Il primo corteo autorizzato dalla polizia a Hong Kong dopo quattro mesi è stato un successo: secondo gli organizzatori infatti sono stati 800mila i manifestanti scesi in piazza. Il Civil Human Rights Front, il gruppo che nei mesi scorsi è riuscito a mobilitare fino a due milioni di persone nelle marce anti-governative e a favore di una svolta democratica, per la prima volta da metà agosto ha ottenuto dalla polizia il via libera all’iniziativa che attraversa le principali strade dell’ex colonia britannica. La manifestazione celebra i sei mesi delle proteste iniziate a giugno contro la legge sulle estradizioni in Cina e diventate poi l'occasione per sollecitare riforme democratiche, a partire dal suffragio universale.

Nella giornata di ieri, vigilia della marcia, Jimmy Sham, coordinatore del Civil Human Rights Front e neo consigliere distrettuale col successo straordinario del fronte pan-democratico alle elezioni locali del 24 novembre, ha invitato la polizia a esercitare moderazione e autocontrollo tenendo aperte le comunicazioni con il gruppo. Ieri, il nuovo capo della polizia Chris Tang ha promesso, nella sua prima visita a Pechino, che gli agenti avranno un approccio "flessibile", di dura condanna delle violenze e di ascolto. In effetti non si sono verificate violenze e sono prevalsi gli sfottò dei manifestanti agli uomini delle forze dell'ordine.

A poche ore dall'inizio della manifestazione tuttavia la polizia di Hong Kong ha trovato una pistola semiautomatica Glock e 105 proiettili: per questo undici persone sono state arrestate. Il sovrintendente per il crimine organizzato, Li Kwai-wah, ha spiegato che per la prima volta è stata sequestrata un'arma da fuoco nei sei mesi di contestazioni, oltre a due giubbotti anti-proiettile, coltelli, spade, manganelli e spray urticanti in diversi locali nel centro della città. La tesi degli inquirenti è che le armi avrebbero dovuto creare panico durante il corteo di oggi, dal momento che i proiettili erano stati suddivisi in tre locali diversi lungo il percorso della marcia. Alcuni arrestati, secondo i media locali, sono considerati vicini ai "gruppi radicali" che a ottobre lanciarono le molotov contro la stazione di polizia di Mong Kok.