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Il nuovo rapporto di Francesca Albanese sulle torture ai palestinesi: “Tre ministri israeliani vanno arrestati”

Centinaia di casi di stupro di donne e di uomini avvenuti nelle carceri israeliane rese da Ben Gvir dei luoghi di tortura. Ben quattromila persone scomparse di cui non si sa più nulla. Il nuovo rapporto di Francesca Albanese raccoglie gli orrori compiuti ai danni dei palestinesi. La raccomandazione: arrestate i ministri israeliani Ben Gvir, Smotrich e Katz.
Intervista a Francesca Albanese
Relatrice dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi.
A cura di Antonio Musella
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Francesca Albanese al Festival Rumore di Fanpage – ph Mauro Scrobogna
Francesca Albanese al Festival Rumore di Fanpage – ph Mauro Scrobogna

La Relatrice dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi, Francesca Albanese, ha pubblicato il suo nuovo rapporto su "Tortura e genocidio" contro il popolo palestinese. La giurista italiana ha preso in esame centinaia di denunce e fatti documentati che hanno riguardato le violenze subite da uomini, donne e bambini nelle carceri israeliane. Un dossier sconvolgente, dove i fatti riportati dipingono uno scenario di crudeltà orribile.

Il lavoro della Albanese è stato possibile grazie anche a quello di diverse organizzazioni israeliane che si occupano della violazione dei diritti umani a danno della popolazione palestinese e prende in esame il periodo dal 2023 ad oggi. Stupri sistematici, violenze sui bambini, torture sugli uomini e addirittura quattromila persone che risultano scomparse. Uomini e donne arrestati, finiti in carcere e di cui non si è saputo più nulla, dei veri e propri desaparecidos. È la prima volta che questa accusa viene formulata contro le autorità israeliane. Il rapporto si chiude con la raccomandazione alla Corte penale internazionale di procedere ai mandati d'arresto nei confronti dei Ministri israeliani Itamar Ben Gvir, Bezalel Smotrich e Israel Katz.

In questa intervista a Fanpage.it, Francesca Albanese spiega i contenuti del suo lavoro e l'orrore delle testimonianze che ha raccolto.

Da dove nasce l'idea di un rapporto sulla tortura nei territori palestinesi occupati? Qual è stata la mole di segnalazioni che si è trovata ad affrontare negli ultimi anni?

"Io ho iniziato a documentare casi di violenza sessuale contro le donne nel febbraio del 2024, poi c'è stato il rapporto UNWRA che parlava della sodomizzazione dei loro operatori umanitari a Gaza da parte dell'esercito israeliano. Non dimenticherò mai la donna che mi raccontò della testimonianza di un uomo palestinese di 60 anni che si abbassò i pantaloni per mostrarle cosa le avevano fatto. Una scena che non dimenticherò, conoscendo il pudore di quel popolo. Poi ci sono stati i rapporti delle organizzazioni israeliane, che documentavano le torture ai danni dei cittadini palestinesi, Physicians for Human Right, PCATI (Public Comittee Against Torture in Israel) e poi B'Tselem. Ho in seguito ricevuto una mole enorme di denunce di casi di tortura che mi venivano segnalate. Da queste denunce è stato possibile disegnare un network di luoghi di tortura in Israele. Infine, quello che mi ha spinto a lavorare a questo rapporto è che c'è stato un silenziamento da parte degli organi di stampa. Io ho rilasciato due ore di interviste al New York Times sui casi di stupro e tortura, ed il New York Times non ha mai pubblicato quell'intervista. Il silenziamento mediatico mi ha spinto a redigere questo rapporto".

Lei parla di una strategia della tortura finalizzata all'annientamento fisico e sociale dei palestinesi come parte del genocidio. Ci spiega si è arrivati a questa definizione di strategia della tortura?

