Manisha Valmiki, una ragazza indiana di 19 anni, non è sopravvissuta alle gravi ferite riportate dopo aver subito uno stupro di gruppo. La ragazza è deceduta oggi in un ospedale di Delhi dove era ricoverata da settimane. Il 14 settembre scorso la vittima era stata violentata e torturata da quattro uomini di casta superiore. Trascinata per il collo in un campo mentre raccoglieva il foraggio per il bestiame, aveva riportato delle ferite al midollo spinale e un taglio molto profondo alla lingua. Era ricoverata da allora in terapia intensiva, attaccata ad un supporto meccanico che la aiutava a respirare. Dal letto dell'ospedale aveva denunciato i suoi aggressori.

Fakhrul Hoda, primario di neurochirurgia che si occupava del caso, aveva dichiarato ai giornalisti che la situazione era disperata e non sarebbe stato possibile operare la ragazza alla colonna vertebrale finchè non fossero migliorate le sue condizioni generali. Lo scorso lunedì era stata trasferita all'ospedale Safdarjung di Dheli dopo che le sue condizioni erano improvvisamente peggiorate ma non c'è stato nulla da fare.

Manisha apparteneva alla casta dalit, i fuori casta o intoccabili che nel sistema sociale e religioso induista occupano l'ultimo posto nella società. Secondo l'induismo più radicale devono essere isolati dalla comunità in quanto possono rendere impuro un membro di caste superiori anche solo sfiorandolo con lo sguardo. Ai loro danni, nonostante i divieti disposti dalla legge, continuano a verificarsi abusi e sopraffazioni.

Il caso ha per questo destato una forte reazione nell'opinione pubblica. Molti sono stati i tweet di solidarietà per Manisha in tendenza con gli hashtag #RipManishaValmiki e #JusticeforManishaValmiki. Anche diversi politici locali dell'opposizione hanno dedicato attenzione alla vicenda. «Il Governo dovrebbe fornire tutto l'aiuto possibile alla famiglia della vittima e assicurare una rapida punizione ai colpevoli, con un procedimento accelerato», ha dichiarato Mayawati, ex primo ministro dell'Uttar Pradesh e politico dalit, come la vittima.