La Croazia dice no ai matrimoni gay
Per il 65.67% dei croati il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna. Votando così, dunque, sono state chiuse le porte alle nozze tra omosessuali. I cittadini croati hanno scelto ieri, tramite un referendum, di esprimersi a proposito dei matrimoni gay. Si è votato un referendum (in un Paese la cui popolazione è in larghissima maggioranza di religione cattolica) per introdurre nella Costituzione la definizione, appunto, di matrimonio come unione tra uomo e donna. E oltre il 65% dei croati hanno risposto sì a questa domanda. Contro la modifica costituzionale si è schierato invece il 34.23% dei votanti, secondo i dati diffusi in serata dalla Commissione elettorale sulla base del 90% delle schede scrutinate. La consultazione popolare ha avuto un forte appoggio da parte della Chiesa cattolica, e tutti i vescovi nelle omelie domenicali di ieri avevano invitato i fedeli a esprimersi appunto a favore della definizione cristiana del matrimonio. I promotori hanno detto di essere stati spinti a questa iniziativa dopo che a maggio in Francia sono state legalizzate le nozze gay, per prevenire dunque “che lo stesso accada anche in Croazia”. Con questo referendum e la modifica costituzionale, la Croazia si unisce alla Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria e Bulgaria: sono questi i Paesi dell’Ue che, infatti, hanno già una definizione esclusivamente eterosessuale del matrimonio nelle loro Costituzioni.
Affluenza bassa, il Governo annuncia legge unioni civili – C’è da dire comunque che l’affluenza al referendum è stata molto bassa: hanno votato solo il 35% dei 3.8 milioni di aventi diritto. Si tratta di una cifra che comunque non ne compromette la validità, visto che non era richiesto alcun quorum. C’è anche da dire che la Corte costituzionale croata ha spiegato che la definizione del matrimonio come un’unione tra un uomo e una donna non incide sulla definizione della famiglia e che l’esito del referendum “non può in nessun modo limitare uno sviluppo futuro della regolamentazione legislativa delle unioni civili tra le persone dello stesso sesso”. Il primo ministro Zoran Milanovic, che ha definito il referendum “una manifestazione di omofobia”, ha annunciato che tra una o due settimane il suo governo presenterà una legge sulle unioni civili tra le coppie dello stesso sesso. La legge prevede che a loro siano garantiti tutti i diritti delle coppie sposate, ad eccezione dell’adozione dei minori.