Novantadue lavoratori di un mattatoio tedesco sono risultati positivi al coronavirus: è successo a a Dissen, in Bassa Sassonia, e ai dipendenti è stata immediatamente imposta la quarantena, così come per tutte le persone entrate in contatto con loro. La produzione di carne presso lo stabilimento è stato temporaneamente sospeso. Molti degli operai contagiati avevano contratti stagionali e vivevano in alloggi collettivi. Il caso degli improvvisi focolai registrati nei grandi macelli tedeschi – tra cui quelli in Nord-Reno Vestfalia, nello Schleswig Holstein e in Baviera – e le conseguenze sul numero dei contagi è da settimane sulle prime pagine dei giornali tedeschi.

Il "Corona-Kabinett", ovvero l'unità di crisi interna al governo tedesco sul coronavirus, sta valutando l'ipotesi di modificare le normative sull'utilizzo dei contratti stagionali, che riguardano prevalentemente lavoratori stranieri provenienti dall'Europa orientale. L'improvviso aumento dei contagi nei mattatoi aveva portato a far aumentare il tasso di contagio in Germania, il "fattore R0", oltre la soglia critica dell'1, poi riabbassatosi, mentre le stesse imprese della lavorazione della carne hanno avviato "tamponi di massa" sui propri dipendenti.

I contagi di covid-19 nei grandi impianti di macellazione non hanno riguardato solo la Germania: moltissimi casi sono infatti stati segnalati negli Stati Uniti, in Irlanda, Spagna, Australia, Brasile, Canada e Regno Unito. I mattatoi sarebbero particolarmente vulnerabili per diverse ragioni, in primis perché impiegano un gran numero di lavoratori spesso a stretto contatto, senza possibilità di rispettare il distanziamento e in condizioni igieniche inadeguate. Gli impianti di macellazione sono inoltre rimasti aperte durante l'emergenza sanitaria e gli operai avrebbero avuto molte occasioni per entrare in contatto con il virus.