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Opinioni
Conflitto in Ucraina
29 Giugno 2022
13:32

Perché non si può credere alla versione russa sull’attacco al centro commerciale di Kremenčuk

Mosca ha prima affermato che si trattava di “una nuova provocazione ucraina nello stile di Bucha”, poi ha cambiato versione affermando che, a seguito di un attacco contro “un deposito di munizioni fornite dall’Occidente”, il centro commerciale situato nelle vicinanze del presunto obiettivo colpito “è stato danneggiato”. Una versione non credibile.
A cura di Daniele Angrisani
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Conflitto in Ucraina

A seguito dell’attacco missilistico russo contro il centro commerciale Amstor a Kremenčuk (città situata nella regione ucraina di Poltava, a centinaia di km dal fronte caldo del Donbass), almeno 20 civili sono stati uccisi, e decine sono i dispersi.

Il governo ucraino ha subito definito l’attacco come “un atto di terrorismo da parte russa”, ed un “attacco deliberato contro una struttura civile”.

I russi da parte loro hanno prima affermato che si trattava di "una nuova provocazione ucraina nello stile di Bucha", mettendo in dubbio che l’attacco fosse davvero avvenuto, nonostante in un articolo già pubblicato a suo tempo avevo già ampiamente dimostrato che la responsabilità russa per il massacro di Bucha fosse inequivocabile.

Successivamente Mosca ha cambiato versione, affermando che, a seguito di un attacco contro “un deposito di munizioni fornite dall’Occidente” e “della loro detonazione… il centro commerciale non funzionante”, situato nelle vicinanze del presunto obiettivo colpito, “è stato danneggiato”. Questa versione, come vedremo sotto, non è credibile.

Anche il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in maniera urgente dopo il bombardamento del centro commerciale a Kremenčuk. Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha partecipato in video conferenza all'incontro per chiedere che la Russia fosse dichiarata Stato sponsor del terrorismo, proprio a seguito dell’attacco.

Inoltre, Zelensky si è appellato anche alle autorità americane per chiedere la stessa cosa.

Ma cosa è successo davvero a Kremenčuk?

Intorno alle ore 16:00 del 27 giugno, si è verificata una potente esplosione nel centro di Kremenčuk e, quasi dieci secondi dopo, una seconda. Poco dopo è scoppiato un forte incendio all’interno del centro commerciale Amstor, che nel giro di poche ore è stato totalmente distrutto.

Secondo le autorità cittadine la sera del 27 giugno sul luogo dell'incendio sono stati trovati 19 corpi di persone morte: successivamente uno dei feriti è morto in ospedale, facendo salire il conteggio delle vittime a 20.

Circa 40 persone che si trovavano in quel momento nel centro commerciale restano disperse sotto le macerie, mentre continuano le operazioni di soccorso. Più di 50 persone si sono recate dai medici con varie ferite, per lo più ustioni di primo e secondo grado.

Il ministero dell'Interno ucraino ha riferito che l'attacco è stato effettuato con l’uso di missili Kh-22 lanciati dai bombardieri russi Tu-22 decollati dall'aeroporto di Shaykovka, nella regione russa di Kaluga.

Successivamente, le autorità di Kremenčuk hanno mostrato ai giornalisti un cratere gigante e un'officina distrutta all’interno del vicino stabilimento Kredmash per la produzione di macchinari stradali.

Il cratere si trova a circa mezzo chilometro di distanza dal centro commerciale Amstor. La sua presenza e ubicazione sembra confermare a prima vista la versione del ministero della Difesa russo. Tuttavia, non è così.

Perché la versione russa non regge?

In primo luogo, il centro commerciale Amstor, che secondo le dichiarazioni del Ministero della Difesa russo, era “non funzionante", era aperto eccome: ecco come si presentava, ad esempio, solo due giorni prima dell'attacco missilistico.

Inoltre, si è scoperto che pochi giorni prima dell’attacco missilistico russo contro Kremenčuk, i proprietari del centro commerciale avevano dato ordine di non evacuare i visitatori e i dipendenti dei negozi durante un raid aereo.

