Giornata nera per gli Stati Uniti dopo l'assalto al Congresso da parte dei sostenitori di Trump, nel giorno della ratifica della vittoria del nuovo presidente Joe Biden, un passaggio formale necessario, dopo le elezioni del 3 novembre. I violenti, dopo un comizio del presidente uscente Donald Trump, hanno assediato Capitol Hill, costringendo a sospendere la seduta. Pesantissimo il bilancio con quattro le vittime, e tredici feriti.

Camera e Senato hanno bocciato gli ultimi ricorsi contro l'elezione di Biden alla presidenza degli Stati Uniti e, poi, sotto la presidenza di Mike Pence, il Congresso statunitense ha ripreso la seduta. Dopo le interruzioni dovute alla sommossa, con 306 voti elettorali a favore, il Congresso in seduta congiunta, ha certificato l'elezione di Joe Biden a 46esimo presidente degli Stati Uniti e di Kamala Harris a vicepresidente.

Il vice consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, Matt Pottinger, ha rassegnato le dimissioni come risposta alla reazione del presidente, all'assalto. Trump infatti non ha condannato le violenze, ma si è limitato a invitare i suoi sostenitori a tornare a casa. La Cnn ha riferito che diversi altri alti funzionari, tra cui il consigliere per la Sicurezza nazionale, Robert O'Brien, e il vice capo di gabinetto, Chris Lidddel, stanno valutando di dimettersi. E, secondo i media, si sta rafforzando l'ipotesi di invocare il 25/o emendamento per rimuovere Donald Trump. Intanto Twitter e Facebook hanno bloccato l'account del Tycoon.

I violenti, come racconta la Cnn, hanno forzato le transenne di metallo e hanno camminato per ore per la struttura. Trump ha inviato la National Guard a Washington "con altri servizi di protezione federale", secondo il portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany. Secondo il Pentagono l'intera Guardia nazionale dello Stato è stata attivata dal Dipartimento della Difesa.

Ma a quanto si apprende sarebbe stato Mike Pence, e non Donald Trump, ad approvare l'ordine di dispiegare la Guardia nazionale della capitale dopo l'assalto. È quanto scrive il New York Times. Non è chiaro perché non sia stato il presidente, che è ancora il commander in chief. L'impressione è che Trump sia stato tagliato fuori dalla catena di comando: il capo ad interim del Pentagono Christopher Miller ha detto di aver parlato delle proteste solo con Pence, la speaker Nancy Pelosi, i leader dem e repubblicano al Senato Chuck Schumer e Mitch McConnell.

Il paragone con Black Lives Matter

In molti hanno però messo a paragone le proteste di ieri sera con quelle che erano state innescate dal movimento Black Lives Matter. Non è stato predisposto in questo caso, a differenza di quanto fatto a giugno durante le manifestazioni di Black Lives Matter, l'uso di mezzi corazzati o elicotteri.

Il Black Lives Matter Global Network, una delle organizzazioni più note che combattono per i diritti dei neri, ha descritto le rivolte di ieri come un "colpo di stato". Il gruppo ha detto che si è trattato di "un altro esempio dell'ipocrisia nella risposta delle forze dell'ordine del nostro paese alla protesta".
"Quando i neri protestano per le nostre vite, siamo troppo spesso accolti da truppe della Guardia Nazionale o polizia equipaggiate con fucili d'assalto, scudi, gas lacrimogeni ed elmetti da battaglia", ha detto il gruppo in un comunicato. "Non lasciatevi confondere, se i manifestanti fossero neri, saremmo stati colpiti da gas lacrimogeni, picchiati e forse colpiti". Lo scorso giugno migliaia di manifestanti a Washington, dopo la morte di George Floyd, il 46enne afroamericano deceduto dopo essere stato fermato in modo violento dalla polizia, hanno dovuto fare i conti ripetutamente con gas lacrimogeni. Alla fine ci furono 88 arresti. Mentre ieri sera il capo del dipartimento di Polizia metropolitana Robert Contee ha fatto sapere che i suoi agenti hanno effettuato 52 arresti, 26 dei quali sono stati fatti nell'area del Campidoglio.

E se nelle immagini delle proteste dello scorso giugno si vedono membri della Guardia Nazionale DC, armati e con indosso uniformi mimetiche, levarsi in piedi sui gradini del Lincoln Memorial, mentre andava avanti una protesta pacifica dopo diversi giorni di manifestazioni, durante gli eventi di ieri sera i rivoltosi erano già entrati nell'edificio prima ancora che la Guardia Nazionale DC fosse attivata.

"Non si tratta di un fallimento nella sicurezza, ma di un fallimento della volontà politica di fare qualcosa", ha denunciato l'ex commissario di polizia di Boston, Edward F. Davis, citato dal Boston Globe.

Un funzionario delle forze dell'ordine federali ha detto alla CNN che la Guardia Nazionale DC non doveva essere utilizzata per proteggere le strutture federali e l'amministrazione Trump aveva deciso all'inizio di questa settimana che sarebbe stato compito delle forze dell'ordine civili.