Il giallo dei sei cadaveri trovati in montagna: il caso “senza precedenti” in Bulgaria

Negli ultimi giorni le montagne della Bulgaria hanno catalizzato l’attenzione dei media nazionali (e non) per una vicenda dai contorni ancora incerti. Sei persone sono state trovate morte in due luoghi diversi, a distanza di pochi chilometri e di una settimana l’uno dall’altro, in una sequenza di eventi segnata da circostanze definite dalle stesse autorità come "senza precedenti" nel Paese dell'Est Europa. Un caso che un procuratore ha paragonato alla serie cult degli anni Novanta, "Twin Peaks" del compianto David Lynch.
"È un caso senza paragoni per il nostro Paese", ha detto Zahari Vaskov, direttore della Direzione generale della polizia nazionale, intervenendo lunedì in conferenza stampa per provare a spiegare i dettagli del giallo. Le autorità giudiziarie non escludono che le morti siano il risultato di omicidi-suicidi o di suicidi, ma l’assenza di certezze ha finito per alimentare ipotesi, sospetti e teorie complottiste nell’opinione pubblica bulgara.
L’ultimo ritrovamento risale a domenica 8 febbraio, quando la polizia ha scoperto i cadaveri di tre persone, tra cui un ragazzino di 15 anni, all’interno di un camper nella zona del monte Okolchitsa. Per gli investigatori, quei decessi sono collegati a un altro episodio avvenuto una settimana prima, nei pressi di un rifugio di montagna vicino a Petrohan: lì erano state uccise altre tre persone e la struttura era stata successivamente incendiata.
Quel rifugio fungeva da base per una organizzazione non governativa impegnata nella tutela dell’ambiente. Alcune ricostruzioni descrivono i suoi membri come vere e proprie "guardie forestali", attive da anni nel pattugliamento dell’area al confine con la Serbia e nel supporto alla polizia di frontiera. Cinque delle sei vittime facevano parte della Ong National Agency for Control of Protected Areas e vivevano stabilmente nel rifugio. Il minorenne, invece, era il figlio di un amico del gruppo.
Un elemento chiave dell’indagine è rappresentato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza esterne al rifugio, registrate il 1° febbraio, giorno delle uccisioni. I filmati mostrano tutte e sei le persone poi decedute mentre si salutano. In un secondo momento, le telecamere riprendono i tre rimasti all’interno mentre danno fuoco alla struttura.
Secondo la polizia, il gruppo potrebbe legato al buddismo tibetano: all’interno del rifugio sono stati trovati libri e striscioni di ispirazione buddhista. Le autorità citano anche la testimonianza di un parente di uno dei membri, che ha parlato di una "eccezionale instabilità psicologica" tra i membri.
Sul luogo sono stati rinvenuti quattro bossoli, due pistole e un fucile. Gli accertamenti forensi indicano che i colpi sarebbero stati esplosi a distanza ravvicinata. Quando gli agenti hanno infine rintracciato l’altro gruppo, li hanno trovati senza vita nel camper: due dei corpi presentavano ferite alla testa, mentre l’autopsia sul terzo era ancora in corso.
"Per entrambe le indagini, una delle principali ipotesi su cui stiamo lavorando resta quella dell’omicidio-suicidio e del suicidio", ha dichiarato Natalia Nikolova, vice procuratrice dell’Ufficio del procuratore d’appello di Sofia.