"È importante dire che alla fine del 2025 il gruppo di lavoro dell'UN CAT, il comitato contro la tortura delle Nazioni Unite, ha esaminato le pratiche degli Stati e considerando ciò che ha fatto Israele ha parlato di una vera e proprio "politica della tortura" attuata da Israele. Non sto quindi riportando una definizione nuova. Io – sulla base delle testimonianze da me raccolte, più altre 300 testimonianze arrivate tramite avvocati e Ong – mi sono resa conto che c'è una volontà di vendetta e punizione nei confronti dei palestinesi attraverso la tortura. Quello che mi sono chiesta è: perché non li ammazzano e basta? Forse perché ammazzandoli ci sarebbe stato un senso comune di aver fatto qualcosa di male. Invece hanno puntato sulla tortura, sullo stupro, sull'annientamento, la disumanizzazione totale. Ai palestinesi gli stanno togliendo tutto e la tortura è diventata parte del genocidio".

Viene sottolineato anche un aspetto, e su questo i casi di cronaca che arrivano da Israele sono numerosi, ovvero di come i torturatori siano celebrati dalla società che ne chiede l'impunità. Ci racconta questo aspetto del fenomeno?

"Le persone devono capire ciò che succede in Israele. Spesso vengo attaccata dai difensori dell'apartheid perché mi dicono che demonizzo la società israeliana. Io non esprimo opinioni, mi limito a riportare ciò che anche le autorità religiose israeliane hanno detto, ovvero che è giusto torturare i palestinesi perché sono spazzatura. Io ho assistito ad un dibattito alla Knesset dove i parlamentari si chiedevano perché non si dovrebbero violentare sessualmente i palestinesi. È un orrore. L'unica cosa che ha fatto scandalo per un po' è stato il caso sollevato dal video della violenza sessuale di un ragazzo da parte dei soldati israeliani, che che ha iniziato a circolare ad agosto 2024.

L'uomo è stato sodomizzato con un coltello, poi portato in ospedale e legato ad un letto fino alla guarigione. Un caso talmente brutale che una persona all'interno dell'esercito ha fatto uscire il video della violenza. Oggi quella donna che rese pubblico il video è agli arresti domiciliari, i cinque militari che erano stati accusati dello stupro sono stati prosciolti. Ma non solo, sono stati celebrati in Tv come degli eroi. Quando sono stati incriminati c'è stato un assalto al centro di detenzione dove erano stati trasportati, per chiederne la liberazione. Qualche giorno fa è stato preso un bambino di 1 anno, i soldati gli hanno bruciato le gambe con le sigarette per estorcere una confessione al padre. Quel bambino è stato rapito per un giorno interno, prima di essere stato restituito alla madre, ed il padre è ancora in detenzione. Questi sono atti criminali e vanno fermati. La tortura è il marchio di questo genocidio, non è la distruzione di Gaza, ma è la tortura. Lo stupro fa al corpo dell'individuo quello che il genocidio fa ad un popolo. Dopo che lo hai subito, il mondo di prima è finito".

I numeri sono impressionanti, dal 2023 ci sono stati 18.500 arresti, di cui 1.500 minori. E ci sono anche degli scomparsi, cosa sappiamo su di loro?

"Attualmente ci sono novemila detenuti palestinesi, di questi cinquemila sono i cosiddetti detenuti amministrativi, ovvero persone in carcere senza accusa e senza processo. Ma ci sono anche quattromila scomparsi. Di loro non si sa più nulla, questo è un crimine che non era mai stato contestato ad Israele, si tratta di persone che sono state catturate e di cui si è poi persa ogni traccia. Non appaiono nella conta dei dispersi dei bombardamenti. Sono quattromila persone di cui si sa solo che sono stati arrestati, ma non si sa che fine abbiano fatto. Sono dei desaparecidos. È sconvolgente. Su questa vicenda c'è stata una investigazione dell'Alto commissariato dei diritti umani delle Nazioni Unite, del 2025″.

