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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Escalation in Palestina, l’analisi di Perugini: “Per la Cisgiordania vale la stessa strategia adottata a Gaza”

Dall’assalto al villaggio di Tell è partita una escalation di violenze dei coloni contro i palestinesi. L’obiettivo sembra essere la colonizzazione e l’occupazione dei territori di area B in Cisgiordania. Fanpage.it ne ha parlato col professor Nicola Perugini, docente di relazioni internazionali all’Università di Edimburgo.
La moschea bruciata a Qusra dai coloni israeliani
La moschea bruciata a Qusra dai coloni israeliani
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Gli incidenti nel villaggio palestinese di Tell, che hanno portato alla morte di quattro palestinesi e due coloni israeliani, hanno dato il via a una escalation di violenza da parte di Israele in Cisgiordania molto pericolosa. Dopo le aggressioni e gli assalti nel villaggio vicino Nablus si sono moltiplicate le azioni violente dei coloni in tutta la Cisgiordania e anche le attività militari dell'esercito. Gli esponenti del governo Netanyahu parlano di necessità di una stretta repressiva nei confronti dei palestinesi, mentre il tema della colonizzazione della Cisgiordania diventa il punto di unione tra tutti i principali partiti in competizione per le prossime elezioni del 27 ottobre. Tra Netanyahu e i suoi più importanti sfidanti, sul tema dell'annessione dei territori palestinesi non ci sono differenze: sono tutti d'accordo.

Intanto l'occupazione dei coloni prosegue in Cisgiordania senza ostacoli, e lo sguardo ritorna su Gaza con la marcia di Daniella Weiss e del movimento Nachala, sanzionati dall'Unione Europea per violazione dei diritti umani, che reclama il diritto di colonizzare la Striscia. A quella marcia c'era mezzo governo Netanyahu. Con il professor Nicola Perugini, docente di relazioni internazionali all'Università di Edimburgo, proviamo a fare un'analisi degli obiettivi di questa escalation israeliana nei territori occupati.

L'assalto di Tell e l'avvio dell'escalation

Il villaggio palestinese di Tell si trova vicino Nablus: venerdì 22 luglio, giornata di preghiera per i musulmani, un gruppo di coloni provenienti dall'insediamento di Havat Gilad ha assaltato il villaggio. Molti coloni avevano dei fucili, durante un'aggressione fisica agli abitanti del villaggio, un palestinese ha sottratto un fucile a un colono, sparando contro gli aggressori provando a fermarli. Da qui il successivo scontro a fuoco che ha prodotto la morte di sei palestinesi e due israeliani. Da quel momento si sono moltiplicate le aggressioni in tutta la Cisgiordania da parte dei coloni: "Dopo Tell gli attacchi si sono moltiplicati, dalle colline dove ci sono gli avamposti i coloni assaltano i villaggi" ci spiega Nicola Perugini, appena rientrato dai territori palestinesi. "Hanno incendiato due moschee, hanno distrutto tutti i mezzi e gli attrezzi di una cava gestita da palestinesi. Una situazione esplosiva, anche nella zona di Hebron, nella zona di Ramallah, dove mi trovavo, si sono moltiplicati gli attacchi, ma anche nei giorni prima c'erano stati degli assalti ai villaggi da parte dei coloni", ci spiega. "Nel quadro del genocidio compiuto a Gaza, che non ha avuto conseguenze penali internazionali, con lo smantellamento della corte penale internazionale e con le elezioni alle porte in Israele, dobbiamo inserire questa escalation in un quadro di impunità assoluta da parte degli israeliani", sottolinea Perugini.

I politici israeliani hanno contribuito all'escalation lanciando dichiarazioni di fuoco, come Itamar Ben Gvir che ha parlato di diritto alla vendetta da parte degli israeliani contro i palestinesi. Il Ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato che l'IDF, le forze armate israeliane, sono pronte ad una chiara e determinata offensiva in Cisgiordania, per stanare dei presunti "covi del terrore". L'escalation avviene nel vivo della campagna elettorale israeliane, coinvolgendo quindi anche i principali competitor.

