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Guerra in Ucraina
13 Marzo 2022
09:01

“Perché non ci sarà nessun golpe contro Putin”: parla Yavlinsky, il politico che sfidò lo Zar

Il leader di “Yabloko” definisce «mafioso» il regime e prevede un futuro doloroso per la Russia, dove “si vive nella paura”. Ma considera Navalny un avversario politico. Il fronte anti-Cremlino resta disperso e frammentato. E può far poco.
A cura di Redazione
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Questo articolo non è firmato a tutela del nostro inviato a Mosca, dopo l'approvazione di leggi contro la libertà di stampa in Russia

Un colpo di stato che destituisca Putin è “impossibile”, perché il sistema che ha costruito è “una corporazione mafiosa” e sia chi vi partecipa che chi lo subisce “vive nella paura”. Quella che vediamo in Ucraina è “una tragedia che andrà avanti a lungo”. L’opposizione russa è frammentata e può solo “essere onesta e dire la verità su quel che succede”. Navalny? Ha idee simili a quelle di Putin. Non le manda a dire Grigory Yavlinsky, il liberal democratico che sfidò il capo del Cremlino alle presidenziali del 2000 definendolo, già allora, un pericolo per la Russia. Economista, si batté contro le liberalizzazioni selvagge degli anni ’90. «Sono la radice di quel che succede ora», dice. Vecchia volpe della politica, a capo del partito "Yabloko", è stato spesso accusato di essere un oppositore soltanto di comodo. Certamente, oggi deplora senza mezzi termini le azioni di Putin in Ucraina e la “totalitarizzazione” del regime. Yavlinsky ci riceve nel suo ufficio al primo piano del quartier generale di “Yabloko”, un edificio storico sulla Pyatnytskaya – nel centro di Mosca.

Isolata dal resto del mondo, con le sanzioni che cominciano a mordere e niente più media indipendenti: la Russia è condannata a un futuro drammatico?

Sì. Ci aspettano i tempi più difficili da trent’anni a questa parte. Da tutti i punti di vista. Il tasso d’inflazione salirà fino al 20-25%; ci saranno problemi gravi con il deprezzamento del rublo, che potrebbe diventare non convertibile; la disoccupazione aumenterà in modo sensibile perché molte aziende stanno lasciando il Paese.

Cosa può fare l’opposizione, mentre il regime diventa tanto autoritario da ricordare quello sovietico?

Essere onesta, dire la verità. Nel modo più aperto possibile. È quello che facciamo, e lo faremo sempre più. Anche se oggi si rischia la galera.

Perché l’opposizione è sempre così frammentata, in Russia? Non c’è mai stato un blocco coeso anti-Putin.

Non abbiamo una cultura politica sviluppata. E c’è una ragione precisa: le riforme degli anni ’90 hanno creato un sistema in cui si mischia la proprietà con l’autorità, un sistema corporativo di tipo mafioso, in cui la proprietà è una cosa sola col potere.

Lei al tempo lottò contro quelle riforme…

Formammo un partito per contrastarle. Perché in un sistema dove il potere e la proprietà sono la stessa cosa non ci saranno mai media indipendenti né un sistema giudiziario indipendente. Non ci sarà mai una divisione dei poteri. Non ci sarà un vero parlamento, né vere elezioni. Negli anni ‘90 Il tentativo di trasformare la Russia post-sovietica in un sistema moderno fallì. La colpa è di tutti noi. Dei russi, e non solo.

Quindi le radici del regime di Putin sono proprio in quegli anni ’90 di cui lui si è presentato come la nemesi?

Certo che sì. Fu scelto da Yeltsin come suo successore proprio per conservare quel sistema. Sapevano benissimo che si era fatta una privatizzazione criminale delle maggiori attività ex-sovietiche: avevano creato un’oligarchia, una joint venture tra business, proprietà e potere,. Una    grande corporazione unica. Per difenderla, portarono al Cremlino Putin. Quello che vediamo oggi non è che il risultato di un sistema creato negli anni ’90.

E come lo definirebbe, oggi, questo regime?

