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Opinioni
9 Aprile 2022
15:22

Tutte le prove che inchiodano i russi per il massacro di Bucha

Cosa è successo a Bucha durante l’occupazione russa e prima del 2 aprile e perché è importante confutare tutte le versioni russe dimostrando in maniera inequivocabile che il massacro sia stato compiuto dall’esercito di Mosca.
A cura di Daniele Angrisani
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Sono passati ormai diversi giorni dal 2 aprile, quando sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo sono apparse per la prima volta le terribili immagini dei civili massacrati nella cittadina di Bucha nella regione di Kiyv, da poco liberata dalle truppe ucraine dopo il ritiro dei russi.

Da allora, da parte russa, si sono susseguite smentite ed accuse nei confronti degli ucraini per aver inscenato il tutto. Ne ha parlato ad esempio il rappresentante russo alle Nazioni Unite, Vasily Nebenzya, che ha definito lunedì 4 aprile il massacro di Bucha come “una provocazione inscenata ad arte” dagli ucraini.

Ma è davvero andata così? Questa analisi è composta di due parti. La prima cerca di ricostruire cosa sia successo a Bucha durante l’occupazione russa, mentre la seconda intende confutare tutte le versioni russe e dimostrare in maniera inequivocabile che il massacro sia stato compiuto dai russi.

L’analisi si basa in gran parte sul grande lavoro compiuti dalle testate giornalistiche russe indipendenti, in primis Meduza e Mediazona, nonché da open source e da informative di intelligence occidentali apparse sui media tedeschi, britannici ed americani.

Cosa è successo a Bucha?

Decine di corpi di vittime sono stati trovati a Bucha in diverse zone della città. Stando ai dati confermati dal sindaco di Bucha, Anatoly Fedoruk, fino ad ora in città sono stati trovati cadaveri di 320 persone. Di loro è stata accertata l’identità in 163 casi.

I luoghi principali in cui sono stati trovati questi cadaveri sono la fossa comune costruita sul terreno della chiesa locale di Sant’Andrea ed il seminterrato di un edificio in un campo per bambini, che era stato trasformato dai russi in una camera di detenzione, tortura ed interrogatori dei civili arrestati.

Ma soprattutto l’attenzione di tutto il mondo si è concentrata sulla via Yablonska, la strada più vicina al fiume Bucha, che divide la città di Bucha da Irpin – un’altra cittadina della periferia di Kiyv diventata famosa per il suo ponte distrutto dai bombardamenti russi attraverso il quale sono passati migliaia di profughi. In questa via sono stati trovati in totale 21 corpi.

Altri 5 o 6 corpi bruciati (probabilmente donne o bambini) sono stati trovati nella vicina via Staroyablonska, mentre altri 3 nel cortile vicino a un edificio in via Ivano-Franka. Ci sono probabilmente molti altri cadaveri sepolti velocemente in una miriade di tombe scavate nei cortili degli edifici della città e che ancora non sono stati riesumati.

Questa è la mappatura al momento più completa di tutti i ritrovamenti di cadaveri a Bucha con relative prove fotografiche e video.

Le truppe russe sono apparse a Bucha per la prima volta il 25 febbraio 2022, il giorno dopo l’inizio dell’invasione russa, ma non sono riuscite a penetrare nella città prima del 5 marzo, nonostante diversi infruttuosi tentativi alla fine di febbraio ed inizio di marzo.

Da quel momento in poi, fino al ritiro delle truppe russe avvenuto tra il 29 ed il 30 marzo, Bucha ha rappresentato la prima linea di retrovia per le truppe di Putin che hanno combattuto contro le forze ucraine, principalmente sul fronte di Irpin.

Secondo quanto affermano diversi testimoni oculari citati qui da Meduza, la composizione delle truppe russe presenti a Bucha è cambiata più volte nel corso del tempo e l’atteggiamento nei confronti dei civili è peggiorato drasticamente a partire da metà mese, in particolare nell’area dove erano stazionate le truppe russe, in via Yablonska, quando ormai era diventato evidente che era impossibile avanzare verso la capitale Kiyv.

Non è facile stabilire quando siano iniziati i massacri in via Yablonska. Secondo quanto afferma a Meduza Kateryna Ukraintseva, consigliera comunale di Bucha e membro delle Forze di Difesa territoriale, un residente del posto di nome Vitaly viveva in una casa la cui finestra affacciava proprio sulla zona della via dove successivamente sono stati trovati i morti, prima della sua evacuazione avvenuta il 10 marzo.

Secondo quanto riporta Ukraintseva al momento della sua evacuazione, non c’era ancora nessun segno di morti presenti sulla strada. Il che significa che i decessi sarebbero avvenuti tra il 10 ed il 30 marzo.

