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Strage di Crans-Montana in Svizzera

Incendio Crans-Montana, Moretti arrestato: “La porta di emergenza era chiusa”, l’ammissione ai pm

Svolta nell’inchiesta sull’incendio al Constellation di Crans-Montana: il proprietario Jacques Moretti, arrestato con la moglie, ha ammesso che la porta di sicurezza era chiusa e riferito agli inquirenti di aver applicato lui stesso la schiuma fono assorbente.
A cura di Biagio Chiariello
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L’inchiesta sull’incendio del locale Le Constellation di Crans-Montana entra in una fase decisiva dopo l’arresto di Jacques Moretti, proprietario del disco bar in cui la notte di Capodanno sono morte 40 persone e oltre cento sono rimaste ferite. Durante l’interrogatorio davanti alla procura cantonale di Sion, durato più di sei ore, l’imprenditore avrebbe ammesso circostanze chiave per la ricostruzione dei fatti.

Secondo quanto riferito dalla televisione svizzera Rts, citando fonti confidenziali, Moretti avrebbe dichiarato che la porta di emergenza situata nel seminterrato del locale era chiusa dall’interno al momento dell’incendio. Non si tratterebbe dunque di una ricostruzione basata su testimonianze esterne, ma di un’ammissione diretta del titolare. Sempre durante l’audizione, Moretti avrebbe spiegato di essere intervenuto personalmente dopo il rogo, sbloccando la porta dall’esterno e trovando davanti all’uscita diversi corpi ammassati e privi di vita. Agli inquirenti avrebbe inoltre riferito di non sapere perché quella porta fosse bloccata.

Nel corso dell’interrogatorio, Moretti avrebbe anche ammesso di aver sostituito lui stesso la schiuma fonoassorbente presente nel locale, il materiale che avrebbe poi preso fuoco. Un elemento considerato centrale nell’indagine, sia per chiarire le cause dell’incendio sia per comprendere la rapidità con cui le fiamme si sono propagate. Secondo Rts, queste circostanze potrebbero spingere la procura a valutare anche l’ipotesi di omicidio con dolo eventuale, oltre ai reati già contestati.

Moretti è stato arrestato al termine dell’interrogatorio su disposizione della procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud. L’uomo, cittadino francese, è accusato insieme alla moglie Jessica Maric di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni personali colpose. La procura ha motivato la richiesta di custodia cautelare con il "potenziale rischio di fuga", sottolineando che la Francia non concede facilmente l’estradizione e che la Svizzera, pur non facendo parte dell’Unione europea, aderisce all’area Schengen.

La moglie, ascoltata a sua volta dagli inquirenti, è stata posta agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, una misura legata anche alla necessità di accudire un figlio piccolo. All’uscita dagli uffici della procura, visibilmente provata, ha dichiarato: "Il mio pensiero costante è per le vittime. È una tragedia inimmaginabile, che non avrei mai potuto immaginare, ed è successa proprio nel nostro locale. Per questo voglio scusarmi".

Intanto l’avvocato dell’imprenditore, Patrick Michod, sta preparando un’istanza di scarcerazione da presentare al Tribunale delle misure cautelari, con l’obiettivo di dimostrare l’assenza del pericolo di fuga o offrire garanzie alternative.

Parallelamente, sul fronte istituzionale, la vice sindaca di Crans-Montana Nicole Bonvin Clivaz ha ammesso pubblicamente carenze nei controlli comunali sul locale: "Sui controlli c’è stata una mancanza, non li abbiamo fatti e ci prendiamo la responsabilità per questa mancanza, ma sarà l’inchiesta a dirlo".

Un’ammissione che si aggiunge a un quadro già gravissimo di responsabilità al vaglio della magistratura, mentre l’indagine prosegue e le famiglie delle vittime, incluse quelle italiane, attendono risposte su quanto accaduto e su eventuali omissioni che potrebbero aver trasformato una via di fuga in una trappola mortale.

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