Un regime super-autoritario che sconfina nel totalitarismo. Dopo i cambiamenti alla costituzione fatti nel 2020 ha iniziato a trasformarsi in una specie di totalitarismo moderno. Moderno perché le nuove tecnologie lo fanno sembrare diverso dai totalitarismi del passato. Ma la sostanza è che la gente vive nella paura.

Lei ha criticato le posizioni politiche dell’uomo che nel mondo è considerato l’unico grande oppositore di Putin: Alexey Navalny. Non crede che con la statura morale che si è guadagnato tramite le su sofferenze e la sua prigionia sarebbe il leader ideale di una Russia senza Putin?

È in prigione, non vorrei in alcun modo attaccarlo. Ma il fatto è che lui è un nazionalista di sinistra, io sono un liberal-democratico. Per questo lo critico. E anche perché fu a favore della guerra contro la Georgia, nel 2008. E oggi la Russia con l’Ucraina fa quel he fece con la Georgia.

Lui dice di aver maturato idee diverse, da allora. 

Non è vero, quel che disse allora lo sottoscrive. oggi. Vorrei molto avere un dibattito con lui, faccia a faccia.

Speriamo che possiate averlo presto, questo dibattito.

Comunque Navalny – col suo appello allo smart voting (l’invito a votare chiunque possa portar via seggi a Russia Unita, il partito di Putin, ndr) ha portato consensi ai comunisti, che ora sostengono sia la guerra che la liquidazione di Memorial (Ong che indaga sui delitti dello stalinismo e sostiene i diritti umani nelle aree di conflitto, ndr). E dirò di più: non vedo molta differenza fra Navalny e Putin: se fosse al potere si comporterebbe in modo analogo.

Resta il fatto che Navalny ha lottato come un leone contro la corruzione del regime e contro Putin. E invita a scendere in piazza contro quel che succede in Ucraina. Ma cambiamo argomento: quale ruolo potrà avere la Russia nell’alleanza sempre più stretta con la Cina? 

La Cina farà i suoi interessi. Credo che la Cina riconosca come pari solo un Paese: gli Stati Uniti, il suo grande competitor. Gli altri sono in una zona grigia. La Russia, poi, con l’1,8% del prodotto interno lordo mondiale… ho paura che non sia proprio il maggior interesse della Cina. Intanto, Pechino ha detto chiaramente che sostiene la piena sovranità dell’ Ucraina.

Pensa che ci potranno mai essere relazioni normali tra Mosca e Kyiv, se nel futuro esisterà ancora un’Ucraina?

Quella che vediamo è una tragedia che purtroppo andrà avanti ancora per molto tempo. Una tragedia anche personale per me, che in Ucraina ci sono nato. Difficile immaginare quali potranno essere gli sviluppi e quale l’esito. Il problema di fondo, per Putin, è che l’Ucraina vuole essere un Paese europeo. Con alternanza al potere, sistema giudiziario indipendente e un vero parlamento. Uno stato dove c’è certezza del diritto. E questo Putin non può accettarlo. Ecco perché ha lanciato l’ “operazione militare”. Perché se l’Ucraina diventa una moderna democrazia europea, il giorno dopo i cittadini russi vorranno fare lo stesso. Questo distruggerebbe la corporazione di cui Putin è a capo. Distruggerebbe il potere autoritario in Russia. Peccato che l’Europa, quando poteva, nel secondo decennio del secolo, e ancora nel 2014, non abbia lanciato un “Piano Marshall” per sviluppare l’Ucraina. Ciò avrebbe aiutato a cambiare anche la Russia.

Alcuni personaggi vicini al potere son rimasti scioccati dal lancio dell’”operazione militare” in Ucraina. Non credevano che Putin l’avrebbe mai fatto. Non lo volevano. Potrebbe esserci una “rivolta dei boiari” contro lo zar?

Impossibile, in questo sistema. Tutte le proprietà dei personaggi che si arricchiscono grazie al regime di fatto appartengono allo stato. Loro sono solo dei manager. Non sono i veri proprietari. Hanno tantissimi soldi. Ma in un attimo il regime può toglier loro tutto e sbatterli in prigione. Come successe a Khodorkovsky (Mikhail Khodorkovsky, arrestato nel 2003, perse la sua azienda petrolifera e rimase dieci anni in carcere, ndr). Nessuno di loro vuol finire così.

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