Ci sono in particolare due video apparsi sul web che sembrano mostrare possibili esecuzioni commesse dalle truppe russe: il primo, ripreso a distanza, mostra soldati russi che si trovano vicino ad una persona in ginocchio. Dopo un po’ di tempo questa persona cade per terra, come se fosse stata colpita. La geolocalizzazione di questo video è stata poi confermata in via Yablonska a Bucha.

Un secondo video invece mostra un tank russo aprire il fuoco contro un ciclista non appena girato su via Yablonska provenendo da via Vokzalna. Il corpo di questa persona e la bicicletta sono stati trovati ad aprile, proprio all'incrocio tra queste due vie.

Un racconto davvero terribile di cosa significasse vivere sotto l’occupazione russa a Bucha lo fa Alla Nechiporenko, che racconta a Meduza in che modo suo marito Ruslan è stato ucciso dai soldati russi il 17 marzo 2022.

Quel giorno alla famiglia Nechiporenko era arrivata notizia che in città sarebbe stato aperto un corridoio umanitario per la consegna di cibo e medicine. Ruslan aveva deciso di muoversi assieme a suo figlio piccolo, Yuri, perché aveva bisogno sia delle pillole per tenere sotto controllo la pressione sanguigna che della benzina necessaria per far funzionare i generatori portatili.

Si sono così mossi in bici, quando, appena entrati in via Tarasivska, sono stati fermati da un soldato russo con il passamontagna. Secondo il racconto del piccolo Yuri, che si è salvato solo per aver avuto la prontezza di fingersi morto per terra, il padre non ha avuto neanche il tempo di spiegare per quale motivo si trovassero lì che è stato freddato senza pietà dal soldato russo.

Yuri se l’è cavata solo con un braccio ferito, nonostante diversi colpi di arma da fuoco sparati anche verso di lui, racconta Alla, che poi è riuscita a scappare dall’inferno di Bucha assieme al figlio solo due giorni dopo, il 19 marzo.

Le menzogne russe sulla strage di Bucha

Per sviare le accuse di aver commesso la strage, il Cremlino ha deciso di utilizzare la stessa strategia già usata in passato, ad esempio dopo l'abbattimento del volo 17 della Malaysia Airlines nei cieli del Donbass nel 2014.

Immediatamente dopo l'incidente che vuole oscurare, il governo russo presenta una serie di spiegazioni "alternative" che spesso si contraddicono anche tra loro. L'obiettivo è semplice: seminare il dubbio, per manipolare l’opinione pubblica e dipingere la verità come una delle tante spiegazioni possibili. Vediamo ora nel dettaglio le varie versioni russe per confutarle.

I cadaveri che si muovono

La prima versione russa degli eventi di Bucha è stata pubblicata sul canale Telegram pro-Cremlino "War on Fakes". Nel post pubblicato il 3 aprile mattina si sostiene che il video dei morti in via Yablonska è una messa in scena, perché i cadaveri si sarebbero mossi: un morto alza la mano, e l'altro si alza. A dimostrazione di questo è stato allegato un video di bassa qualità, che poi è stato ripreso anche dal canale Telegram ufficiale del Ministero della Difesa russo, lo stesso giorno. La “mano che si muove” è stato ripetutamente dimostrato in realtà essere l’effetto di una goccia d’acqua presente sul vetro anteriore dell’auto, ad esempio con questa ripresa al rallentatore.

Il cadavere che "si alza" nello specchietto è invece una distorsione dovuta allo specchietto retrovisore destro dell'auto. Si tratta infatti di specchietti realizzati semisferici e, in alcuni modelli, curvi sul bordo. Anche altri corpi e oggetti, ad esempio una recinzione, sono infatti distorti allo stesso modo dallo specchio come si può vedere in questo video pubblicato su YouTube da Mediazona al minuto 00:38. Lo stesso canale Telegram "War on Fakes" ha in seguito abbandonato la versione iniziale con il cadavere che muove la mano, pur ribadendo la versione del cadavere che "si alza" nello specchio. Come se non bastasse, la sera del 4 aprile, ancora una volta “War on Fakes” ha parlato di corpi in movimento, questa volta richiamando l’attenzione sul fatto che in diverse fotografie la posizione del cadavere cambia e un cadavere scompare dal suo posto. Il canale non dice però che le foto di cui parla sono state scattate in giorni diversi: il 2 ed il 3 aprile. Ma il 3 aprile i servizi di pubblica utilità di Bucha hanno iniziato a rimuovere i cadaveri dalle strade, e questo è confermato da diverse fotografie come questa.

