Il primo ministro olandese Mark Rutte non ha salutato per l’ultima volta la madre che stava morendo per rispettare le restrizione stabilite dal governo per contrastare la pandemia di coronavirus. La madre di Rutte, 96 anni, è morta il 13 maggio scorso in una casa di cura a L’Aia, quasi due mesi dopo che il governo aveva chiuso al pubblico queste strutture per evitare la diffusione del contagio. La triste notizia che ha interessato in prima persona Rutte è stata diffusa ieri mentre in Gran Bretagna il premier Boris Johnson viene travolto dalle critiche per aver difeso il suo braccio destro e principale consigliere Dominic Cummings, il quale ha violato le restrizioni per il coronavirus per farsi aiutare dai propri genitori durante la malattia. La notizia che riguarda il consigliere britannico, inizialmente diffusa dai media, è stata poi confermata dall’ufficio stampa di Johnson, che però ha appunto difeso Cummings spiegando che il suo spostamento era in qualche modo giustificato e innescando così la polemica.

La pandemia di coronavirus in Olanda

“Il primo ministro ha rispettato tutte le direttive”, ha detto invece il portavoce di Rutte quando gli è stato chiesto se il premier avesse visto la madre prima di morire. Rutte aveva annunciato la morte della madre dicendo che “oltre alla grande tristezza e a tutti i ricordi affettuosi, la mia famiglia e io siamo grati per il fatto che abbiamo potuto averla con noi per così tanto tempo”, aggiungendo quindi di poter affrontare questa perdita in pace. La madre di Rutte, a quanto si apprende, non sarebbe morta di Covid-19, anche se era scoppiato un focolaio nella casa di cura che la ospitava. L’Olanda ha adottato un “lockdown intelligente” in risposta all’epidemia da Coronavirus. L’obiettivo è stato quello di attenuare i costi sociali, economici e psicologici dell’isolamento sociale e rendere più gestibile il ritorno alla normalità. Finora il Paese ha registrato 5.830 decessi legati al Covid-19 e 45.445 contagi.