Sono numeri sconvolgenti…

"Sì, lo sono. Purtroppo durante la presentazione di questo rapporto a Ginevra, alle Nazioni Unite, il rappresentante dell'Italia l'unica cosa che ha detto è stato criticare il mio lavoro accusandomi di non essere indipendente. È il punto più basso della diplomazia italiana. Davanti ad una mole enorme di fatti e circostanze documentate, l'Italia ha detto solo questo. Stanno ostacolando il mio lavoro in ogni modo. Stanno addirittura minando il supporto dell'Italia a risoluzioni storiche, come quella dell'illegalità delle colonie israeliane, perché viene citato il mio ruolo, nemmeno il mio nome. Ormai si tratta di un attacco personale nei miei confronti".

Nel rapporto si parla della "rivoluzione carceraria" fatta dal Ministro Itamar Ben Gvir, anche il pubblico italiano si è abituato ai suoi show sui social nelle prigioni. In cosa consiste questa rivoluzione?

"Le condizioni carcerarie in Israele erano già orribili nel 2023, ma Ben Gvir le ha definite come luoghi di soggiorno, sottolineando che invece i palestinesi dovevano essere puniti e dovevano avere impartita una lezione. Gli è stata tolta assistenza medica, materassi, ora d'aria, e poi ci sono stati i pestaggi e le umiliazioni. Quello che abbiamo visto ad Abu Grahib, in Israele è la quotidianità. Ho raccolto testimonianze di donne che raccontano di essere state denudate, legate a tavole di metallo e stuprate più volte. Il paragone è quello con le dittature cilene e argentine, quel sistema è diventato pratica contro i civili palestinesi.

Il trattamento peggiore è stato riservato ai medici e ai giornalisti. Sono le due categorie più targettizzate che vengono fuori dalle testimonianze che abbiamo raccolto. L'accanimento verso medici e giornalisti è motivato dal fatto che dovevano pagare per il loro lavoro. Abbiamo registrato 1.750 medici uccisi. Un ospedale si può ricostruire, ma la capacità dei medici di poter curare è stata estirpata. Come abbiamo fatto a far succedere tutto questo? Ben Gvir ha portato nelle carceri israeliane personaggi dello spettacolo a filmare quello che vedevano, è come se le avessero portati in un macello a vedere le torture agli animali. Io non ho mai visto nulla del genere".

Nelle conclusioni del suo rapporto, lei raccomanda alla Corte Penale Internazionale di richiedere immediatamente un mandato d'arresto per i ministri israeliani Ben Gvir, Smotrich e Katz. Perché?

"Queste sono tre figure di spicco che già il comitato contro le torture delle Nazioni Unite aveva definito portatrici di una "politica di tortura di Stato". Ben Gvir è l'artefice della situazione nelle carceri israeliane, è il responsabile del trattamento dei prigionieri palestinesi, quindi è l'ideologo del sistema. Smotrich ha fatto nelle colonie quello che Ben Gvir ha fatto nelle prigioni. Lui è l'anima dell'annessione della Cisgiordania, della pulizia etnica e della depalestinizzazione di Gerusalemme, dove tra qualche anno non resterà più nemmeno un palestinese. Oggi Gerusalemme è un far west per i coloni. Katz è legato sia a quello che ha fatto Ben Gvir che a quello che ha fatto Smotrich. Lui è uno degli ideologi della strategia della tortura e del genocidio. Katz ha dato i concetti chiave che hanno ispirato le misure di tormento alla popolazione civile palestinese. Israele, attraverso questi esponenti, sta facendo cose simili alle dittature cilene e argentine, parliamo di persone che sono sparite, siamo davanti all'eliminazione del corpo del reato. Questa gente deve finire in galera. Il mandato d'arresto spero abbia due funzioni: la prima è di svegliare e sollecitare la parte sana di Israele a mobilitarsi contro di loro, la seconda è quella di sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale sui crimini commessi da queste persone."

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