Si tratta di una cosa che dovrebbe avvenire regolarmente. Proprio per questo motivo, dunque, la procura generale ucraina ha già promesso di aprire una indagine per verificare se il comportamento dell’amministrazione del centro commerciale Amstor abbia violato la legge.

In secondo luogo, il centro commerciale è stato colpito da una esplosione diversa da quella che ha causato il cratere di Kredmash. La sequenza degli eventi è stata sostanzialmente opposta a quella esposta da Mosca: l'esplosione nei pressi del centro commerciale (che, a quanto pare, ha causato l’incendio del centro commerciale Amstor) è avvenuta dieci secondi prima dell'esplosione nell'officina della fabbrica.

Il 28 giugno sono comparsi diversi video che mostrano le immagini delle telecamere di sorveglianza del parco cittadino di Kremenčuk, che si trova proprio dietro la recinzione dell’impianto Kredmash, posizionato esattamente nel mezzo tra il parco ed il centro commerciale Amstor.

A giudicare dai video resi pubblici, le persone e gli uccelli presenti sullo stagno del parco sono stati allarmati da qualcosa, probabilmente un'esplosione più lontana. Nel giro di 10 secondi si vede una seconda esplosione più vicino.

Avendo determinato la posizione degli oggetti filmati nel video, si può stabilire che l'epicentro della seconda esplosione era all’interno dell’officina dell'impianto di Kredmash.

È impossibile posizionare con certezza l’epicentro della prima esplosione basandosi solo su questi filmati. Tuttavia, in uno dei video, si può vedere una colonna di fumo denso salire da qualche parte dietro l'impianto (approssimativamente dove si trova il centro commerciale), prima della seconda esplosione.

Il sito web indipendente russo, Meduza, afferma inoltre di aver ottenuto una fotografia scattata il giorno dell'attacco a Kremenčuk da una collina situata a circa 3 km sia dallo stabilimento Kredmash che dal centro commerciale Astor, che però non può pubblicare per non violare la legge in Ucraina.

La foto ottenuta da Meduza mostra due esplosioni simili tra loro per potenza: della prima in cui si vede il fumo causato dall’esplosione che già inizia a disperdersi, da cui si può concludere che l’esplosione che l’ha causata fosse avvenuta poco prima dello scatto della foto.

Meduza ha geolocalizzato con successo sia il luogo delle riprese, così come la posizione approssimativa delle esplosioni. La prima (dove il fumo ha cominciato a disperdersi) si trova presso il centro commerciale Amstor; la seconda invece sul terreno dell’impianto Kredmash.

Inoltre, altre foto scattate in successione per una decina di minuti dalla stessa persona, non mostrano alcuna traccia di detonazioni secondarie di munizioni, cosa che ci si sarebbe dovuto attendersi nel caso in cui fosse stato davvero colpito un deposito. Così è avvenuto, ad esempio, a Kyiv nel marzo 2022, dopo un attacco missilistico al centro commerciale Retroville, dove i militari ucraini nascondevano davvero mezzi e munizioni di artiglieria.

A giudicare dalle mappe di Google, non esistono hangar posizionati direttamente sul luogo della prima esplosione vicino al centro commerciale, dove teoricamente avrebbero potuto essere immagazzinate le munizioni occidentali di cui parla il Ministero della Difesa russo.

È possibile anche determinare con esattezza dove sia esploso il missile che ha colpito nelle vicinanze del centro commerciale Amstor, confrontando le immagini satellitari di aprile e 28 giugno 2022. Quelle di giugno mostrano non solo la distruzione completa del centro commerciale, ma anche il cratere causato dall’esplosione del missile, proprio accanto al muro che separa il territorio del centro commerciale.

Il missile russo ha colpito quindi vicino al muro dietro il quale si trovava il negozio Comfy. A conferma di questa ipotesi, c’è il fatto che proprio in questo negozio, come risulta dalle informazioni dei dipendenti del centro commerciale distrutto, si trova la maggior parte dei morti e dei dispersi.

Subito dopo l'esplosione al negozio, è scoppiato l’incendio che ha distrutto il resto del centro commerciale. Successivamente è apparso anche un altro video delle telecamere di sorveglianza che mostra il momento esatto dell’impatto del primo missile russo e che ne conferma la posizione di arrivo (queste sono le coordinate esatte).

