Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

In Cisgiordania gli israeliani assaltano le moschee, il video di un attacco: “Hanno cosparso di benzina un 92enne”

In Cisgiordania sono sempre più frequenti gli attacchi, da parte degli israeliani, alla moschee oltre che alle case e ai terreni dei palestinesi. A Deir al-Dibwan hanno versato benzina addosso a Yaser Saed, 92 anni.
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Deir al-Dibwan, est di Ramallah: un attacco coordinato da parte di oltre sessanta coloni ha preso di mira la Moschea Al-Marah, coinvolgendo un anziano residente. Il raid ha provocato la distruzione di tre auto e lo scoppio di un vasto incendio nei terreni agricoli all’ingresso del villaggio. Il rogo ha minacciato diverse residenze private, due delle quali sono state prese di mira direttamente dalla furia incendiaria degli assalitori, come mostrano i residenti nelle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza.

"È l’ennesima provocazione: a fine aprile i coloni hanno ucciso Odeh Atef Odeh Awawdeh, 29 anni. Ieri notte hanno provato a dare fuoco alla moschea e a due abitazioni private, sono riusciti invece a bruciare completamente tre auto e danneggiarne diverse altre. Durante l’attacco alla moschea hanno versato benzina addosso a Yaser Saed, 92 anni, da una delle finestre dell’edificio. Erano le otto e 30 di sera e, subito dopo la preghiera, stava per andarsene quando ha sentito un rumore provenire dall’esterno. Si è quindi affacciato per controllare la situazione, ritrovandosi improvvisamente cosparso di carburante. Fortunatamente è riuscito ad allontanarsi in tempo e i coloni non sono riusciti ad entrare".

A raccontare le dinamiche di quanto avvenuto intorno alle 20:30 di domenica 14 giugno è Marwan Mashal, assieme alla moglie Misoom. "Eravamo in terrazzo quando è iniziato il raid, dalla strada che costeggia il perimetro di Deir al-Dibwan hanno cominciato a radunarsi gli israeliani che avevano premeditato l’azione ed erano pronti a colpire. Tre si sono diretti verso casa nostra mentre la maggior parte di loro si è diretta verso la moschea e un altro gruppetto ha appiccato l’incendio nei terreni agricoli circostanti".

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"In tutto erano una sessantina, provenienti dagli avamposti di Neve Erez, Mitzpe Danny e dalle colonie nei pressi di Ofra. – continuano – Quando i tre aggressori che si dirigevano verso di noi e hanno oltrepassato il filo spinato che circonda il perimetro della nostra proprietà, ci siamo barricati dentro. Vista la frequenza delle violenze, abbiamo fatto installare vetri antiproiettile grazie ai quali non sono riusciti a entrare cercando di sfondare le finestre con le pietre".

“Hanno cercato di appiccare il fuoco in tre punti della casa, hanno carbonizzato i mobili della terrazza e hanno ripetutamente cercato di fare irruzione. Il tutto è durato circa dieci minuti, poi sono scappati per raggiungere il gruppo che lasciava il paese. Ci costringono a imprigionarci da soli per proteggerci. Abbiamo sedici telecamere di sicurezza, filo spinato e vetri antiproiettile e non basta. Qui a Deir al-Dibwan il 90 per cento dei residenti ha la doppia cittadinanza americana e palestinese, gli statunitensi dovrebbero venire a vedere come i soldi delle loro tasse vengono spesi per finanziare e proteggere chi terrorizza altri cittadini statunitensi in Cisgiordania".

“Io e mio marito ci siamo trasferiti qui nel 1983. L’ha costruita mio padre coi soldi che ha guadagnato lavorando e pagando le tasse negli USA. L’ultima promessa che gli ho fatto prima della sua morte è che non avrei mai lasciato che le luci di casa si spegnessero nella sua proprietà, per questo motivo abbiamo scelto di restare, nonostante i nostri figli stiano studiando e lavorando in America. Potremmo avere una vita molto più semplice là, ma non vogliamo vedere la nostra terra in mano agli israeliani".

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I residenti di Deir al-Dibwan denunciano che, a seguito del raid dei coloni, l’esercito ha bussato alle porte di decine di case econ la scusa di visionare il materiale video per l’indagine, lo ha sequestrato ai residenti.

"Siamo in possesso di queste registrazioni perché ci siamo rifiutati di far entrare i militari nella nostra proprietà. Abbiamo imparato dalle esperienze passate: in occasione dell’omicidio di Odeh Atef Odeh Awawdeh si sono appostati sul tetto della nostra abitazione, rifiutando di andarsene per ore. Hanno arrestato più di 30 abitanti che sono stati rilasciati solo quando dall’ospedale di Ramallah è giunta la notizia della morte di Odeh. Era diventato padre di due gemelle da appena qualche mese".

Gli attacchi nei pressi della capitale amministrativa della Cisgiordania avvengono ormai con cadenza quotidiana così come in tutti i Territori Palestinesi Occupati. La denuncia delle violenze in corso, proveniente dall’Ufficio ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), ha condotto il portavoce del Segretario generale dell’ONU, Stéphane Dujarric, a rilasciare la seguente dichiarazione: "L’attuale ritmo degli attacchi dei coloni che causano vittime o danni alle proprietà, con una media di sei incidenti al giorno, è il più alto mai registrato".

Infatti poi l’agenzia palestinese Wafa riporta invece la notizia di altre incursioni incendiarie dirette contro le moschee di due cittadine palestinesi, Jaljulia e Mazra'a al-Nubani, entrambe situate nella zona nord di Ramallah. Sui muri dei due siti religiosi sono comparse scritte intimidatorie e razziste ed entrambe le strutture riportano danni causati dal fuoco. In entrambi i casi si sono registrati scontri che hanno coinvolto cittadini israeliani e abitanti dei due villaggi sotto assedio. L’intervento dell’esercito è avvenuto a difesa dei cittadini israeliani tramite l’uso di gas lacrimogeni e granate stordenti lanciate contro i palestinesi.

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