L'attacco al villaggio di Sarra, vicino Nablus, da parte dei coloni israeliani
L'attacco al villaggio di Sarra, vicino Nablus, da parte dei coloni israeliani

"L'obiettivo è l'assalto alla zona B della Cisgiordania"

La Cisgiordania, secondo gli accordi di Oslo del 1993, è divisa in tre zone: la zona A, con le grandi città palestinesi, sotto il totale controllo dell'autorità nazionale palestinese, la zona B, con le aree metropolitane intorno alla grandi città, sotto il controllo amministrativo dei palestinesi e militare degli israeliani, e la zona C, quella delle periferie rurali, sotto il controllo amministrativo e militare israeliano. La zona B sembra essere oggi l'obiettivo primario di Israele.

"Io credo che siamo davanti a un obiettivo chiaro – spiega Perugini – la maggior parte delle forze politiche israeliane stanno puntando all'annessione dell'area B della Cisgiordania, ovvero le aree metropolitane intorno alle grandi città. Stanno chiaramente andando verso un'ulteriore erosione di quello che resta degli accordi di Oslo, questa è la posta in gioco in questo momento. Faccio un esempio, subito dopo gli incidenti di Tell, la mossa successiva dei coloni è stata quella di creare un avamposto all'interno dell'area B, l'obiettivo è quello di annettere questo pezzo di territori occupati".

Nell'area C ormai la moltiplicazione di avamposti e colonie, l'espansione di queste ultime e la distruzione, in alcuni casi completa, dei villaggi palestinesi ha significato per Israele mettere le mani sui territori, come dimostrano rapporti internazionali di ong come Amnesty International e Mediterranea Saving Humans. Il nuovo obiettivo è ora quello dell'area B. "Stiamo vedendo un altro pezzo degli accordi di Oslo che se ne va – sottolinea Perugini – per arrivare a ottenere il massimo della concentrazione della popolazione palestinese nell'area A, ovvero nelle grandi città. Per la Cisgiordania vale la stessa strategia adottata a Gaza, con la compressione di tutta la popolazione palestinese in aree molto piccole e l'occupazione e l'annessione del resto del territorio. In questo quadro si inserisce la marcia di Daniela Weiss e del movimento Nachala di qualche giorno fa ai confini con la Striscia, chiedendo il diritto alla colonizzazione. Io ho viaggiato in Cisgiordania da Jericho a Ramallah, nella zona della Valle del Giordano non c'è più nulla, è tutto occupato, recintato, di fatto annesso a Israele. Non esiste più area B in quell'area, resta la strada tra Ramallah e Jericho e basta".

"L'espulsione dei palestinesi accomuna tutti i politici israeliani"

Alla marcia della Weiss per la colonizzazione di Gaza, citata dal professor Perugini, c'era mezzo governo Netanyahu, a dimostrazione di come la coalizione di estrema destra soffi sul fuoco delle violenze e dell'annessione. Ma non sono certo gli unici. "Eisenkot ha messo nero su bianco che la colonizzazione, a Gaza ed in Cisgiordania, non è in discussione" sottolinea Perugini.

Gadi Eisenkot, ebreo sefardita di origini marocchine, è un ex generale dell'IDF ed è il principale avversario di Netanyahu alle prossime elezioni di ottobre. Moderato di centro destra, Eisenkot con il suo partito Yashar, fondato lo scorso anno, è in testa nei sondaggi, con un vantaggio di appena un seggio rispetto al Likud, il partito di Netanyahu. Se Eisenkot resta favorevole alle politiche di annessione dei territori palestinesi, figuriamoci gli esponenti di estrema destra.

"Smotrich ha parlato del loro governo come un governo della colonizzazione e degli insediamenti, e ha promesso un ulteriore impegno in futuro – spiega il professore – quindi siamo in un contesto in cui tutte le forze politiche fanno della colonizzazione un punto di convergenza". Uno scenario che definisce in maniera molto concreta anche la portata delle elezioni israeliane del 27 ottobre, dove l'unico punto che accomuna tutti è proprio l'offensiva contro i palestinesi. "Visto che la colonizzazione accomuna tutti, quello che sta succedendo è che è scattata la competizione tra le forze politiche, a chi la spara più grossa, a chi è più violento. Siamo in un contesto dove l'espulsione dei palestinesi e l'occupazione delle terre è il minimo comune denominatore della politica israeliana, quindi chi gioca la carta con un peso più forte rischia di vincere" conclude Perugini.

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