Buone notizie in arrivo dall'Ema: secondo l'Agenzia europea del farmaco, che sta monitorando da vicino la cosiddetta variante indiana del Coronavirus, ci sarebbero evidenze scientifiche che confermano che i vaccini a mRNA, come quelli realizzati da Pfizer e Moderna, sarebbero in grado di neutralizzare questo tipo di mutazione. Lo hanno annunciato gli esperti dell'Agenzia nel corso della conferenza stampa di oggi sugli ultimi aggiornamenti relativi all'evoluzione della pandemia nei 27 stati membri, anche se gli studi continuano per averne ulteriore conferma. "Stiamo cercando di capire se anche i vaccini a vettore virale, come AstraZenaca, possano funzionare. Pertanto stiamo raccogliendo evidenze direttamente dall'India dove questo siero è in fase di somministrazione. Ma in generale siamo fiduciosi che tutti i tipi di vaccino saranno in grado di coprire contro questa variante", ha aggiunto Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccinale di Ema. Solo ieri l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha riclassificato ufficialmente la variante B.1.617, identificata in India, da "variante di interesse" a "variante di preoccupazione". Gli esperti riferiscono che da studi preliminari sembra che questa mutazione si trasmetta in modo più facile rispetto al ceppo originale, ma ora potrebbe essere neutralizzata dai vaccini a mRNA.

L'efficacia dei vaccini ad mRNA come Pfizer e Moderna sulla variante indiana è rassicurante soprattutto ora che quest'ultima sta cominciando a diffondersi sempre di più in Europa, Italia inclusa, dopo aver portato nelle ultime 8 settimane ad un intenso aumento dei contagi in India. È quanto emerge dall'ultimo report elaborato dal Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), secondo cui di questa variante sono stati individuati tre sottotipi, B.1.617.1, B.1.617.2 e B.1.617.3, di cui i primi due segnalati nel Vecchio Continente. Di questi, il secondo, che sta diventando dominante in India da metà aprile, si sta diffondendo rapidamente anche in Europa. Secondo Francesco Broccolo, virologo dell'Università Bicocca di Milano, "il dato positivo è che il sottotipo 2 non presenta la mutazione E 484 Q, presente negli altri due sottotipi e nelle varianti sudafricana e brasiliana, e capace di sfuggire agli anticorpi neutralizzanti del virus".