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Meghan Markle pilota l’intervista e suo marito Harry: analisi del linguaggio del corpo nella docuserie

Meghan Markle con il linguaggio del corpo pilota tutta l’intervista del marito Harry, ponendolo in una condizione di sudditanza psicologica. Analisi del linguaggio non verbale dei duchi di Sussex nel docufilm Netflix dal titolo Harry e Meghan.
A cura di Anna Vagli
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C’era una volta un principe di nome Harry, figlio del re britannico Carlo III e dell’indimenticabile principessa del popolo, Lady Diana. Quello stesso Harry che, a seguito della morte della madre in un incidente stradale, quando aveva solo dodici anni, ha fatto fatica a trovare il suo posto nel mondo e, anzi, per un periodo ha incarnato un’essenza che un vero principe non dovrebbe mai incarnare: quella ribelle, irriverente e scapestrata. Dopo tanti sacrifici, però, e la vicinanza del fratello William, è diventato un uomo. Trasformandosi, prendendo anche in eredità le missioni umanitarie di mamma Diana, nel principe che tutti i sudditi si aspettavano diventasse. Almeno, sino all’incontro con Meghan Markle.

Ma è stato forse proprio il dramma vissuto da sua madre a spingere il secondogenito di Carlo a prendere le distanze dalla sua famiglia d’origine. Mosso davvero da un autentico istinto di protezione nei confronti di quella che è diventata sua moglie. Una donna della quale è totalmente succube. Come conferma l’uscita della tanto discussa docuserie Netflix, dal titolo Harry & Meghan.

Meghan Markle esercita un totale controllo sul principe Harry e sulla loro vita di coppia. Una donna indipendente, americana e che, forse, aveva fin dall’inizio le idee chiare su quella che sarebbe stata la sua missione british. L’influenza della duchessa del Sussex emerge evidente nei dialoghi della serie Netflix, in particolare nel modo con il quale l’attrice guida il marito attraverso piccoli gesti del corpo.

Lo sguardo di Meghan mostra diverse variazioni emotive e le sue espressioni sono particolarmente comunicative. Per questa ragione, quando vengono intervistati durante la narrazione, cerca con gli occhi l'approvazione di quest'ultima rispetto a ciò che dice. Probabilmente per il timore di affermare un qualcosa che possa urtarne la sensibilità o che la veda in qualche misura contrariata. Lei, al contrario, raramente – almeno nei primi tre episodi – tenta di incrociare gli occhi di lui. Quello dell’attrice americana è uno sguardo che tra gli addetti ai lavori si definirebbe “a prova di proiettile”.

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Dal canto suo, Meghan ignora completamente i segnali del corpo di Harry, rendendo così decisamente squilibrato il rapporto con quest'ultimo che, quindi, finisce col ritrovarsi in una condizione di sudditanza psicologica. La duchessa di Sussex, inoltre, si tocca spesso i capelli. Il toccarsi i capelli è indice di disagio o di alta posta in gioco, ma può anche essere un segnale di fiducia. Con la testa inclinata, inoltre, Meghan espone il collo, ostentando consapevolezza del suo fascino. Elemento che, unitamente al modo con il quale sfiora i suoi capelli, conferma come la donna non solo si senta a proprio agio, ma si stia anche divertendo davanti alla macchina da presa. Si muove con sicurezza e familiarità, guidando Harry, che di tanto in tanto tradisce tic nervosi. Gli stessi che, storicamente, hanno contraddistinto anche il padre, oggi re Carlo III.

Insomma, nonostante gli anni e lo scisma reale, Harry appare sopraffatto dalle emozioni e non smette di sembrare quel ragazzino timido e un po' goffo. Come quando, nel primo episodio, racconta del primo appuntamento con l’attrice americana. In altri termini, è come se Meghan lo stesse coreografando per tutta la durata della docu-serie. Del resto, Harry è sempre stato quello più a suo agio negli eventi pubblici, mentre lei quella abituata all’obiettivo.

Tuttavia, si nota un leggero cambio di atteggiamento del principe quando è solo a parlare davanti alle telecamere. Appare decisamente più a suo agio, inizia a gesticolare con entrambe le mani e a mostrare una certa apertura delle braccia. Come se, in quei frangenti, si sentisse libero di essere se stesso. Nelle interviste di coppia, sul divano, Harry imita invece i gesti rituali di suo padre con le mani, che sono gesti di auto conforto.

Ma c’è un minimo comune denominatore nella narrazione del duca. Quando parla di sua madre Diana, ha sul volto i segni del dolore. Le sue labbra sono spesso contratte e gli angoli della bocca rivolti verso il basso. Una sofferenza autentica, quella di un uomo che non ha superato il trauma della perdita prematura della madre. E di autentico, in lui, c’è stata davvero la volontà, con quello scisma, di tutelare la madre dei suoi figli.

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Quanto a Meghan, invece, c’è solo un momento in cui si incrina il rapporto idilliaco con il video: quando, nel terzo episodio, viene trattata la questione della rottura con il padre Thomas Markle. Nello spiegare quanto accaduto alla vigilia delle nozze, la duchessa del Sussex inizia ad aggiustarsi i capelli con un gesto che le copre il viso per qualche secondo e fa battiti di ciglia in cui gli occhi restano chiusi più del necessario, quasi come se volesse estraniarsi dal contatto visivo con l'intervistatore. Uno dei pochi momenti di incertezza ed imbarazzo manifestati dalla donna. Momenti verosimilmente contraddistinti dal vero dolore sperimentato per la rottura del rapporto con il padre.

Il passato hollywoodiano di Meghan è emerso in maniera evidente durante i video messaggi girati ancor prima di registrare la docuserie. La sua mimica facciale, difatti, non lascia scampo. Un’emozione, quando è autentica, non è destinata a protrarsi per più di pochi secondi. Se ciò accade, significa che non è autentica. Nei video – come, ad esempio, quello in cui ha l’asciugamano in testa – a tratti esaspera l’espressione del dolore, che dura più del dovuto, demolendone così la veridicità e confermandone i connotati teatrali.

La Megxit ha rappresentato davvero un happy ending? Solo il tempo potrà dirlo.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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