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Libia, Gheddafi delirante in Tv: “Stermineremo i ratti”. Accuse all’Italia

La situazione in Libia è diventata ancora più critica dopo il delirante discorso di stasera di Gheddafi. Il suo messaggio alla nazione è stato un concentrato di contraddizioni, delirio di onnipotenza e incitamento alla violenza che potrebbero portare la nazione verso la guerra civile. Nel suo messaggio anche un attacco all’Italia.
A cura di Cristian Basile
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Gheddafi

La Libia appare sempre più sull'orlo di una guerra civile. La brutale repressione attuata da Gheddafi, che ha ordinato di bombardare i manifestanti, ha provocato la morte di 1.000, in un bilancio catastrofico che purtroppo sembra destinato a salire. Ad alimentare le paure del popolo libico è stato lo stesso Mu'ammar Gheddafi che è tornato a parlare in tv, dopo la brevissima apparizione della scorsa notte.

Stasera, infatti, il dittattore si è rivolto al paese con un lungo messaggio nel quale ha sottolineato che non lascerà mai il potere incintando alla violenza contro i manifestanti. "Gheddafi non ha un incarico per essere dimesso, è il leader della rivoluzione ha detto: io sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato e di questa vittoria si è potuto godere per generazioni. Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte" ha tuonato parlando in terza persona, particolare che ha reso ancora più inquietante il suo discorso, lasciando trasparire più nitidamente un mix di follia, disperazione e onnipotenza. "La Libia vuole essere protagonista nel mondo, tutti i continenti devono guardare alla Libia e al suo onore, ora quando si dice Libia nel mondo tutti sanno che la parola corrisponde a Gheddafi e alla rivoluzione".

"Gheddafi resisterà: libertà, vittoria, rivoluzione! Io morirò come un martire, come mio nonno" ha poi continuato il dittatore libico nel suo discorso tenuto davanti al palazzo presidenziale a Tripoli, bombardato dai raid americani nel 1986 e davanti al quale si alza una grande statua che raffigura una braccio con un aereo americano intrappolato nella mano. Il suo discorso è violento quanto la repressione messa in atto per le strade del paese: "I manifestanti sono ratti pagati dai servizi segreti stranieri, sono una vergogna per le loro famiglie e le loro tribù e li scoveremo casa per casa".

Poi in uno dei deliri di onnipotenza e modestia ha urlato e incitato alla violenza: "Muammar Gaddafi è l'orgoglio della Libia, uomo che ha voluto sempre prosperità, vi ha restituito il petrolio. Uscite nelle strade, andate ad attaccare questi ratti". Frasi deliranti, di un uomo alle corde, visibilmente scosso, che cerca di aggrapparsi con le unghie al potere non accettando la fine di una dittatura che dura da ormai 42 anni. "Se costretti, useremo la forza in conformità a leggi internazionali. Non sono un presidente, non mi devo dimettere. Ho il mio fucile. Non temo niente e nessuno. Ritirate i vostri bambini dalle strade, perché li drogano, li caricano" facendo volta riferimento al suo passato rivoluzionario che lo ha portato al potere.

Successivamente, dopo aver dichiarato che concederà un piccolo rimpasto governativo ed il federalismo, ha concluso in bellezza con alcune frasi tanto deliranti quanto contraddittorie: "Chiunque ami Muammar Gheddafi, esca di casa e vada nelle strade. Non useremo violenza. L’esercito riprenda il controllo della nazione e la gente scenda in piazza domani ed attacchi i manifestanti. Milioni di persone sono disposte a marciare con me, anche Allah è dalla mia parte".

Nel suo discorso il dittatore ha attaccato inoltre anche l'Italia (a riguardo Berlusconi poco fa ha telefonato a Gheddafi) e la comunità internazionale di armare i ragazzi libici "drogati". La sensazione diffusa di un Gheddafi arrivato al capolinea sembra essere ancora più evidente dopo questo discorso che è un pericoloso cocktail di contraddizioni, negazioni dell'evidenza, delirio d'onnipotenza, follia, demenza senile e incitamento alla violenza. Un mix che sembra destinato, purtroppo, a causare ancora molte vittime.

Dure le reazioni dell'opinione pubblica al discorso di Gheddafi: il cancelliere tedesco Angela Merkel lo ha definito "spaventoso" chiedendo alle autorità libiche, così come ha fatto Berlusconi nella sua telefonata, "la fine della repressione contro la popolazione", minacciando in caso contrario "nuove sanzione al paese libico".

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