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Guerra Ucraina-Russia

Putin deride la lettera di Zelensky e rilancia la guerra, l’analisi: “Ha scelto di continuare a combattere”

Da San Pietroburgo il presidente russo ribadisce: niente tregua senza gli obiettivi di Mosca. L’analista diplomatico-militare Michael Clarke: “La distanza dalla realtà si allarga”. Keir Giles di Chatham House: “Ha scelto di continuare a combattere”. L’analisi e le interviste di Fanpage.it.
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Il presidente della Russia non vede “alcun senso” in un incontro con il leader nemico per discutere  della fine alla guerra e dice che la Russia mantiene intatti i suoi obiettivi.

La lettera di Volodymyr Zelensky? “Ah, sì: mi hanno messo davanti quel pezzo di carta e gli ho dato una scorsa. È una lettera molto rude, contiene insulti. E mi domando di cosa si parli davvero. Serve a creare le condizioni per un incontro personale? Oppure a impedire che avvenga? Penso la seconda”.

Rivolgendosi ai soldati russi, ha aggiunto: “Continuate a lavorare, fratelli”. Vladimir Putin al forum economico di San Pietroburgo ha rifiutato il faccia a faccia offertogli. Ha ribadito che vuole tutto il Donbass e altri territori. Che l’unica pace possibile dev’essere “di lungo periodo”.

E che non è interessato ad accordi smili ai vecchi Protocolli di Minsk. Il tutto, in modo sprezzante. Senza mai nominare Zelensky, definito solo “l’autore della lettera”. Lo zar non nomina mai i suoi nemici, finché sono vivi.

Prigioniero della sua guerra

“Non ha altra scelta se non restare del tutto legato a quella che resterà sempre ‘la sua' guerra, anche se molti altri nell’élite sostengono l’intera operazione”, commenta a Fanpage.it Michael Clarke, accademico britannico esperto di difesa, a lungo direttore del Royal United Services Institute (RUSI), tra i più antichi e prestigiosi centri studio di affari militari e della sicurezza.

Putin ha ignorato il fumo ancora ben visibile a meno di trenta chilometri dalla sua città natale, la seconda più grande della Russia, sul terminale petrolifero appena colpito dai droni di Kyiv. Ha ignorato che le sue truppe subiscono perdite di 30mila effettivi ogni mese (dati del ministero della Difesa ucraino), e perdono terreno anche ora che la “rasputisa” – il fango del dopo-disgelo che in primavera rallenta o blocca le avanzate di ogni epoca nelle pianure dell’Europa orientale – non c’è più e il tempo sarebbe favorevole per l’offensiva.

Ha anche minimizzato i guai dell’economia di guerra russa, ormai evidenziati dai suoi stessi ministri e dalla banca centrale: “Siamo arrivati allo stesso livello con cui i Paesi dell’eurozona convivono da anni”, ha detto, sostenendo che la Russia punta a un’economia sovrana e che, insomma, qualche prezzo lo si deve pur pagare”.

A proposito di Europa, d’accordo nel farla partecipare a negoziati. Ma solo se il mediatore va bene a Mosca. Uno come l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, insomma. Da anni sul libro paga del Cremlino. Anche qui, nessun passo avanti. E fedeltà assoluta a narrative che poco hanno a che vedere con la realtà.

Combattere comunque

“La distanza tra la narrativa del Cremlino e la realtà sul terreno continua ad allargarsi”, nota il professor Clarke. “È possibile che Putin non riceva resoconti accurati dal fronte. Potrebbe inoltre essere caduto nella trappola dell’“ultima offensiva”, senza cogliere quanto l’evoluzione della guerra dei droni renda ormai quasi impossibile una svolta decisiva per entrambe le parti”.

