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Noelia Castillo è morta: l’eutanasia dopo lo stupro, l’attesa di 601 giorni e l’ultima notte con la mamma

Noelia Castillo è morta con suicidio assistito dopo un’attesa di 601 giorni. La 25enne aveva chiesto l’iniezione dopo essere rimasta paralizzata in seguito a un tentativo di togliersi la vita dopo una violenza di gruppo subita nel 2022.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Noelia Castillo Ramos in una foto di qualche anno fa
Noelia Castillo Ramos in una foto di qualche anno fa

Ha ricevuto l'iniezione per il suicidio assistito Noelia Castillo, la 25enne che era rimasta paraplegica dopo un tentativo di togliersi la vita fatto in seguito a una violenza sessuale che ne aveva segnato la psiche. La giovane ha ricevuto l'iniezione presso la struttura di assistenza per anziani Sant Pere de Ribes (Barcellona) dopo oltre un anno e mezzo di attesa. Ben 601 giorni, secondo quanto scrvie El Paìs.

La 25enne ha trascorso la sua ultima notte prima di morire in compagnia per la madre nella Rsa nella quale viveva da quando era rimata paralizzata. Nel suo testamento aveva chiesto di poter indossare un bell'abito e di avere un bel make-up. "Voglio morire bella, indosserò il mio vestito preferito e mi truccherò", aveva detto, sottolineando di voler però essere sola al momento dell'ultima iniezione. A cercare fino all'ultimo di fermare la procedura è stata l'associazione ultra-religiosa Avvocati Cristiani, che ha tentato fino all'ultimo di imporre il volere del padre della ragazza, che si era opposto alla decisione.

La giovane soffriva psicologicamente per quanto le era accaduto dal 2022, dopo la violenza che aveva subito in un locale e il seguente tentativo di togliersi la vita. Noelia rientrava perfettamente nei casi contemplati dalla legge sull'eutanasia "Legge organica di regolazione dell’eutanasia" (LORE). Secondo la norma, infatti, il paziente deve essere maggiorenne, capace di intendere e di volere e fare una richiesta libera, informata e ripetuta nel tempo. Il paziente deve dimostrare di soffrire gravemente per problemi cronici e impossibilitanti, oppure di avere malattie gravi e incurabili. La sua condizione deve essere dunque irreversibile ed essere causa di sofferenze considerate intollerabili. In questi casi, la richiesta deve essere valutata e approvata da medici e una commissione di controllo pubblica.

Per ottenere il suicidio assistito, Castillo ha dovuto attendere 601 giorni e in questo lasso di tempo, è stata la protagonista inconsapevole di una lunga battaglia legale. Il padre ha infatti cercato di revocare la sua richiesta tramite lo studio legale Christian Lawyers. Cinque tribunali hanno però respinto la richiesta. Noelia aveva commentato i tentativi definendoli un modo di ostacolare una libera scelta. "Voglio andarmene ora in pace e smettere di soffrire, punto e basta" aveva spiegato la 25enne in un programma televisivo. Giovedì, la sua richiesta e i suoi diritti sono stati esauditi e portati a compimento.

Alle 18, quando Noelia ha ricevuto l'iniezione, alcune decine di persone si sono radunate fuori dalla residenza dell'ospedale Sant Camil. L'incontro è durato un'ora ed è stato organizzato da Christian Lawyers: le persone si sono presentate per "pregare insieme" con i loro rosari. Presente anche la deputata del partito di estrema destra Vox, María García Fuster, che si è presentata davanti alla struttura Sant Camil per "esprimere le sue condoglianze".

Noelia ha trascorso l'ultima notte con la mamma, che le è stata accanto in tutto il percorso. Con lei sono arrivati anche altri familiari come la nonna. Nelle sue ultime volontà, aveva espresso il desiderio di indossare un bell'abito per i suoi ultimi momenti e di ricevere l'iniezione da sola, nella sua stanza. La data per il suicidio assistito era inizialmente stata fissata per il 2 agosto 2024, ma la battaglia legale intrapresa dal padre e la discussione politica innescata dalla storia della 25enne hanno costretto Noelia ad aspettare fino a ieri, giovedì 26 marzo 2026. La sua decisione è rimasta immutata per tutto il tempo.

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