Si tratta di vittime dei bombardamenti ucraini

Un’altra ipotesi fatta circolare è che si tratti di vittime dei bombardamenti ucraini contro la città. Ma anche questa è assolutamente improbabile: dopo che le truppe russe hanno preso il controllo di Bucha, infatti, non ci sono stati combattimenti su larga scala in questa città. Ciò è confermato anche dalla mappa globale degli incendi che pubblica la NASA, FIRMS, sulla base di immagini satellitari: la maggior parte degli incendi a Bucha sono avvenuti alla fine di febbraio, quando ancora i combattimenti erano in corso. Dal 5 marzo fino al ritiro delle truppe russe a fine mese sono stati registrati meno di 10 incendi a Bucha contro diverse decine nella vicina Irpin, che si trovava sulla linea del fronte. Ciò suggerisce che le vittime della strage di Bucha non sono state il risultato dell'attività militare in corso.

A supporto di questa ipotesi ci sono anche le parole del sindaco di Bucha, Fedoruk, che, in una intervista concessa alla versione russa di Deutsche Welle il 7 aprile, ha affermato che “il 90% delle ferite riscontrate sui corpi dei deceduti sono dovute a colpi di arma da fuoco non a schegge di artiglieria”. Inoltre, nella giornata dell’8 aprile 2022 sono stati riesumati buona parte dei corpi presenti nella fossa comune scavata nel territorio della chiesa di Sant’Andrea a Bucha. Sulla base delle analisi dei corpi, è stato possibile affermare che 40 su 67 sono civili, e molti di questi avevano chiari segni di colpi di arma da fuoco. Alla riesumazione dei corpi hanno partecipato anche la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e l’Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione Europea Josep Borrell, entrambi in visita nella città martoriata. Infine, l’ipotesi delle vittime di bombardamenti ucraini non spiegherebbe ovviamente i cadaveri trovati in altre parti della città con le mani legate nei sotterranei, o quelli gettati nei pozzi della città.

I decessi sono avvenuti dopo il ritiro delle truppe russe da Bucha

La terza ipotesi messa in giro dai russi è quella che i decessi siano avvenuti dopo il ritiro delle truppe russe da Bucha, ovvero dopo almeno il 30 marzo. È difficile dire con precisione il momento esatto in cui i russi hanno abbandonato Bucha. Quel che è sicuro è che i cittadini di Bucha hanno notato la presenza di soldati ucraini nelle strade della città solo nel pomeriggio del 1° aprile. Quella sera il sindaco, Fedoruk, ha pubblicato un video in cui celebra sorridente la liberazione della città da parte ucraina avvenuta il giorno prima, senza menzionare la presenza di corpi per le strade della città. Questo video è stato usato dai propagandisti russi come la prova principale per affermare che si è trattato solo di una messa in scena avvenuta dopo l’arrivo dei soldati ucraini.

Ma in realtà, lo stesso giorno della pubblicazione di questo video da parte di Fedoruk era già apparso il primo video dei cadaveri su via Yablonska, pubblicato dal canale Telegram “Bucha Live”, ripreso nel pomeriggio, ovvero proprio mentre Fedoruk pubblicava il suo video su Facebook. Non è finita qui: sempre il 1° aprile sono stati girati anche altri filmati di cadaveri e distruzione in un'altra parte della città. Fedoruk inoltre aveva già rilasciato una intervista all'Adnkronos datata 28 marzo in cui affermava chiaramente che nella città di cui è sindaco avvenivano “orrori simili a quelli della seconda guerra mondiale” ed aggiungeva che “alcuni cadaveri sono lì [per strada] dall'inizio dell'occupazione, li stanno mangiando i cani affamati”. Ed anche alcuni rifugiati che erano riusciti a scappare dall’inferno Bucha avevano raccontato il 14 marzo scorso che l'esercito russo aveva minacciato di fucilarli e che quando sono andati via c'erano già cadaveri giacenti per le strade della città.

Se non bastasse questo a dimostrare che all’arrivo delle truppe ucraine i cadaveri erano già presenti per le strade della città, ci sono anche le immagini satellitari. La compagnia americana Maxar ha fornito al New York Times immagini satellitari che mostrano che su via Yablonska oggetti estremamente simili nella forma e posizione ai cadaveri riscontrati il 1° aprile c’erano già l’11 marzo. Nondimeno, alcuni blogger filo-Cremlino hanno cercato di usare l'analisi delle ombre per dimostrare che le immagini di Maxar sarebbero state scattate in realtà il 1° aprile, ovvero dopo che le truppe ucraine erano entrate a Bucha. Meduza è quindi venuta in possesso di nuove immagini riprese da un drone ucraino tra il 23 ed il 30 marzo che mostrano ancora una volta inequivocabilmente (a prova anche dell’analisi delle ombre) la presenza dei cadaveri su via Yablonska nelle posizioni e nelle forme cui verranno ritrovati ad inizio aprile, ancora mentre erano presenti mezzi e soldati russi, che si vedono chiaramente nei video fino al 29 marzo.