Riguardo all’economia. “Non è però chiaro se Putin comprenda fino in fondo quanto stia rallentando e quanto questo lo renda politicamente più esposto”. Secondo Keir Giles, associate fellow del think tank Chatam House, il presidente russo conferma i suoi consueti modi di operare: "Abbiamo già visto che, quando si sono presentate occasioni per porre fine alla guerra, ha deciso che c’era più da guadagnare continuando a combattere che congelando il conflitto”.

Se ci sono stati momenti, nello scorso mese, in cui dal Cremlino sembravano arrivare aperture – in seguito ai sempre più frequenti ed efficienti attacchi ucraini sul suolo russo e al deteriorarsi dei conti pubblici erosi dalla guerra – erano test che sono poi stati abbandonati: “A un certo punto, Putin ha deciso: combatteremo lo stesso, nonostante i danni economici che stiamo subendo”.

Cose che alla Bankova, la strada del potere a Kyiv, sapevano benissimo. “La lettera aperta non era indirizzata tanto a Putin quanto alla comunità internazionale e all’audience ucraina”, osserva Giles.

“La lettera di Zelenskyy ha avuto l’effetto di mettere in evidenza che la Russia non mostra il minimo interesse a porre fine alla guerra. Questo, di fatto, indebolisce l’argomento americano secondo cui sarebbe ancora possibile negoziare un accordo di pace. La pressione aumenta quindi su Putin e, per chi ancora ne dubitava, conferma il carattere irrazionale della guerra russa in Ucraina e il modo in cui rischia di trasformarsi in un esercizio autodistruttivo”.

Kyiv prende la parola

L’iniziativa, in questa guerra di logoramento, è passata all’Ucraina. Sulle linee di fuoco come in quelle comunicative. Sembra essere chiaro a tutti. Anche in Russia. Non a Putin. Zelensky nel suo messaggio serale ha detto: “Purtroppo, la parte russa sceglie ancora la guerra. Tutti hanno sentito la risposta. Una risposta debole”.

Kiev ha aumentato gli attacchi contro obiettivi russi. Droni ucraini hanno colpito navi cargo nei porti occupati di Mariupol e Berdiansk e nel Mar d’Azov. Le imbarcazioni, dice Kyiv, trasportavano carburante militare e grano sottratto ai territori occupati. Mosca riferisce di cinque marinai morti.

L’offerta di dialogo di Zelenskyy ha ricevuto il sostegno di alcuni alleati occidentali, tra cui Donald Trump ed Emmanuel Macron. Nei prossimi giorni il presidente ucraino incontrerà leader europei a Londra per rilanciare i tentativi diplomatici.

La platea dello zar

ll forum di San Pietroburgo, fino al 2022 affollato da grandi imprenditori e leader politici di tutto il mondo, oggi raccoglie soprattutto esponenti del Sud globale. Non sempre al massimo livello. Non sempre di Paesi disposti a chiudere i rapporti con l’Occidente per entrare definitivamente nella sfera d’influenza di un grande Paese, la Russia, che dall’Occidente ha voluto isolarsi.

L’obiettivo dei Paesi BRICS è quello di opportunità commerciali ed economiche più giuste e vantaggiose. Vogliono esser trattati alla pari dall’Occidente. Non vogliono dichiarazioni politiche. Né messaggi negativi contro Stati Uniti e Ue.

“Questo club in rapida espansione non desidera diventare unicamente pro-Cina, pro-Russia e anti-Occidente”, ha detto a Fanpage.it Christopher Weafer, capo di Macro Advisory, storica società di consulenza strategica per chi investe nell’area eurasiatica.

Dall’Occidente, a San Pietroburgo sono arrivati in pochi. C’era una delegazione americana. Guidata dal presidente della Commissione per le Belle Arti USA Rodney Cook. Con lui, la commentatrice politica di estrema destra e teorica del complotto Candace Owens – anti-femminista, anti LGBTQ+, anti “Black Lives Matter”, molte dichiarazioni apertamente antisemite – e l’attore Steven Seagal, entrambi espressisi a sostegno dell’invasione russa dell’Ucraina.

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