“Chiudo gli occhi e vedo la stessa cosa: il pozzo”: è un dolore ancora grande quello di José Roselló, il padre di Julen il bambino di due anni morto dopo essere caduto in un pozzo a Totalán, vicino Malaga. “Maledico, maledico quel giorno”, è il commento straziante del povero uomo, che in passato aveva già perso un altro figlio e che insieme alla moglie sperava di trovare di nuovo la felicità. Ma una nuova tremenda tragedia lo ha abbattuto. Nonostante l’enorme sconforto per la scomparsa del piccolo –  il suo corpo senza vita è stato estratto all'alba del 26 gennaio scorso, 13 giorni dopo esser caduto – José ha voluto ringraziare i soccorritori che hanno fatto di tutto per raggiungere suo figlio, così come i media che hanno tenuto sempre viva l’attenzione sulla storia. Purtroppo senza un lieto fine.

“Ci siamo sentiti molto coinvolti, anche se nessuno ci toglierà questo dolore, sarò eternamente grato nei confronti di tutti”, dice. In particolare per i minatori ha deciso di esporre una bandiera delle Asturie, e un'altra della Guardia Civil che gli hanno riconsegnato il corpo del figlioletto. José e sua moglie Vicky vivevano in una casa nel quartiere di El Palo a Malaga. Si erano trasferiti lì dopo la morte del loro primo figlio, Óliver, nel 2017. "Abitavamo in un’altra casa, ma abbiamo deciso di andare a vivere nell’abitazione di mia zia perché lì era tutto era un ricordo. E ora sarà lo stesso per Julen. Tu entri e inizi a vedere le bambole, i giochi, i suoi palloncini … Siamo stati per tre o quattro giorni a casa di un amico, ma prima o poi dovremo tornare a casa", dice il padre di Julen.