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Julian Assange e il caso Wikileaks

Julian Assange arrestato a Londra da Scotland Yard

Il guru di Wikileaks si è consegnato a Scotland Yard al termine di una lunghissima trattativa: appello degli intellettuali e raccolta fondi per la cauzione.
A cura di Anna Coluccino
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Julian Assange è stato arrestato alle 9:30 di questa mattina, dopo essersi presentato spontaneamente a Scotland Yard, in seguito alle trattative di resa andate avanti in questi ultimi giorni tra l'avvocato del trentanovenne australiano e la polizia britannica. Le accuse rivolte al volto simbolo di Wikileaks riguardano, com'è noto, un'inchiesta per stupro: accuse per le quali Assange si è sempre dichiarato innocente, sostenendo sia in pubblico che in privato, che dietro l'inchiesta ci sarebbe una macchinazione del governo USA volta a mettere a tacere il suo sito. Stando alle prime indiscrezioni si sarebbe trattato di un accordo fra Scotland Yard e lo stesso Assange, con una trattativa condotta dal suo avvocato, principalmente allo scopo di evitare "ogni tentativo di estradizione, perché il rischio è che possa essere consegnato agli americani". Del resto, l'incidenza delle pressioni delle alte sfere statunitensi è del tutto evidente, come testimoniano non solo l'emissione del mandatato di cattura internazionale contro il trentanovenne australiano, ma anche le "ritorsioni finanziarie" subite dall'intera organizzazione.

In effetti, volendo essere obiettivi, è più che palese che gli USA farebbero qualsiasi cosa pur di contrastare la fuga di notizie di cui sono stati vittime dopo la pubblicazione dei documenti di Wikileaks, considerata da molti analisti come il punto di non ritorno per la diplomazia internazionale. Le pressioni su Amazon, MasterCard e Paypal, nonchè i reiterati attacchi informatici al sito dell'organizzazione guidata da Assange, sono solo alcuni aspetti della "lotta senza quartiere" condotta principalmente dal Dipartimento di Stato USA (di cui è stato vittima anche il coraggioso whistleblower Bradley Manning, il giovane analista dell'esercito che con ogni probabilità ha consegnato i file ad Assange). Proprio per scongiurare il pericolo di una improvvida censura e di violente ritorsioni si stanno muovendo tantissimi intellettuali e migliaia di internauti, come Noam Chomsky che ha firmato l'appello a favore di Assange indirizzato al premier australiano in cui si chiede l'impegno del Governo "a tutelare la libertà di comunicazione e i diritti fondamentali di Assange, compiendo tutto quanto in suo potere per garantire che vengano rispettati i diritti fondamentali del fondatore di WikiLeaks".

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