Rohingya in fuga dal Myanmar al Bangladesh @Getty Images).
in foto: Rohingya in fuga dal Myanmar al Bangladesh @Getty Images).

Civili del gruppo Rohingya in fuga sulla frontiera del Myanmar, il paese indocinese che giovedì ha visto un'escalation degli scontri dopo le azioni di guerriglia rivendicate dall'Arsa (Arakan Rohingya Salvation Army). Colpi di mortaio e di mitragliatrici contro civili che da venerdì sono bloccati sulla frontiera di Ghunhum, fermi su quel valico per i combattimenti scatenatisi nello stato di Rakhine. I Rohingya rappresentano una minoranza musulmana che conta circa un milione di persone su una popolazione complessiva che supera i 50 milioni a maggioranza buddista.

Rappresentanti dei Rohingya riportano notizie di case bruciate e uccisioni da parte dei militari del Myanmar, paese guidato dalla Nobel per la pace Aung San Sun Kyi, ma determinato ad una rappresaglia durissima contro chi ha mosso battaglia giovedì scorso. In queste ore migliaia di Rohinga stanno attraversando il confine verso il Bangladesh, paese a maggioranza islamica che per ora ne ha accettati circa 100.000.

L'Arsa ha attaccato il 24 agosto postazioni di polizia e guardie di confine, motivando la guerriglia come atto di difesa dei Rohingya in un conflitto che da ottobre dell'anno scorso si è fatto sempre più cruento. La battaglia ha lasciato sul suolo 12 agenti e 77 guerriglieri e dato il via a una reazione che il Dipartimento di stato americano aveva temuto e provato a scongiurare. La portavoce Heather Nauert da Washington aveva chiesto alle forze governative del paese indocinese di individuare gli autori dell'attacco e procedere nel rispetto della legge. Aung San Suu Kyi, il presidente del Myanmar, aveva commentato l'attacco dell'Arsa come "un calcolato tentativo di vanificare gli sforzi di quanti lavorano alla costruzione della pace e dell'armonia nello stato di Rakhine" tra la comunità musulmana e quella buddista. Un tentativo che, data la reazione governativa, può dirsi probabilmente raggiunto.