Libia, ritrovata una fossa comune con 1270 corpi

Il dolore della popolazione libica non si accinge a placare: è stata scoperta una fossa comune nei pressi del carcere di Abu Salim contenente i resti di almeno 1270 persone, morte, stando ai primi accertamenti, quando i prigionieri di Abu Salim chiesero, o almeno questo ci tramanda una storia frammentaria, condizioni di vita migliori e per tale richiesta furono uccisi uno alla volta il 26 giugno del 1996. Una storia, di cui appunto si sa poco, ma che cercava almeno un epilogo che adesso è a quanto pare arrivato. I familiari di quei prigionieri chiedevano da anni giustizia per il terribile massacro e da tempo si riunivano a Bengasi per piangere e pregare insieme i loro morti.
Per restituire questi corpi alle loro famiglie ci vorrà però un impegno non indifferente e per questo motivo i rappresentanti del Comitato Nazionale di Transizione libico hanno già annunciato che sarà necessario chiedere l’intervento di esperti occidentali. Ci vorranno anni per identificarli.
I testimoni sono stati fondamentali per la scoperta della fossa comune e furono fondamentali già anni fa quando, grazie ad alcuni superstiti del massacro di Abu Salim, è stata restituita una “verità” in seguito alle tante bugie portate avanti dal regime di Gheddafi che non solo ha sempre negato il massacro ma ha anche più volte promesso di fronteggiare le accuse. Secondo le indagini di Human Right Watch furono proprio dei superstiti-testimoni a confermare i racconti secondo cui ben 1200 detenuti sarebbero stati massacrati dai militari del carcere libico.
Intanto continua la battaglia sui territori libici con i rivoltosi prima a Sirte, città natale e simbolo del Raìs e poi verso Bani Walid, bastione estremo del regime di Gheddafi e città dove secondo alcuni potrebbe nascondersi lo stesso Raìs insieme ai suoi ultimi fedelissimi.
Mentre il Colonnello si avvicina alla fine si rilegge una delle pagine di orrori scritte dal suo regime.