La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento in favore dei familiari dei caduti di Nassirya a carico dell'ex generale Bruno Stano, comandante della missione italiana in Iraq nel 2003, quando il 12 novembre un camion kamikaze provocò la morte di 28 persone, tra i quali 19 italiani (12 militari dell'Arma, cinque dell'Esercito e due civili). L’ex generale Stato è ritenuto responsabile di aver "sottovalutato" l'allarme su un attentato "puntuale e prossimo" alla nostra base e per la "complessiva insufficienza delle misure di sicurezza". Stano dovrà dunque risarcire le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya. Bruno Stano avrebbe sottovalutato il pericolo in cui si trovavano i militari italiani e per questo era stato già condannato dalla Corte d'Appello di Roma a risarcire le famiglie delle vittime.

Assolto il colonnello dei carabinieri George Di Pauli – I giudici della Terza sezione civile di Piazza Cavour hanno inoltre confermato l’assoluzione per l’allora colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, attualmente generale e all’epoca responsabile della base Maestrale. Secondo quanto emerso dai processi, Di Pauli tentò di far salire il livello di guardia e di protezione ma dai superiori non ottenne le misure sperate.

Le reazioni – “Grande vittoria dopo sedici anni di battaglia giudiziaria in tutte le sedi, ora ci rivarremo su Stano che è l'unico condannato in quanto la responsabilità del Ministero della Difesa è stata esclusa perché la sottovalutazione dei rischi è stata grave”, il commento dell’avvocato di parte civile Francesca Conte. "La sentenza pone fine a un iter giudiziario lunghissimo e molto articolato e accerta, in maniera definitiva, l'obbligo risarcitorio del generale Spano", le parole all’Adnkronos dell'avvocato Rino Battocletti, legale di una quindicina di feriti scampati alla strage di Nassiriya. "Da questo punto di vista non si può che esprimere soddisfazione rispetto a una vicenda che avrebbe dovuto trovare già una soluzione soddisfacente per i feriti e i familiari delle vittime", così ancora il legale.