Quarantaquattro migranti detenuti in un centro di detenzione di Tajoura, periferia a est di Tripoli, sono stati uccisi nel corso di un bombardamento aereo condotto dalle forze del generale Khalifa Haftar. Il bilancio conta anche ottanta feriti e secondo Guma El Gamaty, capo del partito dei Taghyeer in Libia e membro del gruppo libico per il dialogo politico, il numero delle vittime potrebbe essere ben più elevato, di "oltre 100 persone, incluse donne e bambini". Malek Merset, portavoce del ministero della Salute del governo libico, ha pubblicato le foto dei migranti che venivano trasportati in ambulanza negli ospedali. Il centro di detenzione ospitava complessivamente 600 persone, ma l'area distrutta dal raid aero – occupata da soli uomini – ne conteneva 150, tutti provenienti da Eritrea, Sudan e Somalia.

Il governo guidato da Al Sarraj  ha accusato del bombardamento le forze del generale Khalifa Haftar e ha chiesto alla missione delle Nazioni Unite di istituire una commissione d’inchiesta per indagare. Nel mese di aprile l’Esercito nazionale libico (LNA), condotto dal generale, ha lanciato un’offensiva contro il debole governo di Tripoli sostenuto anche dall'Italia, non riuscendo – dopo tre mesi di combattimenti – a conquistare la capitale ma anzi perdendo il controllo sulla sua principale base, quella di Gharyan. I combattimenti intorno a Tripoli diventano di giorno in giorno più pesanti e rischiano di portare la Libia ad un’escalation di violenze come quelle che hanno portato alla destituzione del leader Gheddafi nel 2011.

Tripoli, e in particolare il quartiere di Tajoura, ospita numerosi campi di forze militari alleate che stanno combattendo contro l'avanzata di Haftar, il quale due giorni fa ha annunciato che avrebbe dato il via a raid aerei su obiettivi a Tripoli dopo che i "mezzi tradizionali" di guerra si erano esauriti. A Tripoli però le milizie armate hanno aperto numerosi centri di detenzione per i migranti che – attraversando il paese – vengono catturati, schiavizzati e sovente torturati. Come se non bastasse, i migliaia di migranti incarcerati rischiano di essere anche vittime della guerra civile in corso nel paese. Secondo l’agenzia per i rifugiati degli Stati Uniti più di 3 mila migranti sono in pericolo perché detenuti in centri vicini alla linea di confine tra le forze di Haftar e le milizie alleate con il governo di Tripoli. Per questo in molti stanno cercando di mettersi in salvo emigrando verso l'Europa attraverso il Mar Mediterraneo. E per questo l'ipotesi più volte paventata dal governo italiano di riportarli in Libia appare folle.