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4 Gennaio 2021
12:11

Negata la richiesta di estradizione per Julian Assange: “È a rischio suicidio”

È stata rifiutata la richiesta degli Stati Uniti di estradare Julian Assange. La decisione è stata presa dal giudice distrettuale Vanessa Baraitser che ha motivato la decisione sulla base delle preoccupazioni per la salute mentale di Assange, che sarebbe a rischio suicidio.C’era attesa nel Regno Unito per la decisione da parte del tribunale sull’estradizione del fondatore di WikiLeaks.
A cura di Susanna Picone
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Rifiutata l’estradizione di Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks. La decisione è stata presa dal giudice distrettuale Vanessa Baraitser che ha motivato la decisione sulla base delle preoccupazioni per la salute mentale di Assange perché negli Stati Uniti dovrebbe stare in isolamento e sarebbe a rischio suicidio. C’era attesa nel Regno Unito per la decisione da parte del tribunale sull’estradizione del fondatore di WikiLeaks. I pubblici ministeri statunitensi hanno incriminato Assange per 17 accuse di spionaggio e un’accusa di uso improprio del computer, accuse che comportano una pena massima di 175 anni di prigione. Alcuni sostenitori avevano appeso cartelli e striscioni di solidarietà fuori dal tribunale. Dopo la sentenza è scoppiata l'esultanza dei sostenitori: "Non estradare Assange, il giornalismo non è un crimine", "Libera la verità, libera Assange", recitavano alcuni degli striscioni. La giudice Vanessa Baraitser, della corte penale londinese di Old Bailey, ha detto di ritenere "dimostrato" che l'australiano presenta un rischio di suicidio e che potrebbe togliersi la vita se processato negli Stati Uniti.

La compagna di Assange: "Estradarlo sarebbe disastroso"

La decisione di estradare il fondatore di WikiLeaks negli Stati Uniti sarebbe "politicamente e legalmente disastrosa per il Regno Unito", aveva detto Stella Moris, la compagna di Julian Assange, in una lettera pubblicata dal Mail on Sunday. Il giornalista, 49 anni, è accusato di aver violato "l'Espionage Act" attraverso la pubblicazione di documenti diplomatici e militari segreti nel 2010. Per la compagna di Assange, che ha avuto due figli con lui e che oggi era presente per la sentenza, la decisione di consentire l'estradizione non sarebbe solo una "farsa impensabile" per il partner, ma danneggerebbe il diritto alla libertà tanto sostenuto in Gran Bretagna. "Riscriverebbe le regole di ciò che è lecito pubblicare" e "congelerebbe il dibattito libero e aperto sugli abusi commessi dal nostro stesso governo e anche di molti altri governi stranieri", così nella lettera.

Amnesty International: "Processo alla libertà di espressione"

"Imminente decisione per l'estradizione di Julian Assange, sotto processo per il suo lavoro di giornalismo investigativo con Wikileaks. Processarlo per questo significa processare il diritto alla libertà di espressione", aveva scritto su Twitter Amnesty International prima della decisione del tribunale Old Bailey di Londra. "Gli Usa devono annullare tutte le accuse contro Assange, incluse quelle di spionaggio relative alle attività di pubblicazione di documenti nell'ambito del suo lavoro con Wikileaks. Gli incessanti tentativi del governo Usa di processare Julian Assange per aver reso pubblici documenti riguardanti anche possibili crimini di guerra commessi dalle forze armate statunitensi non sono altro che un assalto su larga scala al diritto alla libertà d'espressione", così ancora l'organizzazione. Il 49enne è attualmente detenuto nella prigione di massima sicurezza di Belmarsh sulla base della richiesta di estradizione degli Stati Uniti per accuse che derivano direttamente dalla pubblicazione di documenti segreti nell'ambito del suo lavoro. "Ci opponiamo fermamente all'eventualità che sia estradato o trasferito in ogni altro modo negli Usa, dove rischia di subire gravi violazioni dei diritti umani, tra cui condizioni di detenzione che potrebbero equivalere a tortura e altri maltrattamenti, come un prolungato isolamento. Il fatto che sia stato obiettivo di una campagna ostile promossa da funzionari Usa fino ai più alti livelli compromette il suo diritto alla presunzione di innocenza e lo espone al rischio di un processo iniquo", sottolinea Amnesty International. La pubblicazione di documenti nell’ambito del suo lavoro con Wikileaks "non dovrebbe essere punita, perché tale attività riguarda condotte che il giornalismo investigativo svolge regolarmente nell'ambito professionale. Processare Julian Assange per questi reati potrebbe avere un effetto dissuasivo sul diritto alla libertà di espressione, spingendo i giornalisti all’autocensura per evitare procedimenti giudiziari". Amnesty International ha promosso una campagna online per chiedere la scarcerazione dell'australiano e la protezione del diritto alla libertà di espressione, rivolta al ministro della Giustizia statunitense.

Le accuse contro Assange

Il caso contro Julian Assange si origina alla diffusione di migliaia di documenti riservati riguardanti le guerre in Iraq e Afghanistan tra il 2010 e il 2011. Secondo gli accusatori, Assange avrebbe aiutato l'analista della difesa americana Chelsea Manning a violare il cosiddetto "Espionage Act" statunitense, la legge contro lo spionaggio, per pubblicare i documenti. Da parte sua Assange ha sempre negato di aver collaborato con Manning per violare una password nei computer del dipartimento della Difesa Usa e ha sempre sottolineato come non vi siano prove che la sicurezza fisica di alcuno sia mai stata messa in pericolo dalle sue azioni, punto invece contrastato dall'accusa. La difesa argomenta che le accuse sarebbero politicamente motivate, e che Assange sia perseguito legalmente a causa della pubblicazione da parte di Wikileaks di documenti che hanno evidenziato ripetute violazioni dei diritti umani e crimini di guerra da parte delle forze armate statunitensi.

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