Macerie e morti a Beirut dopo i bombardamenti israeliani: “Abbiamo trovato corpi fatti a pezzi”

Un quadernone elementare, un libro di matematica, il cappello di qualcuno che si era appena diplomato o che l’aveva conservato da anni, un’ecografia del pancione di una donna incinta. “Golden memories”, si legge su uno dei libri che sbuca dalle macerie e ci ricorda che questo cumulo di detriti sono la vita di centinaia di persone.
"Ero qui ieri, sul luogo di questo bombardamento. Nel garage c'era un grosso incendio, ci sono volute ore per domarlo. Abbiamo visto la gamba di una persona… erano le sue gambe, o meglio, una parte di esse. L'abbiamo messa in un sacco, un sacco per cadaveri”, racconta in anonimato a Fanpage.it un vigile del fuoco libanese. “All'inizio, quando ho visto quelle gambe, è stato difficile per me capire subito che fossero umane. È così complicato da accettare perché, in pochi secondi, hanno ucciso decine di persone che avevano sogni, persone come chiunque altro, ridotte a brandelli che se ne sono andate così, come se nulla fosse”, ha aggiunto.
Siamo sui luoghi che ieri Israele ha colpito con i più pesanti bombardamenti mai effettuati dall’inizio di questa seconda offensiva sul Libano, dove ancora i vigili del fuoco e le macchine escavatrici stanno cercando i corpi dei dispersi. Cento bombardamenti in meno di dieci minuti, di cui la maggior parte nella capitale Beirut, hanno finora causato 254 morti e più di mille feriti, come dichiarato dalla Civil Defence Libanese.
Tra le macerie di uno dei palazzi bombardati, a pochi passi dal lungomare di Beirut, si cercano ancora sei persone, tra cui tre bambini e una ragazza di ventitré anni.

“Sotto queste macerie ho perso due sorelle – racconta un uomo che vuole rimanere anonimo -. Mia figlia, invece, è in ospedale mentre l’altra è ancora qui sotto”, continua indicando i resti dell’edificio. In totale in questa palazzina sono state uccise circa 18 persone, una edificio pieno di famiglie con bambini, colpito senza nessun preavviso.
“Qui c’era la mia farmacia – racconta invece Mohammed – quando hanno bombardato l’edificio è crollato dal settimo piano fino al primo, ma la farmacia era rimasta in piedi. Dopo un’ora è crollata anche lei con il peso dell’edificio collassato. Non abbiamo ricevuto nessun ordine di evacuazione prima che bombardassero”.
Anche nella zona di Musaytbeh, ad ovest di Beirut, le macchine escavatrici continuano a lavorare: “Da ieri abbiamo estratto vittime e feriti per trasportarli negli ospedali. Durante la notte, le squadre di ricerca e soccorso hanno lavorato e abbiamo recuperato quattro vittime da sotto le macerie. C'è ancora una lavoratrice etiope sotto le macerie; le ricerche sono in corso e spero che presto avremo finito”, spiega un’uomo della Civil Defence Lebanon con le mani ancora sporche di terra e polvere.
Intanto, Israele ha ordinato l’evacuazione di metà capitale, comprendendo negli ordini i quartieri di Sabra, Shatila, Cité Sportive, Campo di Burj el-Barajneh, Al-Rehab, Jnah, Bir Hassan, Hayy el-Sallam, Strada dell'Aeroporto, Ouzai, Chiyah, periferia di Tariq el-Jdideh, Tayouneh, periferia di Furn el-Chebbak – Badaro fino ad Adlieh.