Sulla base di tutti questi dati, si può quindi affermare con sicurezza che il primo missile sia esploso nelle immediate vicinanze del centro commerciale di Amstor, mentre il secondo (quello visto dalle telecamere di sorveglianza del parco) abbia colpito l’officina dello stabilimento di Kredmash.

Rimane solo una domanda: c'erano munizioni o equipaggiamento militare nello stabilimento di Kredmash? È quanto ha annunciato il Ministero della Difesa della Federazione Russa, ma senza fornire alcuna prova a supporto.

È difficile dare una risposta definitiva a questa domanda, ma va detto che sia le autorità ucraine che la direzione dell'impianto negano qualsiasi presenza di mezzi militari nel territorio dell’impresa, che comunque, ricordiamolo, si trova a centinaia di km di distanza dal fronte.

In nessuno dei resoconti dei giornalisti locali che si sono recati il giorno dopo nel luogo dell’attacco missilistico sono state, inoltre, notate tracce di munizioni presenti nello stabilimento colpito.

Era davvero il centro commerciale l’obiettivo dell’attacco russo?

Sulla base di quanto trovato nel luogo delle esplosioni, è però altresì difficile concludere che quello russo sia stato un "attacco deliberato" contro il centro commerciale Amstor, come affermato dalle autorità ucraine. Nessuno dei due missili, infatti, ha colpito direttamente il centro commerciale.

La sua parte più affollata – il supermercato Silpo – secondo i dipendenti del centro, è rimasta quasi intatta nei primi minuti dopo l'esplosione (anche se successivamente è stata distrutta dall’incendio venuto a crearsi).

Formalmente, le esplosioni di entrambi i missili sono avvenute sul territorio vicino l’impianto di Kredmash, ma uno dei due ha colpito nelle immediate vicinanze del centro commerciale Amstor. È logico supporre quindi che l'impianto di Kredmash sia stato quindi l'obiettivo di entrambi i missili.

Il resto può essere spiegato dalle caratteristiche dei missili usati per colpire (posto che si accetti la versione delle autorità ucraine secondo cui si trattava di missili Kh-22). Il fatto è che questi missili non sono progettati per attacchi accurati a bersagli terrestri, ma invece sviluppati negli anni '60 (e modernizzati negli anni '70) per una ristretta nicchia di utilizzo: attaccare grandi gruppi di navi e portaerei della NATO.

Missili di questo tipo hanno bassa precisione, ma possono colpire bersagli di massa più grande, grazie alla testata che è quasi il doppio di quella dei missili cruise Iskander e Kalibr, che la Russia ha più volte usato nel corso di questa guerra. Il principale vantaggio del Kh-22 rispetto ad altri missili, è il fatto che molti di questi sono stati prodotti in passato.

Ironia della sorte, quando l’Ucraina nel 1994 ha deciso di abbandonare le proprie testate nucleari e tutti i missili in grado di trasportarle, con la sottoscrizione del Memorandum di Budapest, aveva consegnato quasi 400 missili Kh-22 alla Russia.

Non si sa quanti di loro siano rimasti nei magazzini dell'esercito russo (alcuni sono stati eliminati negli ultimi decenni per inutilizzo), ma è chiaro che l'esercito russo potrà usarli ancora per mesi per effettuare attacchi contro obiettivi ucraini – e lo farà sempre di più, man mano che gli arsenali dei missili più moderni vanno ad esaurimento.

Tutto questo nonostante sia vietato usare missili così imprecisi all’interno di una zona urbana. In questo caso, come in molti altri, dunque ci sono chiari segnali di un crimine di guerra, purtroppo solo uno dei tanti commessi dalla Russia nel corso della sua invasione dell’Ucraina.

Se c’è una cosa che mostra in maniera inequivocabile il bombardamento del centro commerciale Amstor di Kremenčuk e che è il comando russo, quando sceglie i mezzi per colpire un proprio obiettivo, si concentra sempre di più solo sulla loro efficacia, a prescindere da quale possa essere il costo in termini di vite umane civili nella zona colpita.

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Daniele Angrisani, 43 anni. Appassionato da sempre di politica internazionale, soprattutto Stati Uniti e Russia. 
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