"I poliziotti francesi infieriscono, è anche questo che è inaccettabile. Oltre a respingerli illegalmente, senza metter in atto nessuna delle garanzie pur previste dalla legge, li scherniscono, li maltrattano, a molti hanno tagliato la suola delle scarpe, prima di rimandarli in Italia", racconta Chiara Romagno di Intersos. Questo è quanto denuncia il rapporto "Se questa è Europa. La situazione dei migranti al confine italo francese di Ventimiglia" diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi. La situazione di Ventimiglia si trova sotto i riflettori dall'estate 2015, quando la Francia ripristinò i controlli al confine con l'Italia per bloccare il passaggio dei migranti. La situazione resta estremamente delicata e continua a comportare costi umani molto forti. Si dorme per terra, non c'è accesso ad acqua pulita per lavarsi o ad acqua potabile per bere; non esistono bagni e in inverno non c'è modo di riscaldarsi. Una situazione che è stata più volte denunciata dalle Ong. Precariamente accampati sul greto del fiume Roja, per non allontanarsi dalla stazione, si ammassano decine e decine di bambini e ragazzi soli, che spesso portano sulla propria pelle i segni dell'inferno libico. Nella cittadina ligure i minori non accompagnati sono ormai il 25% di tutti i migranti in transito (fra i quali, comunque, solo il 25% ha un’età superiore ai 25 anni). Sono originari prevalentemente del Sudan, dell’Eritrea e dell’Afghanistan, con un'età compresa fra i 15 e i 17 anni, anche se non mancano ragazzini molto più piccoli.

La situazione dei minori non accompagnati è quella che presenta le criticità più forti. Perlopiù sono ragazzi e ragazze scappati dalle comunità di accoglienza a cui erano stati affidati in Italia. Molti infatti sono inseriti in strutture del tutto inadeguate, dove restano pressoché abbandonati a loro stessi: non iscritti a scuola o a corsi di formazione, rimangono sprovvisti del tutore che dovrebbe informarli dei loro diritti e sostenerli nel loro percorso di integrazione. “Stavo in un grande centro, in Sicilia. Mi trattavano malissimo. I ragazzi più grandi ci picchiavano e ci rubavano il cibo, e nessuno interveniva. Stavo tutto il giorno sul materasso a guardare il soffitto, oppure chiacchieravo un po’ con dei miei connazionali. Ma non ci volevo più stare lì, a nessuno importava di noi” racconta B., un ragazzino di  15 anni proveniente dalla Guinea. In quella situazione molti non vedono altra soluzione che quella di partire: "Vedevo i ragazzi più grandi che uscivano, non riuscivano a trovare lavoro, nessun lavoro. Così sono partito. Ho un cugino in Francia, voglio andare da lui. Io voglio lavorare” aggiunge T., un altro quindicenne del Darfur (Sudan). Chi ha parenti in altri stati europei potrebbe richiedere un ricongiungimento familiare, ma pochi sono informati di questo diritto e i tempi, comunque, sono lunghissimi: "Di fronte alla prospettiva di aspettare anche più di un anno, senza certezza, preferiscono partire da soli" sottolinea Laura Martinelli di ASGI.

“La frontiera l’hanno chiusa solo per le persone di colore. A nessun bianco controllano mai i documenti” premette Simone Alterisio di Diaconia Valdese. Sulla questione dei minori che attraversano la frontiera vengono sistematicamente violate la normativa nazionale e internazionale. Innanzitutto, secondo il rapporto Oxfam, la polizia francese non rispetta le norme sul diritto d'asilo, ai sensi del Regolamento di Dublino. "Ci hanno fatto scendere dal treno strattonandoci e urlando, poi ci hanno spinti in un furgone nel parcheggio della stazione. Ci hanno dato un foglio dentro al furgone e ci hanno rimessi su un treno che tornava in Italia, senza spiegarci nulla” racconta sempre T. I minori non accompagnati che fanno domanda di asilo non potrebbero, però, essere respinti in Italia: per loro non vale infatti, al contrario degli adulti, l'obbligo di farne richiesta nel Paese di prima accoglienza. Se non viene espressa la volontà di richiedere l'asilo, secondo la legge francese, il minore potrebbe essere rimandato in Italia, ma con alcune garanzie: la nomina immediata di un tutore e un periodo di minimo 24 ore tra il fermo da parte della polizia e l’effettivo respingimento. Inoltre ogni Paese sarebbe obbligato a farsi carico di questa categoria di minori, in qualunque caso, qualora vengano trovati sul proprio territorio nazionale, oltre la frontiera. Le testimonianze parlano di una situazione molto diversa, con maltrattamenti diffusi, anche su adulti. “Gli urlano, gli ridono in faccia, li spintonano, gli dicono ‘tanto di qui non passi’, ad alcuni aprono il cellulare e gli portano via la scheda, con tutti i dati, i contatti della rubrica. Dopo non possono nemmeno più telefonare ai genitori” spiega Daniela Zitarosa di Intersos. O ancora W., 37 anni, fuggita dall’Iraq insieme alla anziana madre a causa delle minacce e delle violenze dell’ISIS di cui mostra chiari i segni sul volto: “Ci hanno fatto stare un pomeriggio e una notte in una stanzetta. Siamo rimaste accasciate sulle sedie tutta la notte, non ci hanno spiegato niente, né ci hanno dato cibo o acqua. Ci hanno spinto e strattonato tutto il tempo. E a me hanno pestato con forza i piedi, ora ho gli alluci tutti neri”.