuno ha già ipotizzato nuove restrizioni ancor più severe come quelle che entreranno in vigore in Scozia dove dalle 18 di venerdì 9 ottobre, tutti i locali della Central Belt dovranno rimanere chiusi fino a domenica 25 ottobre.

Gli stessi consulenti scientifici del governo Johnson si sono detti nei giorni scorsi estremamente preoccupati dopo che il tasso di infezione da coronavirus del Regno Unito è quasi raddoppiato in una settimana. I tassi di positività dei tamponi effettivamente mostrano che ci sono stati aumenti nei casi in tutta l'Inghilterra, con picchi importanti nel nord-ovest e nord-est tra la fine di agosto e la fine di settembre; in quelle aree tuttavia le restrizioni sono state introdotte solo tra la metà di settembre e l'inizio di ottobre e quando sono state progressivamente alleggerite i contagi sono tornati a salire ovunque.