L’annuncio da Seul: “La Corea del Nord è pronta a lanciare il missile”

La crisi asiatica dovuta alle continue minacce della Corea del Nord non accenna a placarsi. E, anzi, notizie poco rassicuranti giungono, questa volta da Seul, dove il ministro della Difesa sudcoreano Kim Kwan-jin lancia l’ennesimo segnale d’allarme durante una riunione parlamentare: Pyongyang sembra pronta al lancio di un missile. Come riferisce l'agenzia Yonhap, il ministro mette in evidenza l’elevata probabilità che Kim Jung-un dia il via libera ai primi test balistici che farebbero da preludio alla guerra nucleare: "Se Pyongyang sparerà il missile, ha affermato Kim, lo farà in un momento in cui potrà massimizzarne gli effetti politici e diplomatici". Allo stesso tempo, però, sottolinea il fatto che al momento non ci sono indicazioni riguardo a preparativi per il paventato conflitto su vasta scala. Le immagini satellitari dei siti di lancio di missili nordcoreani sembrerebbero non aver rivelato "segnali particolari" durante il weekend, rafforzando le ipotesi di lancio ormai imminente. "Nessun elemento particolare è stato finora osservato" ha sottolineato in conferenza stampa il portavoce del ministero, Kim Min-seok, assicurando che Seul terrà comunque sotto osservazione le operazioni in corso al Nord, vista la concomitanza delle celebrazioni del 101° compleanno di Kim Il-sung, il nonno dell'attuale leader Kim Jong-un.
Usa: aperti a negoziare con Pyongyang – Gli Stati Uniti, intanto, si dicono disponibili a negoziare con la Corea del Nord affinché si trovi una soluzione pacifica alle tensioni crescenti nell'area asiatica: "Gli USA restano aperti ai negoziati con la Corea del Nord, a patto che siano onesti sulla denuclearizzazione" ha detto il segretario di Stato americano John Kerry, durante un discorso pronunciato all'Istituto di Tecnologia di Tokyo, in cui ha invitato Pyongyang a "fare passi importanti per mostrare che terrà fede ai suoi impegni e rispetterà le leggi e le norme internazionali. La palla è nel loro campo" ha aggiunto. Kerry ha sottolineato che in questo impegno Usa, Corea del Sud, Cina e Giappone “sono uniti: non può esserci confusione su questo punto”, ha detto, ricordando che la sfida di Pyongyang rappresenta un pericolo non solo per la regione, “ma anche per la sua stessa gente”.