È stata colpa dei "neonazisti" ucraini

Questa versione integra quanto affermato dal Ministero della Difesa russo con nuovi dettagli ed afferma così: le truppe russe se ne sono andate, c'è stato un massacro a Bucha organizzato dagli stessi ucraini, poi i giornalisti sono andati lì, hanno filmato tutto ed incolpato la Russia. Il primo a parlarne è stato un giornalista della Komsomolskaya Pravda Alexander Kotz. Ha richiamato l'attenzione sul fatto che alcuni dei cadaveri indossavano fasce bianche. Si tratta del colore usato da parte dell'esercito russo per determinare "amici o nemici", mentre gli ucraini indossano il blu o il giallo. Secondo Kotz, quindi, a causa di questi bracciali, i combattenti della difesa territoriale o altre formazioni militari ucraine hanno massacrato i civili, considerandoli nemici o collaboratori dei russi. Alcuni dei cadaveri hanno davvero delle bende bianche sulle braccia: sono stati infatti costretti a indossarle da parte dall'esercito russo, come hanno riferito i profughi che sono riusciti a lasciare Bucha che hanno rilasciato l’intervista del 14 marzo di cui abbiamo parlato in precedenza.

Inoltre, tra i morti ci sono persone sia con che senza le fasce bianche. Nella foto che Kotz cita come esempio, la fascia bianca è presente su una sola delle vittime riprese. Tutto questo, chiaramente non basta per affermare che tutti coloro che indossavano bende bianche sono stati uccisi per vendetta. Per questo motivo, Kotz ed altri commentatori filorussi hanno come ulteriore prova un video pubblicato sul canale Telegram di Sergei Korotkikh, noto come “Botsman”, in cui un membro del suo gruppo cammina per le strade di Bucha chiedendo: "Ci sono quei ragazzi laggiù senza la fascia blu, possiamo sparargli?". "Prova", gli risponde la voce fuori campo.

Ma un argomento del genere può sembrare convincente a prima vista solo se omettiamo il fatto che il video in oggetto è stato ripreso il 2 aprile, ovvero il giorno dopo che i giornalisti occidentali avevano già iniziato a riprendere le vittime dei massacri commessi a Bucha. Inoltre, dal video di Botsman si può anche indovinare a cosa si riferisce il combattente militare quando fa la domanda di prima. Verso di lui arriva infatti un militare in uniforme nera senza nastro sulla manica, che entra nell'inquadratura pochi secondi dopo la famigerata domanda. Infine, i commentatori filorussi hanno accusato anche la Polizia Nazionale ucraina di aver ucciso civili, usando come prova un filmato pubblicato sul loro account ufficiale di Facebook la sera del 2 aprile in cui afferma tra le altre cose che le forze di polizia "hanno iniziato a ripulire Bucha da sabotatori e complici delle truppe russe". Anche in questo caso però c’è un problema temporale: il 2 aprile era infatti già passato un giorno dal ritrovamento dei primi corpi e dalle immagini che hanno fatto il giro del mondo, come abbiamo già visto. Infine, il quotidiano tedesco Der Spiegel ha riferito il 7 aprile che l'intelligence tedesca aveva intercettato alcune comunicazioni radio di soldati dell'esercito russo, in cui si è discusso apertamente anche dell'uccisione di civili a Bucha. Secondo le valutazioni dell’intelligence tedesca queste uccisioni facevano parte di una "strategia chiara" da parte russa per "intimidire la popolazione civile e cercare di sopprimere la resistenza".

Nonostante l’enormità di prove che dimostrino il contrario, la pervasività delle menzogne russe è tale che, come ha affermato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una intervista concessa a BILD l’8 aprile 2022, anche un capo di governo dell’Unione Europea gli ha chiesto di fornire le prove inoppugnabili che non si sia trattato di una messa in scena da parte ucraina.

Secondo fonti ucraine, a chiederlo sarebbe stato il Primo Ministro ungherese, Viktor Orban, ampiamente riconosciuto come il più filorusso tra i capi di Stato e di governo dell’Unione Europea. È quindi più importante che mai confutare integralmente tutte le menzogne russe per riaffermare la verità su quanto successo, nella speranza che un giorno coloro che ne sono stati responsabili rispondano di questi crimini dinanzi ad una corte penale internazionale. Solo così tutte queste vittime potranno finalmente avere giustizia.

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Daniele Angrisani, 43 anni. Appassionato da sempre di politica internazionale, soprattutto Stati Uniti e Russia. 
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